visita il nuovo sito di Tapirulan
Tapirelax
22.02.2008
MUSIC CORNER - 11
Fuori dai coglioni
Autore: UfJ

Torino, 3/10/2007, Stadio Delle Alpi - Concerto dei Police

Uno stadio gremito è sempre un colpo d’occhio d’eccezione. Il Delle Alpi, poi, aggiunge un certo effetto sorpresa per via del fatto che, essendo interrato di una buona quindicina di metri, si sbuca dall’alto senza rendersene conto. Gironzoliamo avanti e indietro con rassegnazione crescente in cerca di un posto con una visuale decente. Ma sono le otto e mezza, oramai… ma forse… aspetta… ehi, di qui, venite, presto! Finiamo col sederci in tre su un gradino che sarebbe stretto per un culo solo. In aggiunta ogni dieci secondi un passante ci calpesta le mani o gli zaini e ci rovescia un sorso di birra sulle ginocchia. Oh, non è certo la prima volta, per carità. Se non altro, da qui, qualcosina vediamo.
La T*** e la R*** riprendono a ciaccolare di quanto è difficile chiudersi una porta alle spalle e ricominciare tutto da capo, specialmente a trentacinque anni suonati. Gli anni di convivenza ti cambiano, ti segnano, ti marchiano a fuoco, dicono. Ti prosciugano. Vorrei rincuorarle. Vorrei dire loro che l’età è l’ultima cosa che conta, che a trentacinque anni una donna è all’apice del proprio fascino, che io per esempio me le scoperei tutte e due, la T*** e la R***, possibilmente insieme. Ma no, non servirebbe. Perché loro stanno parlando di un’altra cosa. Stanno parlando di un orologino biologico che io semplicemente non possiedo. Un affarino tondeggiante piazzato da qualche parte tra il pancreas e i reni simile a quegli ovetti di plastica con le tacchette nere a segnare i minuti tutt’intorno, che suonano quando è ora di colare la pasta. Driiiiiiin! A trentacinque anni, per la T*** e la R***, e inequivocabilmente venuta l’ora di colare la pasta.
Decido di tacere, rimuovo dal mio cervello l’immagine di loro due, nude, che mi si strusciano contro, e mi distraggo riflettendo sulla ragione per cui sono venuto qui.
Si trattò di una fascinazione improvvisa. Da adolescente le passioni sono tanto intense quanto effimere: il Maffo mi prestò una cassetta dei Police, la misi nel walkman in un tiepido pomeriggio di inizio giugno 1987 e la estrassi soltanto tre mesi più tardi consumata, praticamente inutilizzabile. Dovetti ricomprargliela.
Quel nastro rappresenta la colonna sonora dei miei quindici anni.

Cala la sera e si leva il sipario. Non mi ci vuole molto per rendermi conto che i tre sono cotti come manicaretti. Che i Police fossero una ex-band è risaputo: sta scritto nella storia del rock, ma ciò non significa che debbano necessariamente fare un ex-concerto. In primo luogo perché in questi ventitré anni di separazione tutti e tre i membri della band sono in qualche modo rimasti attivi sulla scena musicale. In secondo luogo… beh, per suonare le canzoni dei Police non servono certo i Dream theater o i Mothers of invention.
Message in bottle, Synchronicity II, Spirits in the material world.
Contemporaneamente, nel cinema del mio cervello, si spengono le luci e parte il filmino dei ricordi: nello specifico, la vacanza in Inghilterra coi compagni di classe. Il tale che si innamora perdutamente della fanciulla svedese dell’aula di fianco; le squinternate pseudolezioni in una classe ben presto ribattezzata ‘mongoland’ dai noi stessi studenti; il giorno della fuga, il treno, la metro fino a Wimbledon per poi trovarsi là come fagioli, neanche un soldo in tasca e tutti gli incontri sospesi per pioggia; ore e ore davanti alle slot-machines; il tizio che racconta a tutti di avere fatto sesso la sera prima con un’inglesina; le uscite serali clandestine al pub ché non c’era verso di farsi servire una birra neanche pagandola il triplo e allora si stava lì ugualmente, la musica altissima, impossibile parlare, né che ci fosse poi molto da dirsi; una ragazzina di cui nemmeno ricordo il nome con un visino minuto e grandi occhi a palla che mi piaceva da morire, cui non riuscii a rivolgere la parola per tutta la vacanza. Piccole emozioni in elegante parata, distorte, sbiadite eppure amplificate dalla bizzarra lente del tempo, colorate da un entusiasmo posticcio eppure così naturale a quella strana età.

Driven to tears, Walking on the moon, Every little thing she does is magic.
Dentro sento crescere ora una certa rabbia. Sul palco, là in fondo, tre impeccabili professionisti ricchi sfondati snocciolano a un pubblico adorante il loro compitino da media inferiore. ‘Bravi, bravi!’ gridano entusiasti i settantamila attorno a me. Ma bravi a far che? Sono a un concerto: ho fatto trecento chilometri, ho freddo e sono seduto da due ore sui piedi del tizio qua dietro che per tutta risposta non fa che scenerarmi in testa. Avrei potuto starmene a casa in poltrona, davanti al camino, in mano un whiskino e nello stereo un CD dei Police a palla. Pretendo una buona ragione per essere qui, e la pretendo da loro. E sentire i Police che suonano esattamente come il Greatest hits dei Police, mi spiace, non è una ragione sufficientemente buona.
Le cose devono essere andate grosso modo così.
Membro dei Police #1: “Ragazzi e se facessimo un tour mondiale?”
Membro dei Police #2: “Ma pianta lì di sparar stronzate e ordina ’ste cazzo di pizze che ho una fame della porcamadosca”.
Membro dei Police #1: “Eddai pensateci bene: venti date in Europa, non una di più. Soltanto gli stadi più grandi. Creiamo l’atmosfera del grande evento, un farewell tour o qualche stronzata del genere. Quant’è che non si suona insieme, noi tre?”
Membro dei Police #3: “Ah, saranno almeno vent’anni”.
Membro dei Police #2: “Se non abbiamo suonato per vent’anni ci dev’essere una ragione, ci hai pensato? E fai portare pure della birra, che abbiamo finito anche quella”.
Membro dei Police #1: “IL FAREWELL TOUR DEI POLICE DOPO VENT’ANNI! Pensateci: è perfetto. Faremo i biglietti a un occhio della testa e diventeremo ricchi sfondati”.
Membro dei Police #3: “Noi siamo già ricchi sfondati”.
Membro dei Police #1: “E sai quante ragazzine adoranti? Quant’è che non ti scopi una groupie, eh, sentiamo: quanto?”
Membro dei Police #2: “Io c’ho sessant’anni e non mi tira più da quasi dieci. Che me ne faccio di una groupie secondo te? Io voglio una pizza, non una groupie”.
Membro dei Police #1: “Insomma, tagliamo corto: si fa o non si fa?”
Membro dei Police #2: “Mmmh, evabé, se proprio insisti”.
Membro dei Police #3: “E quando si farebbe?”
Membro dei Police #1: “Ah, anche subito”.
Membro dei Police #3: “Subito? E, scusa, quando proviamo?”
Membro dei Police #2: “Proviamo a far che?”
Membro dei Police #3: “Proviamo le canzoni. Si usa così, no, prima di andare in tour?”
Membro dei Police #1: “Provare, ha haaa! Ha ha ha HHAAAAAA! Ma sentilo: provare, dice!”
I membri dei Police #1 e #2 si sbellicano dalle risate per qualche minuto, dopodiché il membro dei Police #1 ordina finalmente tre pizze da asporto, una cassa di birra e un Nabucodonosor di champagne per festeggiare.

Don’t stand so close to me, un medley Voices inside my head / When the world is running down you make the best of what’s still around, De do do do de da da da.
Canzonette da hit parade diventate silenziosamente degli evergreen. Ma un po’ fa sorridere sentire ’sti tre sessantenni canticchiare “Du-du-du da-da-da è tutto ciò che voglio dirti, du-du-du da-da-da non ha senso ed è tutto vero”.
In scena emerge il carisma da performer consumato di Sting, cinquantasei anni giusto oggi. Sorrisini, mossette, ammiccamenti: le inquadrature nel maxischermo sono quasi tutte per lui. Gli altri due, a confronto, paiono idraulici capitati accidentalmente su un palco.
Le sorprese in un ‘greatest hits show’ sono generalmente poche e saggiamente centellinate. La prima consiste nell’esecuzione di uno dei miei pezzi preferiti: Truth hits everybody. Piuttosto grezza la versione su Outlandos d’amour, il brano viene qui guarnito di quella rotondità sonora che caratterizza il tardo Police-sound. Un pezzo che, suonato così, vedrei bene, per esempio, sul lato B di Synchronicity, magari tra Every breath you take e King of of pain.
Nella seconda parte dello show qualcosa nelle ditina dei tre pare smuoversi: dapprima tentano di impastrocchiare Wrapped aroud your finger aggiungendo qualche sberleccata esoticheggiante; poi si cimentano in una interessante Invisible sun appena rallentata, leggermente aromatizzata grunge (piano con gli insulti, eh: ho detto ‘leggermente’); Walking in your footsteps (o era Can’t stand losing you? Proprio non ricordo…) diviene il pretesto per una lunga jam…
Siamo al finale: a differenza di quanto malignavano in molti, il sottoscritto in primis, Sting non incespica negli acuti di Roxanne. Nel finale veloce di So lonely invece – si tratta forse dell’unico momento difficiolotto dello show – i tre si incasinano e vanno per sprelle. La chiusura dello show spetta naturalmente ad una agiografica Every breath you take. Luci accese, giù il sipario: i tre abbandonano il palco in uno scroscio di applausi dopo un’ora e mezza di show.
Eh, che dire… il compito più difficile è stato proprio quello toccato a piacione Sting, costretto a confrontarsi con brani per lui ostici in virtù di una timbrica vocale che non gli appartiene ormai da vent’anni. Summers e Copeland si sono limitati a stare a ruota con cipiglio cicloturistico. A chi sostiene che in realtà i Police non hanno mai suonato così bene risponderò che sì, è vero, effettivamente i Police hanno sempre suonato peggio.
Ehi ma… il palco si illumina all’improvviso. I tre sono nuovamente lassù e tirano fuori dal cilindro un’indiavolata Next to you che pare non voler mai terminare. Il pubblico è in visibilio: i settantamila saltano e gridano all’unisono “All I want is to be next to you”, me compreso. Un’esecuzione semplicemente grandiosa: il trailer di ciò che avrebbe potuto essere questo concerto se soltanto quei tre stronzi avessero avuto voglia di suonare.
E’ davvero la fine. La band ringrazia, intasca l’incasso e taglia la corda. Mentre la marea umana fluisce soddisfatta verso il parcheggio penso che tutto sommato sono felice di essere venuto qui stasera. Il ricordo delle vacanze in Inghilterra, quella sensazione come sentire la vita friggerti attraverso che nemmeno ricordavo più; il viaggio a Torino con la R*** e la T*** che chissenefrega se non me la daranno mai, in fin dei conti sono vent’anni che gli voglio bene, a quelle due, e con tutta ’sta fretta mai che ci sia modo di fare due chiacchiere in santa pace. E il concerto, pure, perché no? E bravi i Police che sono tornati a suonare per noi dopo ventitré anni. Sì, bravi. Però ora, per favore, fuori dai coglioni per altri ventitré, OK?

Setlist
Message in a bottle
Synchronicity II
Walking on the moon
Voices inside my head / When the world is running down…
Don’t stand so close to me
Driven to tears
Truth hits everybody
Hole in my life
Every little thing she does is magic
Wrapped around your finger
De do do do de da da da
Invisible sun
Walking in your footsteps
Can’t stand losing you
Roxanne
King of pain
So lonely
Every breath you take
Next to you

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

Scrivi un commento | Torna all'inizio | Archivio articoli

Commenti [4 commenti]

no fede, non è grave e ti ringrazio per l'apprezzamento. fa sempre piacere a UN PERMALOSO COME ME!
ci provino loro, quelli della redazione, a scrivere una recensione così. sù, vediamo che sanno fare. sapete cosa vi dico? SIETE DEGLI INCOMPETENTI, ECCO. E C'AVETE DEI COTTON FIOC NELLE ORECCHIE!
oh, là. ora mi sento meglio.

UfJ | 21.02.2008  19:00 

...Quindi è grave se m'è piaciuta?! ;)

Fede | 21.02.2008  18:50 

E' con immenso dispiacere che pubblichiamo questa interminabile e noiosissima sbrodolata di UfJ sul concerto dei Police dell'Ottobre scorso. Ai fedeli lettori di Tapirelax vanno le nostre più sincere scuse. La pubblicazione scaturisce esclusivamente da una questione di affetto che ci lega al Nostro, e per non urtare la sua oramai leggendaria permalosità.
Ma che sia l'ultima, OK?
UfJ, dài retta alla tua fidanzata: tu le recensioni non le sai scrivere, vuoi mettertelo in testa una buona volta?

Redazione Tapirelax | 21.02.2008  18:45 

Scrivi un commento | Torna all'inizio | Archivio articoli
 
Tapirelax | Articoli recenti
22.07.2013
Echi di celluloide - 23: "Dexter"
[Autore: Matteo Fontana]
30.04.2013
Io come te sono
[Autore: Zumba]
08.04.2013
Echi di celluloide - 22: ''The closer'', gliallo slapstick
[Autore: Matteo Fontana]
02.04.2013
La seconda linea
[Autore: A.marti]
25.03.2013
Music corner - 51: La band pi? media del mondo
[Autore: UfJ]
11.03.2013
Cin cin
[Autore: Mr. Orpo]
01.03.2013
Music corner - 50: Famosa rock band italiana. Tre lettere
[Autore: UfJ]
25.02.2013
Echi di celluloide - 21: ''The mentalist'', il fascino dei prestigiatori
[Autore: Matteo Fontana]
05.02.2013
La citt? degli angeli
[Autore: A.marti]
Archivio articoli
 
 

Associazione Culturale Tapirulan
C.F. 90006350194
P.I. 01521680197

Sede legale
Via Platina 21
26034 Piadena (CR)



Sede operativa
Corso XX Settembre 22
26100 Cremona



Webmaster
French+Coma

Contatti
info@tapirulan.it

Tapirulan su Facebook
Tapirulan su Twitter
Blog.Tapirulan.it

Privacy Policy
Area Privata