Tapirelax
27.10.2008
LA FESTA
Autore: Del

Bella festa. Ben fatta. Più di metà erano donne. Sullo spiaggione saremo stati più di un migliaio. Cinquecento donne, in effetti, già basterebbero a dar senso a una festa, ma come unica nota non rendono giustizia a quello che sarebbe comunque stato l’evento di sempre, o meglio, di mai più.
Era infatti la festa della fine del mondo, la festa dell’ultimo giorno, un ultimo dell’anno ad infinita potenza, ed era qui, a due minuti di Ritmo Abarth da casa mia, sullo spiaggione del Bosco.
Gli organizzatori avevano piazzato verso est un grande schermo con le immagini di Al Jazeera in diretta dalla valle di Josafat. Fin dagli inizi della serata, quando da noi il tramonto arrossava il grasso crepitante degli spiedini sulle griglie, là si lavorava ordinatamente, per preparare il gran finale di tutto.
Dallo schermo si poteva vedere il cielo della Terrasanta infuocato dai primi diavoli, seguiti da angeli in oplitiche schiere alate. Altre inquadrature in tachicardica successione mostrarono un brulichìo di creature intente a sciogliere burocratismi, come la rimozione dei sette sigilli o lo scioglimento dei quattro angeli legati sulle
rive dell’Eufrate.
Proprio un bel lavoro, quelli della sezione video… le immagini erano nitide e senza difetti di trasmissione. Molti si sedettero a seguire la diretta, invece di andare in giro con la sabbia nelle scarpe cercando l’ultima ragazza.
– Ciao... non guardi la diretta?
– La sto registrando a casa, magari la guardo domani.
L’idiota. Zonzai altrove.
Un enorme palco, affiancato da ben più enormi altoparlanti, era calcato con tracotante veemenza da una mezza dozzina di stuprastrumenti, con corde di basso elettrico che volavano come rondini centrate da una scarica di mitra.
Sudando in coro, un centinaio di giovani locali puzzava la propria da sempre ben celata vitalità, proprio il giorno in cui c’era di tutto, meno che vita, a disposizione, sui tavoli del buffet.
Un numero di ostica determinabilità (ma sicuramente eccessivo) di palloncini a basso costo, come in un profetico antinferno, correva a destra e a sinistra, seguendo ritmicamente l’alito della folla, spallonando in un’ebbra festosità altimetrica in attesa di un mozzicone mal spento, di una puntina, di un coglione bramante di
calpestare qualcosa. Sembravano quasi persone.
Il caldo mi fece propendere per un rapido allontanamento, in direzione di alcuni facinorosi che avevano preso possesso di una piccola autocisterna dei pompieri, in zona perché non si sa mai, e si apprestavano a “fare gli scherzi”. Che bello.
Ben conoscendo l’esito finale (ovvero che sarei finito vittima, magari di rimbalzo, di qualche stronzata) frapposi tra me e loro un più che rassicurante intervallo, ripassando davanti allo schermo. Stavano convocando i primi per il Giudizio Universale, giusto poco dopo che la donna aveva schiacciato col tallone la testa del drago: che effetti speciali… altro che Matrix…
Appena un paio di unità di tempo dopo che un tale fu dannato per l’impronunciabilità del cognome, il cuoco della grigliata, votandosi al martirio, gridò:
– Gli spiedini sono cotti!
Venne assalito da un manipolo di esaltati che lo scuoiarono razziando mangiabilia e non. Cercai anch’io di rimediare uno spiedo ma i danni riportati furono di gran lunga superiori ai benefici.
Un mitomane, per chiudere in bellezza, gridando – largo a Belial! si diede fuoco e si mise a correre in mezzo alla gente, finendo poi ingloriosamente spento nel gabinetto mobile.
In una zona appartata, velata da una luce minacciosamente soffusa, ambosessi chiacchiericciavano risolinando in maniera vagamente beota, romanticosamente vicini. Veniva servita dell’anguria con vodka ghiacciata, secca. Ne favorii in abbondanza.
Voci sfuggite ad ogni guinzaglio portavano notizia di condanne di massa dalla valle del Giudizio, con inutili tentativi di corruzione nei confronti di giurie per nulla inclini al compromesso.
Fu il panico: vincitori e vinti, fottuti e fottenti, nessuno poteva sentirsi sicuro dell’esito finale, tutti cominciarono a contare le buone azioni a credito.
Nuove voci, nuove follie: amnistia di massa. Tutti con bottiglia in mano in una doccia di spumante leggermente aromatizzato alla triglia.
Quanto a me continuavo a godermi la serata, almeno l’ultima, osservando i miei simili che cercavano di divertirsi ed attendevano con angoscia l’ora in cui sarebbero stati chiamati.
Per raggirare il tempo qualcuno mise in piedi una partita di calcetto.
Gioco anch’io! Testa o croce. Testa, palla nostra. Ragazzi tre in difesa. Io gioco a sinistra! Passa, cerca di smarcarti. Ma no, come si fa a sbagliare così! Ma dai, sei un maiale!
Ad un tratto arrivò uno degli organizzatori:
– Piantatela che se mi perdete il pallone domani mio fratello si incazza.
A nulla valsero le proteste di chi gli ricordava che probabilmente il “domani” non sarebbe mai arrivato, così la partita venne rinviata a data non destinabile. Ripassai davanti allo schermo.
– Marco Delmiglio!
– Merda… tocca a me…

DEL [del@tapirulan.it]

 

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Commenti [4 commenti]

Non è male questa retrospettiva, con tanto di commenti. È come partecipare al proprio funerale, e poter sentire quello che dicono gli altri

Del | 31.10.2008  11:13 

Eh, magari, caro Robirobi. Magari. Il racconto pubblicato questa settimana è l'ultimo di una mini-retrospettiva di vecchi testi del Nostro stimato Del nella speranza che, davvero, un giorno o l'altro riprenda in mano la penna. John Fante ci ha messo 25 anni. Ma erano altri tempi

redazione Tapirelax | 30.10.2008  08:47 

a volte ritornano. Quelli che scrivono

robirobi | 29.10.2008  23:32 

Fine del mondo in mondovisione...
A che ora è la fine del mondo? Che rete é?

kiesa | 29.10.2008  14:06 

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