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Tapirelax
04.07.2007
ALIQUANDO
Qualcosa di serio...
Autore: Robirobi

Una persona che vedo quotidianamente, e con la quale intrattengo frequenti contatti fisici, mi ha invitato a scrivere, una buona volta, qualcosa di serio.

“Devi dirlo al mio DNA”.
Una volta persuasa a non telefonargli, mi sono messo comodo sulla mia seggiola Luigi !&, a cinque razze regolamentari in finta pelle, color rosso Ferrari cinese. Ho pensato ai miei peccati, dalla nascita ai nostri giorni, ho riflettuto sul male del mondo, ho immaginato di essere sul punto di morire, e quando mi sono accorto di essere stato così convincente che stavo per piangere, con espressione accigliata e mano tremante ho cominciato a pigiare sulla tastiera la mia nuova storia seria.

Abbiamo questa donna tutta d’un pezzo, dunque, serissima, che non si era mai permessa di sorridere nemmeno il martedì grasso, figuriamoci il resto dell’anno. Costei, in piedi, circondata da due ali di folla, era additata dall’avvocato Ciccarone, anch’egli persona serissima al punto che si diceva non soffrisse il solletico.

“Vattene, una buona volta, Caterina” tuonò con voce possente che conservava nel fondo un lieve rimpianto.
Caterina abbozzò un sorriso, vi giuro che fu solo un attimo, tuttavia dalla folla si levò un “oh” di stupore che durò parecchi minuti. Al termine dell’esclamazione corale Ciccarone, che aveva perso il filo, senza farsi notare estrasse dalla tasca un serissimo post it color pergamena, e lesse:
“Non ti vergogni forse di avere arrecato tanto danno alla città?”.
“Non è colpa mia se madre natura è stata generosa con me”.
Ciccarone levò gli occhi al cielo, un gigantesco post it color pergamena dal quel parve trarre ulteriore ispirazione:
“Come riuscire con validi argomenti a convincerti che non puoi camminare nuda per la città? Gli incidenti sono innumerevoli, è una cosa seria, alcuni automobilisti sono seriamente feriti, gravi in modo serio, le compagnie assicurative sono disperate, i carrozzieri gioiscono, pur sempre molto compostamente”.
“Tutti voi sapete che sono allergica ad ogni tipo di tessuto. Ho prove serie e certe, certificati firmati e controfirmati. Il destino mi ha assegnato un pesante fardello, e non c’è rimedio che tenga”.
“Che tempi, che tempi! Costei si aggrappa alle più nefande menzogne pur di giustificare i suoi atti contrari alla pubblica decenza”.
Caterina chiese un indumento. Uno dei presenti le offrì un fazzoletto ed ella lo portò al naso, che subito divenne paonazzo, ingrandì a dismisura, pulsò come un cuore vivo fuori dal corpo e si riempì di piaghe.
“Oh!” esclamò la folla inorridita. Qualcuno si mise a urlare: “E’ una strega, sì, certo, solo una strega può permettersi di fare simili incantesimi”. E invece che a cacciarla erano già pronti ad allestire un bel falò sulle strisce pedonali – i più mattacchioni stavano correndo a casa a prendere la chitarra - quando giunse un’équipe medica, appiedata, uscita direttamente dal reparto di dermatologia dell’ospedale antistante. Erano, questi, professionisti molto seri e preparati che, mentre dalla stanza di un paziente stavano scrutando l’orizzonte per cercare di capire se la gita sul lago fosse fattibile nel fine settimana, avevano assistito all’umiliazione alla quale era sottoposta la loro paziente preferita. 
“Fermi!” gridò il primario, levando il palmo della mano alla maniera di un vigile urbano.  Tutto il traffico si arrestò di botto, anche quelli che avevano semaforo verde. “State condannando una innocente!” ed estratta la cartella clinica, il primario spiegò nel dettaglio l’anamnesi della paziente.
Nessuno poteva vedere Caterina sorridente sotto il nasone paonazzo, e tutti guardavano le sue narici dilatate e non la sua nudità, ed ora che sapevano del suo grave problema la compativano ed esclamavano: “Povera Caterina, condannata per tutta la vita”. Ma gli anziani pensavano che un simile supplizio fosse il fio che Dio le faceva pagare per un grosso peccato. Qualcuno spazientito spense l’automobile e scese a chiedere informazioni. Il serpentone di auto si allungava e quelli più lontani, che non sapevano nulla dell’accaduto, si lasciavano andare alle ipotesi più disparate.
“Un primario ha fermato il traffico”.
“Pare stia soccorrendo un alieno precipitato con il suo apparecchio”.
“Un alieno nudo, con un naso enorme, cacciato dalla comunità perché reo confesso”.
“Ha due narici che sembrano idrovore, e non ha bocca, in apparenza. E’ un essere molto serio, per nulla spaventato”.
“Anche il primario pare sia un alieno. Una persona molto a modo”.
Il primario e l’avvocato discutevano animatamente, senza perdere l’abituale compostezza.
“E’ una cosa molto seria. E’ appurato che non è una strega, né un’esibizionista. E’ solo una donna malata, e per la sua malattia, ed oggi, non c’è rimedio”.
Che fare, allora? La folla era così ben disposta a cacciarla, l’arringa ben impostata, Caterina si stava avviando verso l’esilio, aveva compreso che il suo comportamento poteva nuocere alla collettività. Ed ora, si voleva farne una santa?
Una soluzione era possibile, entrambi lo sapevano. Il primario telefonò a un suo amico, un carrozziere che nel tempo libero faceva il pranoterapeuta estetico. Con il fluido che emanava si diceva eliminasse le ammaccature. Non nuoce un tentativo, pensò, ma il prano una volta arrivato di gran carriera, viste le condizioni del naso, disse che non ne voleva sapere, era troppo rischioso, però aveva un amico che di mestiere faceva il prano, ma aveva l’hobby dell’harem.
Primario e avvocato acconsentirono, anche se non ci capivano nulla, e anche a parlarne il rumore dei clacson era tale da scoperchiare i tetti.
L’amico arrivò con il suo harem, esaminò la situazione disse: “Ho ciò che fa al caso vostro” ed estratti dal suo gruppo quattro eunuchi, li dispose intorno alla fanciulla.
“Che naso grosso!” esclamò il più giovane.
Caterina diede uno sguardo verso il basso e rispose: “Tu è meglio che non parli”. Così cominciò l’amicizia e nacque una famiglia alternativa e riconosciuta e quando Caterina usciva uscivano in cinque e c’era sempre da litigare quando si faceva la spesa, e c’era qualche problema a stare in cinque su un bicicletta, però tutto sommato il buon senso degli uomini trovò una soluzione a un così grave problema.
E’ un storia seria e soprattutto vera, che Circe mi trasformi in scrofa se non è così. Si trovano ancora, in città, sono  quattro ragazzi ben messi che si divertono un mondo, e lì in mezzo a loro ovviamente non si vede, ma c’è lei, Caterina, e molti la preferivano com’era prima, sebbene si lamentassero.
Mi hanno gettato le ghiande, devo rientrare. Alla prossima.

ROBIROBI [cpkpst@tin.it]

 

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Commenti [3 commenti]

Se Circe ti trasforma in scrofa io ti tramutero' in Porketta! Sàppilo!

Per RobiX2 i complimenti non bastano.

Onore!

Porkettaro | Homepage | 09.07.2007  12:56 

seriamenTe.....con la t e' meglio.
ahhh...le tastiere!!!!!

lorenza | 08.07.2007  22:47 

seriamene allucinogeno e psichedelicamente serio. complimenti.....sul serio!

lorenza | 08.07.2007  22:46 

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