Tapirelax
21.01.2008
CREDEVI FOSSE AMORE, INVECE ERA UN'ALTRA BUDWEISER
Autore: Pigi

Carlo non risponde al telefono. Forse non prende. O forse l’ha staccato, per evitare di sentire la solita scusa dei carabinieri che ti hanno fermato per un controllo, facendoti arrivare con un’ora di ritardo. Ed in effetti sono le due quando metti piede dentro il locale alla ricerca di Carlo.
Non è male il Carioca - così si chiama il locale - soprattutto dopo un paio di gin lemon e un Cuba libre. Di brasiliano, però, c’è solo il nome e un’insegna luminosa con le fattezze di una ballerina di samba che, in un lampeggiare di luci verde oro, ancheggia con la sensualità di un tergicristallo. Mentre ti avvicini all’ingresso, le labbra abbozzano un sorriso al pensiero che se lo vedessi alla luce del giorno, il Carioca, da fuori, avrebbe la stessa aria anonima del capannone dove hai smesso di lavorare solo alcune ore fa. Ma dentro è un’altra cosa, non ci sono frese, torni o maledette pompe da assemblare, davanti a te c’è solo una muraglia di persone che si agitano al ritmo di una musica martellante, quasi stordente, ma sempre meno dell’afrore di ascelle e di deodorante da due soldi che saturano l’ambiente. Dove diavolo è Carlo?
Il bancone. Quello sì è un buon punto per cercarlo. E anche se dovesse andarti male, puoi sempre consolarti con un altro cockatil, tanto per aumentare l’indice di gradimento per questo angolo di Brasile. Non è impresa facile arrivare sin laggiù: il percorso si presenta accidentato e irto di ostacoli, ma bastano un po’ di gomitate assestate nei punti giusti e qualche "perdona...", "scusami...", "fammi passare..." per giungere a destinazione attraverso una giungla di braccia, schiene e gambe in movimento.
"Un Cuba libre" gridi al barista, sporgendoti verso di lui.
Tutto inutile! Il barista non ti può vedere né sentire, tanto è assorto sulle tette di una tipa intenta a sollevare dal bancone, senza rovesciarseli addosso, i mojito per lei e la sua amica. Belle tette, però.
Fai per girarti dall’altra parte, in cerca di un altro barista o magari di altre tette da sbirciare nell’attesa, quando ti ritrovi davanti una ragazza che ti sorride. Ed è dannatamente vicina!
"Ti posso offrire una birra? Una budweiser?"
Se non avesse quegli occhi, quel sorriso e soprattutto quelle tette, le risponderesti che la birra non ti piace, che bevi solo superalcolici e che, comunque, dovrebbe essere l’uomo ad attaccare discorso con una scusa stupida come quella.
Invece riesci solo a ripetere la sua ultima parola, articolandone i fonemi con la stessa titubanza di uno studente alla sua prima lezione di cinese.
"Sì, una budweiser", continua lei, mentre i suoi occhi verdi ti trapassano da parte a parte, "ho letto il tuo racconto, quello della budweiser…scrivi bene, lo sai?"
"Racconto?!?"
Non sai se è per colpa della sorpresa per ciò che sta dicendo o di quello sguardo che ti ha sciolto il cervello, ma odi distintamente il suono liquido dei neuroni che gocciolano sul fondo del tuo cervello, impedendoti qualsiasi pensiero di senso compiuto. Fortunatamente è sempre lei a parlare.
"Sì, ho letto Credevi fosse amore, invece era una Budweiser questa settimana…sul tuo sito, intendo…ma…"
Poi le viene un dubbio, forse sta parlando con la persona sbagliata.
"Ma sei tu che l’hai scritto, vero?"
Sì, sì, sì. Sei tu! Sei tu quello che passa il suo tempo libero a scrivere storie brevi come quella per poi pubblicarle su internet. Istintivamente, per dare una concreta evidenza alle tue parole, metti mano al portafogli per mostrarle la carta d’identità. Ma non ce n’è bisogno, perché lei non ti dà il tempo di agire e riattacca il monologo su di te ed i tuoi racconti.
Tu ascolti, quasi non riuscendo a credere alle sue parole, ma Alice, questo il suo nome, sembra sinceramente rimasta colpita da ciò che hai scritto, e ti guarda da sotto quelle lunghe ciglia nere come se davvero tu fossi uno con la stoffa di Sandro Veronesi o Claudio Magris, e non un semplice turnista di un’azienda metalmeccanica.
Forse è pazza, o forse ha bevuto anche lei come te troppi cocktail, ma ti piace sentire parlare di te in quel modo. Improvvisamente ti vedi in una stanza d’albergo. Tu e Alice. Lei che ti suggerisce la cravatta da mettere per la presentazione alla stampa del tuo primo bestseller e tu che la tiri verso di te per baciarla ancora e ancora. Alice. E poi, con i soldi dei tuoi libri, le diresti che la nebbia e il freddo non fanno più per voi, e prenderesti una casa sul mare, per vedere il sole tramontare tra le onde da dietro le finestre, mentre il cielo si colora di rosso ad annunciare l’arrivo della sera. E poi saresti lì, accanto a lei, a stringerle la mano con le lacrime agli occhi e un sorriso ebete stampato in faccia nell’udire il primo vagito di vostro figlio. Nicolò, ecco come lo chiameresti se fosse maschio, lo stesso nome del nonno che non hai mai conosciuto; ma poi lasceresti ad Alice la decisione del nome, perché lei non solo sa scegliere le cravatte giuste, ma soprattutto ci sa fare a capire le persone, come ha capito te e i tuoi racconti la prima volta che vi incontraste in quel locale. Il Carioca, così si chiamava.
"Ehi! Vecchio mio!"
"Ciao Carlo" rispondi, distogliendo lo sguardo a fatica da quello di Alice e dal vostro futuro insieme.
"Finalmente ti ho trovato. Sei in ritardo di un’ora, lo sai?"
Carlo ti saluta con la solita contagiosa allegria, stringendoti la mano e abbracciandoti come se non vi vedeste da secoli, anche se, in fondo, sono passate solo un paio di settimane dall’ultima volta.
Ti liberi dalla sua stretta e cerchi nuovamente gli occhi di Alice, per essere sicuro di non esserti sognato tutto quanto. Un sogno ad occhi aperti, forse. Ma Alice è vera ed è sempre lì accanto a te; gli occhi verdi, le ciglia nere e le sue tette sono reali, come le sue parole per te e per quello che sai mettere nero su bianco.
"Oddio, che stupido!" ti scusi con Carlo, mentre istintivamente cingi le spalle di Alice con un braccio.
"Carlo, ti presento Alice"
A quel tuo cortese gesto di educazione, Carlo sgrana gli occhi e scuote la testa, incredulo: evidentemente non pensava che tu potessi conquistare una come Alice.
"Non ci posso credere", sussurra Carlo, mentre i suoi denti bianchi, nella penombra, balenano in un sorriso furbo, che man mano si allarga in una risata sempre più forte e sguaiata, capace di sovrastare la musica e il caos che vi circondano.
Adesso anche Alice comincia a ridere e finisci per essere tu quello con gli occhi sgranati, incredulo.
"Ma che cazzo vi ridete!?"
"A…Alice.."
Carlo ne balbetta il nome, sforzandosi di non ridere, mentre con una mano caccia via una lacrima dagli occhi, senza smettere di scuotere la testa.
"A…Alice…Alice è la mia ragazza…ma che cosa ti credevi?!"

PIGI [pigi@tapirulan.it]

 

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Commenti [8 commenti]

Ma dai!!!!!!!!!Povero ragazzo!!! Pensava di aver fatto colpo su una gnocca e invece...molto simpatico, ho notato che spazzi da descrizioni nude e crude a descrizioni delicate e poetiche...particolare!!

AlternativeGio' | 29.01.2008  15:27 

L'indirizzo esatto è questo:
http://www.enel.it/digitalcontest/sicure/vedi.asp?id=EDC07136

Video n° 136 (Missione: energia)
In teoria è un'operazione semplicissima, ma ho già sentito alcuni amici che hanno avuto non pochi problemi con la registrazione e l'invio del PIN.
Purtroppo questi inconvenienti non dipendono da me.

pigi | 26.01.2008  15:10 

sto' cercando di vedere il tuo video , e votarlo... ma dopo numerosi pin e registrazioni , non riesco . esattamente
l'indirizzo qual'e' ... mi disoriento facilmente , a volte e' piacevole perdere l'orientamento , non ora.
grazie.ciao

atomo | 26.01.2008  12:47 

Scrivere è come correre sulla linea invisibile che separa la realtà dalla fantasia, sconfinando talvolta da una parte o dall'altra. E' vero che lavoro in un'azienda metalmeccanica, ma è altrettanto vero che sono laureato.
Fa piacere che abbiate gradito il racconto, grazie!

Ora, non vi rimane che vedere cosa combino con la telecamera e votare, se vi va, il mio video (136) all'enel digital contest. Se vi va di dare un'occhiata, fate un salto sul blog di Kamalafilm e cliccate sul link che trovate nell'ultimo post.

pigi | 26.01.2008  10:03 

sagace,mi piace. ma e' vero che sei un metalmeccanico? perche' ho l'impressione che qui siano tutti laureati o laureandi,senza parteggiare per caste alcune... ma darebbe un tocco di realta',anzi una botta di vita vera,
atomo

atomo | 25.01.2008  09:45 

Sempre in forma, eh?...

fratearrigo | 25.01.2008  08:00 

Mezza pinta per tutti! :-D

Porkettaro | 21.01.2008  22:28 

:-)
bravo Pigi!

lorena | 21.01.2008  18:33 

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