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Tapirelax
29.02.2008
ECHI DI CELLULOIDE - 3
'Saturno contro' il Porkettaro
Autore: Porkettaro

Cos’è il cinema se non astrazione da sé e fuga dalla realtà? Null’altro. E’ tutto qui. E tutti i Vostri discorsi da finti intellettuali sui risvolti filosofici delle coltissime pellicole polacche che andate a vedere nei Vostri cinema d’essai, lasciano il tempo che trovano.
Lasciatevelo dire: cinema è evasione. Un momento di calma e relax (farcito di tanto spara-spara-bum-bum e di battute sagaci alla Bruce Willis) in questo mondo pieno di stress e menate varie!
Chiaro?
Perciò, se un giorno a caso Vi sentite giù di tono e il destino si dimostra più beffardo del solito, non statevene a rimuginare come dei beoti nell’angolo più buio della Vostra cameretta. Andate al cinema.
Non conta in modo particolare il genere o la trama della pellicola che Vi gusterete. Non importa nemmeno se andate in un comodo Multisala oppure nel più sgangherato dei cinema di parrocchia. FateVi un favore. Se poi… caso vuole… che danno l’unico  film che Voi proprio non sareste mai andati a vedere… allora, chiamate l’unica persona che di certo se lo guarderebbe.
Con un po’ di fortuna non lo avrà già visto.
E Vi terrà buona compagnia.
Anche se il film prescelto sarà Saturno Contro.
Tutta questa manfrina solo per giustificare il senso della recensione di un qualcosa che è di per se stessa contraria alla natura medesima e intima del Porkettaro. Il quale mai e poi mai si sarebbe sognato di fare ciò che sta facendo.
Perché?
Perché un film del genere “maniacal-depressivo bolso e reazionario”, che contraddistingue la realtà del cinema italiano (come stigmatizzato da Tarantino tempo fa), non appartiene al mio background culturale. Diciamo che il film lo avrei di certo disprezzato se non lo avessi visto. Concetto un po’ arduo da comprendere, ma se Vi sforzate ci arrivate. (Se poi lo capite me lo spiegate, vero?).
Direi che mi sono dilungato a sufficienza.

Film italiano. Film generazionale sui 35/40enni. Film sui gay. Film sul tradimento. Film sull’amicizia. Questo per inquadrare la tipologia.
La trama non è poi ‘sto gran sforzo riassumerla. C’è uno che muore e le storie dei suoi amici si infro… incrociano fra di loro, consentendo (più o meno) a tutti di ritrovare nell’amicizia un po’ di equilibrio. Ecco… ad un personaggio in particolare, l’equilibrio serve proprio in un momento del finale. Se avete capito, Vi scapperà di certo un bel sorriso. Altrimenti, no.

Il cast è bello assortito. Ci sono gli habitué del regista Ozpetek. Le solite facce da impiastri degli attori “finti giovani” del cinema italiano. Attori che fanno i giovani anche a 50 anni. Ma va bene così.
Tutto sommato la recitazione è decente. Anche se la migliore della cricca risulta essere l’esordiente “ex-Non-è-la-RAI” Ambra Angiolini. Il che è tutto dire. Ergo, evito ogni commento ulteriore.
Dato che avete letto fino ad ora… e dato che chi doveva averlo visto lo ha già mirato… svelo parte del plot. Se Vi va.
Allora: a un certo punto del film muore il compagno del protagonista. (Lo avevo detto che è un film sui gay, vero?). Non approfondisco il discorso della scena d’amore fra i due… perché quello che dovevano approfondire lo hanno già approfondito quei due là…  Muore dopo che gli è venuto il coccolone durante una cena fra amici. Ironico come, poco prima di svenire, il nostro amico si crogiolasse tutto contento nel tepore del consesso di persone a lui care. Diciamo che lui, come alcuni di Voi, viveva il proprio rapporto con gli amici come un guscio protettivo. Quasi un’oasi felice, il piccolo zoo, la comoda Corte dei Miracoli in cui rifugiarsi per sottrarsi ai brutti pensieri della vita. Ad esempio, il fatto che il padre non approvava… beh… la sua natura.
Sta di fatto che alla fine il poverino ci lascia. Lascia gli amici nel loro dolore. Perché, volenti o nolenti, anche tutti loro s’erano aggrappati a lui. Alla sua allegria, alla sua ospitalità, al fatto che lui era sempre presente per loro e voleva loro tanto bene. Non si sa quanto volutamente, ma velatamente il regista vuole affrontare anche il tema dell’eutanasia. Sembra che per il ragazzo in coma si opti per la dolce morte.
A questo punto. Io non voglio sollevare polemiche pretestuose, OK? Va bene tutto. Ma morire per mano della Pina di Fantozzi, NO! Questo proprio NO! Non lo accetterebbe nessuno di Voi, immagino.
La scena più toccante è quella in cui Ambra (senza l’aiuto di Boncompagni) ricorda i bei momenti con l’amico (che, tutto sommato, amava) e realizza che non potrà vederlo mai più. Ma dobbiamo aspettare per forza che le persone importanti ci sfuggano di mano come la sabbia del mare per apprezzarle? Quanti amici diamo per scontati finché non succede qualcosa (NON NECESSARIAMENTE GRAVE COME LA MORTE) che ci allontana da loro…

I personaggi del film non fanno altro che aggrapparsi l’uno all’altro in questa situazione di grande sconforto… Forse non sono stati in grado di provvedere ognuno da sé, ma i danni vengono almeno limitati. Sarebbe bello potercela fare con le proprie gambe, ma la fragilità umana è un limite troppo grande, anche di fronte ai migliori propositi. Soprattutto, occorrerebbe ricordare che l’amicizia, come l’amore, non è per sempre. Ma anche questa lezione è dura da metabolizzare.
Direi che per Saturno Contro abbiamo speso abbastanza parole, che dite? Lo andrete ad affittare? Se per una pellicola mediocre come questa abbiamo sviscerato concetti così profondi, chissà cosa diremo di Underground di Kusturica?!?!
A parte ciò… come ultimo messaggio, Vi consiglio di guardare Saturno Contro quando sentite che tutto il sistema solare Vi è contro. Ma fatelo con un amico o un’amica… o con chi Vi pare. Mal che vada… alla fine… se le cose vanno male male… per Voi c’è sempre la Pina.

PORKETTARO [porkettaro@gmail.com]

 

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