Tapirelax
26.11.2007
ALBUM DI FAMIGLIA
Autore: Andrea

Ricordo bene quando lo dissi. Era Domenica, ora di pranzo e per una volta eravamo tutti assieme attorno alla tavola. C'erano anche mio zio e mio nonno ed avevano portato una bottiglia di rosso d'annata prodotto da un agricoltore di loro conoscenza, un dolce ricordo. Sembrava di essere tornati indietro di dieci anni o forse più quando tornavo di corsa dalla messa per avere la possibilità di tagliare la gallina. Ci voleva tecnica, colpo d'occhio, forza ed anche un poco di esperienza, quella che non avevo ma che intendevo acquisire a tutti i costi. Ebbene era proprio una giornata come quelle, col sole tiepido d'aprile che ci aveva permesso di aprire le finestre per lasciar filtrare un po' di sole ed ascoltare il canto incostante dei passeri.
Avevo atteso quel giorno, nessuno assente, per mostrare che per me erano tutti importanti, che gli volevo bene e li volevo tutti vicini in quel momento. E così, all'arrivo del dolce, mi alzai in piedi, feci cenno che volevo parlare all'assemblea e dissi semplicemente: "Ho chiesto a Laura di sposarmi". Mio nonno non sentì e mentre stavo ancora parlando disse forte: "Eh?". Gli altri invece capirono. A mio padre, che teneva in mano una bottiglia di spumante, partì improvvisamente il tappo e per un pelo il vaso della bisnonna, che aveva superato intatto almeno quattro traslochi, non ci lasciò per sempre. Mia madre invece ebbe un leggero mancamento e lasciò cadere a terra la torta. Fu mio zio a rompere il ghiaccio ed azzardare un: "Ti sposi?" "Sì, dopotutto stiamo insieme da quasi nove anni. Papà, tu e la mamma vi siete sposati dopo cinque..." "Altri tempi, però..." "...ed il nonno addirittura dopo meno di un anno!" "Eh?!"

Da quel giorno era iniziato un periodo strano in cui mio padre frugava costantemente nei cassetti cercando reperti delle sue nozze, ovvero modelli di partecipazioni, menù, scontrini dell'abito, il tutto per cercare di stimare quali dovevano essere le spese, quanto avrebbe dovuto investire in prima persona e quanto invece sarebbe toccato al consuocero. Mia madre invece era diventata taciturna, triste e continuava a preparare i miei piatti preferiti, tra le proteste dei miei fratelli. Credevo che sarebbe stato difficile per tutti accettare che me ne sarei andato, anche se mi trasferivo semplicemente dall'altra parte della città, nonostante fosse prevedibile dato che ero il più grande. Già mi immaginavo sabati e domeniche di doverose trasferte a pranzo dai miei genitori, "quei matti" come li chiama Laura.

Invece mi sbagliavo. E' trascorso solo un mese e la tristezza ha lasciato spazio
allo sciacallaggio. Proprio così, sembra che tutti non vedano l'ora che me ne vada e poi suddividersi le mie cose ed i miei spazi. Qualcuno si è già portato avanti: "Martina, apri questa porta! Se devi telefonare vai in camera tua, mi devo vestire". Dopo almeno venti minuti di strilli la porta si apre e mia sorella esce senza attaccare il cellulare e senza guardarmi in faccia. Era ora, entro in camera e chiudo la porta. Aaargh, e questo cos'è? Dietro la porta è appeso un poster di due metri per uno con un tipo alto, tenebroso, muscoloso, unto o bagnato, praticamente in mutande che mi guarda. Ho paura anche solo a toccarlo. Mi affaccio dalle scale e grido a mia sorella: "Togli subito questo bruto dalla porta, sprizza tanti di quegli steroidi che mi serve lo scudo spaziale per dormire" "E' cento volte meglio di te e poi la mamma ha detto che appena te ne sarai andato quella sarà la mia camera così potrò chiamare tutte le mie amiche" "Lo vedremo, e metti giù il mio cellulare". Mi vesto e scendo in cucina. Mio padre è ancora assorto nei suoi calcoli sui costi del matrimonio, si direbbe che la finanziaria sia ancora in alto mare. "Papà, come mai Martina viene a stare in camera mia?" "Tu non ne hai più bisogno e lei ormai non è più una bambina, non può continuare a dividere la stanza con Paolino" "E la mia roba?" "E' bene che cominci a portarla via" "Ma il matrimonio è tra sei mesi e nella nuova casa non ci sono ancora i mobili. Pensavo di poter lasciare le mie cose qui, dopotutto questa è ancora casa mia e quella è la mia stanza da quando ho compiuto tre anni, non puoi portarmela via" "Invece diventerà di Martina e le tue cose se vuoi puoi metterle in garage" "E la mia collezione di fumetti? Si rovinerà!" "La daremo a tuo fratello". Quasi svengo se penso al primo numero di Dylan Dog in mano al piccolo Paolo che lo colora con i pastelli a cera. Ma credo sia inutile continuare la battaglia, è meglio che esca, Laura mi sta già aspettando. Tutti questi stravolgimenti causati dal matrimonio, però, non mi lasciano in pace e quando rientro a casa ancora non mi sento tranquillo. Penso anzi che non dovrei stupirmi se trovassi tutta la mia roba ammassata in uno scatolone davanti alla porta. Per fortuna non è così, anzi tutti sono a letto e la casa è finalmente tranquilla.
Sul tavolino del salotto c'è un grosso libro che non mi sembra di avere mai visto. Lo sfoglio e con sorpresa vedo le foto della mia nascita, dei miei sonnellini, i primi passi, i compleanni. Allora ero figlio unico e in ogni foto genitori e parenti non avevano occhi che per me. Penso quindi che nonostante gli screzi e i litigi di questi giorni tutti mi vogliano ancora bene e quasi mi commuovo nel pensare ai miei genitori che stasera si sono seduti sul divano ripassando quei vecchi momenti con un po' di malinconia nel cuore per ciò che sta per accadere.
Anch'io sfoglio le pagine e mi sembra quasi di ricordare quei momenti felici di
tanti anni fa. Accanto all'album c'è anche una busta colorata. Era di qualche
pubblicità ma sopra è stato scritto a penna il mio nome. Dentro un biglietto,
firmato dai miei, recita così: "Queste foto rappresentano i nostri primi ricordi di te. Quando ti trasferisci ricordati di portarle via".

ANDREA [arivieri@yahoo.it]

 

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Commenti [3 commenti]

robirobi e andrea sono i due puledri di razza della scuderia tapirulan. noi ce ne stiamo qui, a braccia conserte, in attesa che sfondino, così da dire poi che li abbiamo lanciati noi. diventeremo ricchi e pieni di gnocca.

UfJ | 03.12.2007  11:48 

A quando il film?
Ottimo acquisto questo Andrea (bel nome d'arte).

P.s. robirobi, i tuoi sono come calci nei co*lioni!

Porkettaro | Homepage | 29.11.2007  11:01 

I tuoi racconti sono pugni nello stomaco. Spero che tu lo prenda come un complimento

robirobi | 26.11.2007  21:42 

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