visita il nuovo sito di Tapirulan
Tapirelax
08.02.2008
E' IL NOSTRO MONDO, GENTE
Autore: Robirobi

Alla fermata dell’autobus un marziano attendeva. Lo squadrai da capo a piedi. Era un tipo strano, non parlava mai.
Non che ci sia molto da dire, alla fermata dell’autobus.
Finalmente indicò una destinazione sulla tabella delle fermate.
“Molto, molto lontano” feci, accompagnando le parole con la mano.
Guardò dove avevo indicato io e fece una smorfia di disappunto. “M!” gemette.
“Sì, molto lontano, fuori città”.
Il marziano allargò le braccia e si sedette sul marciapiede.
Passò un minuto e si rialzò con aria allarmata. “U!” esclamò indicando la strada vuota.
“No, niente autobus. Ritardo, ritardo autobus”.
“Bo” commentò, e tornò a sedersi.
“Ha un parente, quaggiù?”.
Mi guardò e scosse la testa.
“Parente, madre, mother, family” dissi, indicando una famigliola felice all’altro lato del marciapiede.
“E!” mi rispose.
Guardai l’orario. “Ritardo” dissi e feci un saluto con la mano, ciao buonanotte. Lui imitò il mio saluto e diede un’alzata di spalle.
“Normale, ritardo. E da voi, come funzionano le cose?”.
Il marziano si produsse in un ampio sorriso. Le cose da lui dovevano funzionare davvero bene.
“E se volessi visitare il tuo mondo? Come ci si può arrivare?”.
Il marziano fece un gesto con la mano. Molto, molto lontano il suo mondo, molto più del capolinea.
“Da noi le cose funzionano così così. Non è ancora un mondo perfetto. Però corriamo, la scienza fa passi da gigante, speriamo di vivere il doppio e di non ammalarci se non lo stretto indispensabile”.
Il marziano estrasse una pillola e la mandò giù. La inghiottì senza acqua. Dovevano essere davvero molto avanti.
“Case e strade crescono come funghi. I funghi crescono come case, nelle cavità degli alberi, e a volte li mangi e a volte muori. Puoi andare a funghi, a caccia, a pesca, oppure puoi entrare nei supermercati e mangi lo stesso, senza fare fatica. Si va a funghi il fine settimana, il sabato o la domenica dopo la messa. Abbiamo dei posti dove ci raccogliamo ad adorare il nostro Dio. Voi avete un Dio?”.
“Pe”.
“Noi ne abbiamo tanti. Cioè, ne abbiamo uno, ma cambia a seconda dei posti. Come vai in Africa e c’è il nero e vai in Cina e c’è il giallo, così a seconda dell’aereo che prendi cambia Dio insieme al fuso orario. E tutti questi dei li facciamo litigare fra loro, come fanno i bambini con i loro soldatini, e ci prendiamo a granate come se fossimo allo stadio. Sai, vero, cosa è uno stadio?”.
“Zo” disse il marziano guardando all’orizzonte. Sembrava molto preoccupato per il suo autobus. 
“E’ un cerchio di cemento dove a una certa ora di un giorno preciso si ritrovano decine di migliaia di persone, si siedono sotto il sole, o al gelo, e cominciano a urlare tutte quante mentre guardano altri come loro inseguire una sfera. Sfera, palla, capisci, vero? Questa rotola e quelli la inseguono e la folla urla e a volte ci si picchia. Quale è il vostro sport preferito?”.
“Se. Se pe”.
“Mai sentito. Noi comunque ci divertiamo così, poi andiamo a casa, e guardiamo in televisione i risultati delle partite. La televisione è una scatola luminosa, big box, do you understand, e dentro ci sono ancora le immagini di quelli che corrono, così da casa possiamo vedere anche quello che succede negli altri stadi, e possiamo vedere le facce di quelli che si picchiano. Poi alla sera, se non sappiamo cosa fare, guardiamo i quiz, dentro questa scatola. Uno fa una domanda e tutta la famiglia è seduta a vedere la domanda, perché da noi le domande si vedono, però quasi sempre non si conosce la risposta, ma è divertente”.
“Te”. Il marziano ebbe uno scatto, si levò dal marciapiede e venne percorso da un brivido. “So” gemette, indicando sulla tabella la sua destinazione.
“Non preoccuparti, arriverà a minuti. Ascoltami. Il lunedì molti di noi vanno nelle fabbriche, che sono grosse case dove si lavora per qualcun altro che non si conosce. Fa sempre troppo caldo o troppo freddo, ma si sta bene, il lavoro nobilita l’uomo. Nobilita, sai, hai presente Carlo Magno, corona e mantello? Si prendono i soldi, e ci si compera i vestiti che si vedono nella televisione e si comperano i cibi che si vedono in televisione e le macchine che si vedono in televisione. Così siamo liberi di fare la gita della domenica e quando è una certa ora si tira fuori la radio, little box, e si ascolta la partita, perché le partite si possono anche solo sentire. Si sentono i giocatori correre avanti e indietro per il campo, però non si sente il rumore dei passi, non so come spiegartelo, ti dicono che stanno correndo e tu devi crederci sulla parola.
Non esiste solo la domenica, esistono altri giorni, almeno sei, durante i quali i nostri governanti fanno le sedute in parlamento, che è una specie di stadio, però il clima è ideale, non fa troppo caldo e non fa troppo freddo. Parlano delle partite e poi cominciano a prendersi a pugni, e poi chi rimane in piedi legifera. Il meccanismo come vedi è molto semplice. Da voi chi c’è: un monarca assoluto? Spero di no, qui c’è la democrazia, mio caro. E non pensare a quel benedetto autobus, che adesso arriva. C’è la democrazia, mi capisci, vuol dire che comandiamo noi. Comando io, comandi tu, tutti decidono. Non possiamo fare arrivare l’autobus in tempo, ma decidiamo un sacco di altre cose, poi ordiniamo ai nostri eletti di mettere in pratica le nostre decisioni e loro cercano di accontentare un po’ tutti, una fettina a me, una fettina a te. Tu chiedi una fetta di torta al cioccolato? Magari te la danno al limone, ma una fetta è una fetta. Questa è la democrazia, una fetta di qualcosa per tutti, non importa cosa. Se rimani qui da noi per un po’ guardati intorno, impara, fatti prendere dalla curiosità, qui c’è tutto da imparare.
E soprattutto, niente è più istruttivo di una bella big box pagata in comode rate a tasso zero. E’ questa magica scatola che ci ha messi in guardia dagli Unni. Occhio! Sono infidi, ti dicono una cosa e ne fanno un’altra. Sono passati trecento anni dall’impero dei petrolieri. Erano delle specie di re, come Giulio Cesare. Arrivano, oggi o domani arrivano gli Unni, sostenevano i petrolieri, e se non arrivano andiamo noi da loro, o comunque vediamo di mettere in piedi dei viaggi organizzati, o delle guerre. Qualcosa troveremo. Bene, sono passati tutti questi anni e li stiamo ancora aspettando. Sembra che ci invadano e invece niente. Arrivo, non arrivo, sono dispettosi come delle morose. Ehi marzio, che fai, dormi?”.
Ma guarda quello. Gli si chiudevano gli occhi, stupido lui e il suo autobus. E questo arrivò, immerso in una nuvola di diesel dall’odore penetrante di sangue, ma con un retrogusto di fragola, i pistoni scatarranti come i polmoni di un tisico.
Gli diedi una scrollata. “Ehi, marzio, arriva!”.
Marzio balzò in piedi felice come se avesse visto la salvezza. Perché mai era così contento per così poco, mi chiedevo. Forse lo aspettava un amore, a destinazione. Forse lo intrigava viaggiare per una strada del nostro mondo, con l’ebbrezza di un bambino che ha tutto da scoprire.
Anch’io avevo un motivo per essere contento del mio breve tragitto. Meta: bar Mexico.
E’ un posto quadrato come una stanza, con fuori un’insegna che si accende e si spegne, light, capito? E lì si compra un bicchiere di qualcosa di forte e ci si trova con gli amici a guardare la big box e spesso finisce che si fa a cazzotti.
Questo è il nostro mondo, gente. 

ROBIROBI [cpkpst@tin.it]

 

Scrivi un commento | Torna all'inizio | Archivio articoli

Commenti [7 commenti]

le idee ci sono, ma non si vedono, perché è una narrazione scritta nel futuro

robirobi | 14.02.2008  08:46 

Primo, il suo nome era Fredric. Secondo, questa non é fantascienza. Terzo, racconto carino, ma privo di idee, appunto una narrazione.

Brian | 13.02.2008  14:29 

continua così e diventerai frederic brown. E' quello che dicevano anche a frederic brown.

fonzoboy | 11.02.2008  02:08 

Molto interessante, scrittura scorrevole!! Complimenti

barbara | 10.02.2008  10:43 

c pe te

marzio | 09.02.2008  19:22 

davvero molto carino, semplice e divertente. bravo!

Giovanni | 09.02.2008  16:32 

Bello ed originale questo racconto:complimenti,Robirobi!!

Fede | 08.02.2008  19:50 

Scrivi un commento | Torna all'inizio | Archivio articoli
 
Tapirelax | Articoli recenti
22.07.2013
Echi di celluloide - 23: "Dexter"
[Autore: Matteo Fontana]
30.04.2013
Io come te sono
[Autore: Zumba]
08.04.2013
Echi di celluloide - 22: ''The closer'', gliallo slapstick
[Autore: Matteo Fontana]
02.04.2013
La seconda linea
[Autore: A.marti]
25.03.2013
Music corner - 51: La band pi? media del mondo
[Autore: UfJ]
11.03.2013
Cin cin
[Autore: Mr. Orpo]
01.03.2013
Music corner - 50: Famosa rock band italiana. Tre lettere
[Autore: UfJ]
25.02.2013
Echi di celluloide - 21: ''The mentalist'', il fascino dei prestigiatori
[Autore: Matteo Fontana]
05.02.2013
La citt? degli angeli
[Autore: A.marti]
Archivio articoli
 
 

Associazione Culturale Tapirulan
C.F. 90006350194
P.I. 01521680197

Sede legale
Via Platina 21
26034 Piadena (CR)



Sede operativa
Corso XX Settembre 22
26100 Cremona



Webmaster
French+Coma

Contatti
info@tapirulan.it

Tapirulan su Facebook
Tapirulan su Twitter
Blog.Tapirulan.it

Privacy Policy
Area Privata