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Tapirelax
24.05.2007
IL CRITICATUTTO - 4
Volo 2039
Autore: Pigi

IL CRITICATUTTO - 4

Più simpatico di una trota viva nelle mutande, più falloso di Rocco Siffredi e più asfissiante di una toilette pubblica ad un concerto, il criticone criticatutto è tornato sulle pagine di Tapirulan, pronto per farsi beffe della Rete. Se non soffrite di vertigini o avete un paracadute a portata di mano, andate pure avanti a leggere, gli altri è meglio che restino coi piedi per terra.

Volo 2039

Volo 2039.
Sono sopra i cieli del Texas, sballottato come una pallina da ping-pong tra nuvole grigie e deflagrazioni di tuoni. Sotto di me, un uragano, di quelli che si vedono nei colossal americani, di quelli che prendono a schiaffi gli aerei come fossero fastidiose zanzare dalle ali di metallo.
E io sono lì, a cavalcioni della zanzara, con le dita affondate nei braccioli della poltrona e la cintura stretta come un cappio attorno alla vita, mentre provo a scavalcare quel abisso di paura profondo chissà quante migliaia di metri di altitudine, ricordando le istruzioni di sicurezza mostrateci dagli assistenti di volo prima del decollo. Anche la più flebile e apparentemente inutile informazione - mi dico, mentre scorro con la mente il nastro dei ricordi - può tornarmi utile per salvare la pellaccia.
Ma di quelle indicazioni, il mio cervello rammenta solo i polpacci ben torniti di Karen, la hostess, che meglio avrebbero figurato alla sagra dello stinco del mio paese o al centro della difesa di una squadra di serie B. Meno male che c'è il mio vicino di posto, lui sì che quelle istruzioni le ha ascoltate con attenzione! Me ne rendo subito conto quando un proiettile di patatine e Coca cola esplode dal suo stomaco, per spiaccicarsi con un rumore disgustoso nell’apposito sacchetto estratto dallo schienale davanti al suo.
Un’espressione di ribrezzo mi sfugge tra i denti, ma lo spirito di sopravvivenza prende il sopravvento e così, anch’io, prendo a frugare freneticamente davanti a me alla ricerca dello stesso dannato sacchetto, mentre il mio vicino mi guarda in cerca di comprensione, mostrandomi l’urna del suo ultimo pasto.
Un’urna evidentemente non a tenuta stagna, perché uno strano liquido scuro comincia a gocciolargli sui pantaloni.
E’ solo Coca cola, si scusa lui, riponendo la reliquia tra le gambe.

Coca cola! Che altro poteva essere, sennò?
In questo maledetto paese non si beve altro. A pranzo, a cena, a colazione. Sempre e solo Coca cola.
E se sei alternativo, invece della Coca, c'è la Pepsi.
Sei un salutista? Non ti preoccupare, non sarai costretto a bere della anonima acqua, perché quello che fa per te è sempre cola, ovviamente cola senza zucchero.
Qui in America, è più probabile trovare al supermercato un bastone rabdomante che dell’acqua non frizzante. Ma questa non è l’unica stranezza di questo immenso paese. Solo due giorni fa, mi fermai in una stazione di servizio per fare il pieno. Entrai nell'emporio, mentre il ragazzo mi riempiva il serbatoio. E cosa vidi lì? “Offerta speciale: un gallone di thè a tre dollari”! Così recitava un cartello davanti ad una schiera di fusti dal corpo ambrato. Va bene che in America, con le loro praterie sterminate, i grattacieli giganteschi, le autostrade enormi, e i veicoli mastodontici, hanno una fissa per le grandi dimensioni, ma quelle cisterne di thè freddo da circa quattro litri l’una, uno dove le mette?
Confezioni del genere potrei usarle in casa mia per arredare il soggiorno, ma qui le parcheggiano tranquillamente in frigoriferi ampi come garage. Perchè questa è l'America, signore e signori.
E come tutto il resto, anche loro, gli americani intendo, sono enormi.
Non ce n'è uno normale, e ci credo, ogni momento è buono per snack, ciambelle, torte e sandwich, il tutto condito a base di burro e creme, ed innaffiato da bibite o da quegli imbevibili tazzoni di caffè. Ma come fanno ad essere una superpotenza mondiale?
Di super, qui, c'è solo il loro peso. Così, per la prima volta da quando viaggio, mi trovo a rimpiangere l'italico vecchio scarpone e le sue longilinee abitanti, perchè qui di ragazze, almeno della mia taglia, non ce ne sono proprio.

Trovato! Ho trovato il sacchetto, ululo raggiante, sventolando come una bandiera il frutto della mia ricerca.
Ma la mia esultanza si smorza non appena il boato di un tuono scoppia vicino, troppo vicino all’aereo. La carlinga scarroccia verso il basso di una decina di metri, facendomi comprendere con assoluta certezza, che non sarà una stupida busta di carta marrone a salvarmi dall’imminente disastro aereo. Forse quel sacchetto tornerà buono ai miei genitori per riportare al di là dell’oceano ciò che resta della vita del loro primogenito, accidentalmente frullata in poltiglia in una tragedia dei cieli.
Scariche elettriche crepitano nuovamente tra le nuvole in sinistri bagliori viola e blu, facendo apparire quei gonfi nembi grigi come un esercito di malefici cervelli. Cervelli che stanno per rimuovere dai loro pensieri il volo 2039 come un’idea inutile, sbagliata.
Il terrore si insinua negli occhi e spalanca le bocche: stiamo perdendo quota! I passeggeri cominciano ad urlare, di un grido soffocato dai polmoni che si svuotano per il repentino cambio di pressione. Anch'io urlo, come un palloncino sgonfio, mentre il mio vicino affonda nuovamente la testa nel sacchetto.
Se sopravvivo, giuro che vi racconterò cosa si vede da quassù dell'america; se invece non sarò io a farlo, allora sentirete un'altra storia, decisamente più interessante, e a raccontarvela ci penserà il registratore di volo. La scatola nera, come si dice.
Anche se è arancione.

PIGI [pigi@tapirulan.it]

 

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Commenti [5 commenti]

Mi viene da dire solo... http://www.youtube.com/watch?v=Z83doM3-QqE&NR=1

Porkettaro | 31.05.2007  17:04 

gonfi nembi come un esercito di cervelli... gran bell'immagine...

UfJ | 28.05.2007  09:16 

Aspetto comunque con ansia il racconto successivo, della scatola nera-arancione

robirobi | 25.05.2007  21:37 

Disgustoso l'episodio della cocacola con patatine, ma il tuo stile sembra sempre più fluido!

French | 25.05.2007  18:05 

Sono partito con l'idea di descrivere alcune stranezze americane, cose che a noi possono sembrare grottesche o senza senso, e per farlo, sono salito sullo stesso volo preso da un personaggio di Chuck Palahniuk, per omaggiare uno scrittore (americano), che ha fatto della satira, del grottesco e della follia la sua fortuna letteraria.
Come dicevo, sono partito, ma questo volo come questo pezzo non era destinato a giungere all'arrivo.

pigi | 24.05.2007  00:29 

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