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Tapirelax
22.09.2008
LE COLPE DEGLI ALTRI
Autore: Toni da Castropera


Nicola e suo figlio, il piccolo Pinuccio di quattro anni,  attesero a lungo il loro turno nella sala d’attesa dello studio medico. Quello del dott. Filippo Finocchi era l’unico studio pediatrico convenzionato ASL di Castropera. L’uomo era impaziente. Nell’attesa fu costretto a portare il piccolo al bagno per ben tre volte a cagione di una irresistibile dissenteria.
Finalmente, l’infermiera li fece accomodare.
Il dott. Finocchi alla loro vista: “Ullalà di nuovo lei con uno dei suoi tanti pargoletti… Sentiamo, cosa abbiamo da suturare oggi ?”
Nicola: “No dottore…”
Il dottore lo interruppe e con sorriso ammiccante : “Dottore?!  Suvvia,  mi può chiamare ‘Fifì’”
L’uomo  si alzò, aprì la porta e rivolgendosi all’infermiera seduta alla scrivania nella stanza adiacente: “Signora, chiedo scusa. Il dottore vuole Fifì…”
Il dottore: “Ma che cosa ha capito ? Venga, si risieda. Fifì sono io. E’ il nome con cui mi faccio chiamare confidenzialmente dagli amici.  Ormai la sua presenza nel mio studio è così assidua che non posso non considerarla un amico”. Poi, tagliando corto : “Sorvoliamo, sorvoliamo… Sentiamo che cosa c’è di nuovo oggi.  Un’altra coltellata… Il solito salto con l’ombrello dal balcone o la consueta discesa con la bicicletta per le  scale del condominio?”
L’uomo irritato : “Dottore… ops Fifì… dott. Fifì o come diavolo ti chiami. Non fare lo spiritoso con me. Le coltellate i bambini se le danno solo quando trasmettono Zorro in televisione. La colpa è della televisione… Quanto al salto con l’ombrello dal balcone, era anche  il mio gioco preferito quando ero bambino. Ma io non mi sono mai  fatto un graffio. Lo sa perché? Ai miei tempi gli ombrelli erano molto più resistenti. I miei bambini si fanno male perché sono criminali gli ombrellai che me li hanno venduti. Delle scale del condominio meglio non parlare. La colpa è della speculazione edilizia. Se i pianerottoli fossero stati più ampi, i bambini avrebbero potuto scendere le scale con le biciclette senza alcun pericolo. 
“Piuttosto – proseguì l’uomo –  preoccupati del fatto che la cura contro la diarrea che hai prescritto a  Pinuccio, una settimana fa, non ha  dato alcun risultato”.   
La reazione stizzita di Nicola tolse il sorriso dal volto del pediatra. L’uomo non aveva gradito il suo humour. Il medico, visibilmente imbarazzato, si avvicinò al bambino. Gli fece aprire la bocca, chiedendogli di mostrargli la lingua. Poi, sorpreso:  “Sig. Nicola! L’alito del bambino sa di cantina. Per caso gli fate bere alcolici?”
Nicola: “Nooo… Solo  un paio di bicchieri di vino al giorno…”
“Lei è  pazzo – lo interruppe il medico – e per giunta ha il coraggio di lamentarsi delle mie cure per i problemi intestinali di suo figlio!”
“Mi meraviglio di te, dottore  – replicò l’uomo – ma, dopo che il bambino si mangia il  piatto delle cozze crude, embè, non vuoi dargli un po’ di vino bianco, fresco e frizzantino? Sono regole di buona cucina, no?!”
“Inaudito, le cozze crude ?! – urlò il dott. Finocchi –  Lei sta ammazzando suo figlio”
Nicola, rabbioso, con la bava alla bocca: “Sei tu che me lo stai ammazzando perché sei stato tu che mi hai prescritto le cozze nella sua dieta”.
“Cosaaaa? – esclamò il medico al limiti di un collasso – Io avrei  prescritto cozze e vino ad un bimbo di quattro anni?!”
“Già e non mi stupirei che adesso tu lo negassi... – gli rispose l’uomo – Tutti bravi a defilarvi dalle vostre responsabilità …”  Nel contempo, l’uomo si era alzato e cavandosi dalla tasca la ricetta medica prescritta dal medico la settimana precedente: “Come dice quel signore là, ‘carta conta’ … no ‘carta canta’…carta … Uffa, se parlassero chiaro non ci farebbero sbagliare” Poi traendosi dall’impaccio del dubbio: “Conta canta o cunta chinte, la tua  ricetta parla chiaro!. Guarda, guarda! ‘ ... Si consiglia la somministrazione di semolino, riso, pasta ben cotta, carni magre e pesce fresco’… Ecco sei stato tu che lo hai scritto”
Il medico esasperato: “Ma, quando scrivevo pesce non alludevo certo alle cozze. Il pesce adatto per i bimbi è la sogliola, il merluzzo… Mi riferivo a quello. Mi capisce? Quegli esseri viventi che vivono e nuotano in mare…”
L’uomo ironicamente: “E che credi che le mie cozze, invece, vivono e nuotano sulla luna?!”
Il medico, in preda alla disperazione:  “Diamine, ma è possibile che lei non si renda conto di  quanto siano pericolosi i mitili per la salute di suo figlio?!”
L’uomo con sguardo incredulo: “Dottore,  da bambino, io sono cresciuto con pane e  mitili, e sono stato sempre benissimo.  Ogni sera, nel letto, prima di addormentarmi mio padre me ne proponeva qualcuno”.
Il medico con gli occhi strabuzzati: “Di notte… nel letto… i mitili??? E scommetto che dopo le faceva bere anche un bicchiere di vino?”
L’uomo: “Noo, latte caldo!”
Il medico con lo sguardo nauseato: “I mitili con il latte caldo?”
L’uomo: “Già! Io mi addormentavo e li ritrovano nei miei sogni felici”.
Il medico: “Ma, chi i mitili?”
“Certo – replicò Nicola – “Quelli di Ercole, Ulisse, Achille, Giasone…”
Il medico prese a schiaffeggiarsi  la testa glabra con ambo le mani.  Poi, riprendendo il discorso in uno stato di delirante disperazione: “Senta! Dare a un bimbo di quattro anni cozze crude e vino significa esporlo al rischio gravissimo di contrarre epatite virale. Lo capisce questo, si o no?”
Alla domanda, il buon Nicola si rasserenò di colpo e con tono amichevole e sorridente: “Dottor Fifì, allora tutta la tua  preoccupazione consiste in questo? Il rischio di una epatite?! Ahahahahahah!  Tranquillo, tranquillo, dottore. Allora, il bambino non corre alcun rischio ! Già, perché l’epatite l’ha presa due anni fa… Quelle malattie là, le ha prese tutte: l’epatite, il morbillo, la varicella, la rosolia… Gli manca solo la meningite. Quella tarda ad arrivare, purtroppo… Pensa un po’, quanto ero precoce: alla sua età  io  l’avevo già avuta!”
Il medico si alzò di scatto dalla sua sedia: “Ha proprio ragione, Sig. Nicola, le colpe sono sempre degli altri!”

TONI DA CASTROPERA [avv.vitonicassio@virgilio.it]

 

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