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Tapirelax
07.12.2006
NUOVA VITA
Autore: Andrea

Una vacanza da soli è un buon modo per fare i conti con se stessi costringendo la vita di fronte ad uno specchio. Non è necessario scalare le vette più alte o sdraiarsi lungo spiagge roventi. Basta un anonimo entroterra a poche ore di treno da casa, un nuovo paesaggio e nuove persone che al primo incontro ti chiedono il nome per renderti conto che ogni giorno è possibile cambiare ed essere qualcuno di diverso o forse finalmente se stessi.
E’ dunque per questo che mi trovo qui? Questa stanza d’albergo è comoda e ben accessoriata, la vista che scorgo dalla finestra mi dona un senso di pace e serenità e non c’è dubbio che tutto ciò possa rispondere al mio bisogno di riposo ed alla mia turistica curiosità. Ma essere adesso in questo luogo per la prima volta mi rende il respiro tremante e mi riempie il petto di un’aspettativa che non si sazia di passeggiate tranquille o abbuffate di locali specialità.
Uscendo per la strada questi pensieri continuano ad occupare la mia mente quando improvvisamente sono cancellati da un intenso profumo che sento nell’aria. Guardo avanti lungo il vicolo stretto in cui mi sono incamminato ma non riesco ad intuirne l’origine. Proseguo e sbuco in una stretta piazzetta che non avevo mai notato. Ora il profumo è molto più forte e si rivela chiaramente di castagne arrosto, proveniente da qualche casa vicina. Chiudo anche gli occhi per cercare di capire quale finestra è l’origine di tutto ciò quando sento un tonfo fragoroso alle mie spalle. Mi volto di scatto non senza essermi preso un bello spavento e vedo sul pavimento della piazzetta una distesa disordinata fogli e sopra di essi, a faccia in giù, una sfortunata o maldestra persona. Mi avvicino prontamente chiedendo: “Tutto bene?”. Da sotto un abbondante golfino rosso spunta un viso di ragazza, gli occhiali un po’ spostati sul naso in seguito al volo ed i capelli riversati sulla fronte. Due occhi chiari sbucano in mezzo a tutto questo disordine e rendono meno pallida la pelle candida, ora ancor più bianca per lo spavento. Mentre un po’ di colore torna a riempire le sue guance, con voce sottile, un po’ rotta dall’imbarazzo della situazione, mi chiede: “Mi dai una mano?”. La aiuto ad alzarsi ed insieme raccogliamo quei fogli sparsi per terra dopodiché lei li infila in una grande borsa che tiene sotto il braccio, si aggiusta velocemente i capelli scoprendo la fronte e le orecchie e sorridendo fissa su di me lo sguardo e mi ringrazia: “Grazie mille”. Passa ancora un secondo e con voce incerta mi dice: “Adesso devo proprio andare... ciao”. Si allontana velocemente e mi saluta ancora una volta con la mano prima di sparire in un vicolo stretto simile a quello che mi ha condotto lì.
Sento di nuovo il profumo delle castagne ma non è fame quella che mi cresce dentro bensì uno strano misto d’emozioni. Dietro quell’angolo di strada sono spariti tutti i colori della piazza ed è tutto grigio intorno a me eppure qualcosa si muove. E’ qualcosa di strano, di nuovo e non mi abbandona per tutto il tragitto che mi riporta in camera, durante la cena e fino all’ora di dormire.
Il nuovo giorno sorge presto e non è il caso di indugiare più di tanto perché è giunto il momento di preparare le valigie e tornare a casa.
Arrivo in stazione con un discreto anticipo, il treno è già pronto sui binari e le prime persone cominciano a salire. Seguo anch’io il loro esempio e mi sistemo vicino al finestrino. Intanto che osservo la gente muoversi caoticamente avanti ed indietro mi ritornano in mente i pensieri del giorno prima, quell’incontro fortuito che mi ha sconvolto così tanto, quel volto così dolce che mi ha lasciato senza parole, quegli occhi penetranti che ancora riempiono la mia mente e quel secondo di silenzio che ora vorrei rivivere in maniera diversa.
Sono qui su questo treno diretto verso la mia vecchia vita, quella da cui mi sono allontanato per pochi giorni, forse in cerca di riposo, forse in cerca di una nuova occasione per ricominciare senza il peso di un passato che la quotidianità mi ricorda continuamente. Intanto mi intristisco sempre più e continuo a guardare fuori dal finestrino come cercando una risposta, una soluzione, una via d’uscita a questa monotonia che non riesco a fuggire. Ma questo non è un film e non ci saranno colpi di scena ed anche se guardo continuamente fuori dal finestrino non posso scorgere niente di più di quanto non abbia già visto. Il cambiamento non è regalo di nessuno, se voglio fare qualcosa, intraprendere una nuova vita, riscoprire il mio spirito, rivedere quegli occhi devo darmi da fare, rompere le consuetudini, discriminare cos’è veramente importante, il cuore o la routine quotidiana.
Preso da un impeto d’orgoglio afferro la valigia e scendo dal treno.
Il macchinista mi scorge e mi chiede con un gesto se sono sicuro. Gli rispondo di sì. Non mi sono mai sentito così sicuro. Ora finalmente sono consapevole di cosa significa fare delle scelte, ho compreso cosa conta veramente per me. Un incontro di un istante in grado di dare una simile emozione non può essere certo trascurato anche a costo di rinunciare alla vita di tutti i giorni. Se è per ricominciare che sono giunto fino a qui è questo che sto facendo. Sento in lontananza il profumo delle castagne o forse è solo il loro ricordo comunque non importa, tornerò in quella piazzetta, cercherò quello sguardo e quella voce negli stretti vicoli della città e tanta volontà sarà sicuramente premiata.
Il treno serra le sue porte ed inizia lentamente il suo cammino. Non è più possibile tornare indietro ma non è certo questo che voglio. Davanti a me si aprono nuove prospettive che non credevo nemmeno possibili, il mio gesto improvviso e sconsiderato mi dona ogni istante sempre più coraggio. Guardo le persone sul treno che appoggiate al finestrino osservano il mondo esterno. Loro ritornano alla vita di tutti i giorni, io mi accingo a costruire il mio nuovo futuro. Li guardo e sorrido mentre scorrono di fronte a me sempre più velocemente ignari del grande cambiamento di cui sono ciechi testimoni. Non può certo sapere nulla quell’uomo distinto col suo grande cappello né la signora seduta col bambino, quel vecchio col giornale, i manager con le loro valigette, gli studenti svogliati, quella ragazza col golfino rosso...

ANDREA [arivieri@yahoo.it]

 

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Commenti [6 commenti]

Bravo Andrea, mi piacciono sempre i tuoi racconti

Del | 13.12.2006  13:14 

li l'ho appena fatta!!! ed è stato bellissimo

frra | 12.12.2006  12:01 

Io invece me la farei+che volentieri una bella,rilassante vacanza da sola!

K11F | 08.12.2006  10:25 

Piuttosco che fare una vacanza da solo me ne sto a casa!!

Porkettaro | 07.12.2006  21:16 

La ragazza col golfino rosso ha preso il
treno dal quale sei sceso. Addio

robirobi | 07.12.2006  17:16 

...bello...

lorena | 07.12.2006  11:17 

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