Tapirelax
29.12.2008
CAPODANNO
Autore: Andrea

Sono esausto. La giornata più lunga che mi ricordi. Le spese, le pulizie, i preparativi, tutto il lavoro preliminare alla cena ha reso le ore interminabili e pesanti. Le braccia mi dolgono e le vertebre cervicali scricchiolano a ogni minimo movimento. Mi sembra di avere vent'anni di più, o forse trenta. Non sono abituato, c'è poco da dire.
"Sei stanco?", mi chiede.
"Si vede? Non riesco neppure a metterti a fuoco perché un occhio è aperto mentre l'altro si sta chiudendo".
"Vuoi che ti faccia un massaggio?"
"Sei sicura? Ci tengo alla mia schiena".
"Allora dovresti ascoltarmi. Sei appoggiato alla sedia come un vecchio cappotto, non dai una bella impressione”.
"Forse hai ragione. Dove mi metto?"
"Serve una superficie rigida, prendi una coperta e stendila vicino al camino. Il calore aiuta a sciogliere i muscoli".
Predispongo il mio letto di tortura vicino alle fiamme. Abbiamo talmente esagerato con la legna che tarderanno a spegnersi. Emanano una luce così intesa che abbiamo potuto cenare senza accendere lampadine ma solo perché siamo ancora in clima natalizio e così si rispetta l'atmosfera.
"Va bene se mi metto qui?"
"Sì, pancia a terra e stai rilassato. Non così, braccia aperte! Ecco bravo".
Sara inizia a lavorare e impastare premendo pesantemente con le mani sulla schiena.
"Ehi, vacci piano!"
"Non sei abbastanza rilassato” ribatte, “mi stai facendo sudare sette camicie per niente".
"Sono io che sudo, fa un caldo infernale vicino al fuoco".
"Togliti i vestiti".
"Signorina, ha idee strane?"
"Non dire stupidaggini devi metterti a torso nudo. Così posso usare l'olio".
Obbedisco con poca convinzione. L'idea di farmi imbrattare da fluidi puzzolenti non mi alletta di certo. Preferirei di gran lunga andare a sdraiarmi un poco sul... uh! Le sue mani gelide affondano nei miei fianchi come lame di ghiaccio e poi escono subito.
"Aspetta un momento", mi dice, "così non sono comoda".
Si sposta dal lato e si siede cavalcioni sulle mie gambe poco sotto le natiche. Qualche secondo di aggiustamento e parte una seconda stilettata ma stavolta più decisa e profonda che sale fino alle scapole poi prende la via dei bicipiti fino ai gomiti e infine si ritrae come un elastico passando sulle spalle, poi lungo l'incavo della colonna vertebrale e giù fino alle reni e da lì ancora su, in un movimento rotatorio interrotto soltanto da una lieve pioggia di olio. Ma sì, è pure profumato.
Sento lentamente che mi sto sciogliendo. Nonostante la mia diffidenza iniziale mi sembra di stare meglio, di essere effettivamente più rilassato. Devo renderle merito, onestamente. Credo proprio che approfitterò di questa serenità per farmi un pisolino.

Chiudo gli occhi e comincio a divagare. I miei pensieri mi portano lontano sulle spiagge assolate di qualche isola caraibica. La sabbia bianca e soffice come una coperta e il sole caldo e intenso pari al fuoco di un camino. Il mare attorno è calmo e posso sentirne il profumo portato dalle onde. Sa di sale e di alghe e mi avvolge le membra e mi profuma cullandomi dolcemente con la regolarità con cui carezza la battigia. Si alza anche un lieve alito di vento che mi scompiglia i capelli e mi sibila negli orecchi. Lo sento forte e sembra quasi un sussurro, o forse un gemito, o forse... un brivido. Credo di essermi addormentato, eppure mi sento molto sveglio in questo momento. Ho ancora gli occhi chiusi ma non li apro e odo il vento, un alito di vento, o forse alito e basta. La cadenza del respiro di Sara mi risuona nei timpani, ora più lontana, ora più vicina e mi solletica l'orecchio. E' un ritmo regolare con cui comanda le mani sul mio corpo, ora su per il collo e poi giù lungo le braccia fino in fondo alle mani con il suo fiato vicino ai capelli e il suo corpo flesso a toccarmi le spalle. E' un incedere lento ma deciso. Le mie membra così sanate dalle fatiche sono ora pesanti da muovere e prive di sensibilità. Sento solo il calore a vampate, non del fuoco ma di lei che si stende e si ritrae su di me. Mi sento incerto, confuso. Non capisco se sto fantasticando con la mente o semplicemente leggendo la realtà. Forse il forte odore di olio mi ha annebbiato i pensieri o il vino bevuto a tavola sta facendo effetto con un po' di ritardo. E' probabilmente un semplice massaggio questo. Una pratica tra due amici come già altre volte è successo. Certo allora non mi ero spogliato ma poco conta, giusto? O forse ogni secondo è un passo sempre più avanti, i suoi gesti sembrano dopotutto così chiari e la foga che prima metteva nello sciogliere le tensioni e i turbamenti ora sembra scivolare leggermente sulla pelle, carezzarne ogni parte, disegnare le pieghe dei miei muscoli e scrivere frasi sulla mia schiena. La sua bocca vicina alle mie orecchie sospira parole in una lingua impossibile da scrivere ma così chiare e roboanti nei timpani. E ogni volta che si china mi sfiora. A sfiorarmi è la sua maglietta ma ciò che sento è il suo corpo. E' come una scintilla ogni volta che mi tocca. Si accumula elettricità e si scarica in un istante, continuamente, dolorosamente, dolcemente. Vorrei muovermi ma è così avvolgente attorno a me. Sono prigioniero nel suo abbraccio. Un abbraccio che vorrei spezzare, o almeno provarci anche solo per capire se davvero mi cinge.

Deve avere sentito i miei pensieri perché si ferma, sempre seduta, le palme delle mani poggiate ai lati del mio costato. Ritraggo lentamente il braccio sinistro sotto di me e mi sollevo torcendo il busto verso destra e volgendo il capo verso l'alto. Mi è di fronte e i nostri volti quasi si toccano. Respiriamo gli stessi centimetri di aria. L'ossigeno che mi nutre è lo stesso che esce dalle sue narici e dalle labbra socchiuse. Siamo così vicini che non riesco a guardarle entrambi gli occhi e il mio sguardo salta in maniera intermittente sul destro e poi sul sinistro come cercandone le differenze, tentando di leggervi qualcosa che non oso, che spero, che temo. Come nel gioco delle tre carte non so quale pigliare. Non so se mi aspetta uno schiaffo o una carezza, se avanzare o retrocedere se districarmi o...
E’ pur vero che due corpi esercitano una mutua attrazione l'uno verso l'altro tanto maggiore quanto minore la distanza che li separa. Quanta scienza c'è in questo momento, non so neanche dire se fisica o chimica. Ma tanta chiarezza di spiegazione rende me sempre più confuso e il mio corpo sempre più rigido in una torsione innaturale, un movimento rallentato ma impossibile da fermare. Sono come un continente alla deriva in lenta e continua progressione, mosso da forze sotterranee cui è vano opporre resistenza sia con la forza che con la volontà. Sono trascorsi minuti o forse solo secondi e i nostri nasi che quasi si toccano indicano una direzione ben precisa. Devo rompere questa immobilità o sento che potrebbe durare fino a domattina, un cenno, un gesto. E che diamine però siamo in due! Ma lei non si scompone, non un cedimento, una goccia di sudore, un battito di ciglia. I gesti non mi riescono, devo tentare con le parole. Sono maestro, devo solo sforzarmi o forse lasciarmi andare, prendere spunto dalla situazione, creare un punto d’inizio allacciandomi a ciò che stavamo facendo per andare oltre, aprire una nuova strada, una nuova pagina, lanciare un’ancora di rottura di questa empasse che porti a una continuità partendo dal presente, dal massaggio appunto: è da quello che devo estrapolare con leggiadria senza dire ma lasciando intendere.
Con convinzione dico: "Hai finito?".
Gelo nella stanza.
Perché il caminetto non fa più il suo dovere? Perché il suo volto è ora una maschera di cera e questa immobilità sembra molto differente da prima? Perché quelle parole che ripetute nella mente dovevano essere tanto chiare, cariche di significato una volta pronunciate avevano un suono così diverso?
"Sì, ho finito. Direi che è tardi. E' meglio che ti vesti se non vuoi buscarti un raffreddore".
Non faccio in tempo a dire altro che è già entrata in cucina. Non schiaffi né carezze, smorfie o misteri svelati sul suo volto. Forse non era niente di così importante, solo uno scherzo del caso. Una situazione imbarazzante del momento. Tra qualche anno forse ci rideremo sopra. Ma domani?

ANDREA [arivieri@yahoo.it]

 

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Commenti [2 commenti]

Grazie, gentilissima! ^^

Andrea | 04.01.2009  18:31 

carpe diem... ma perchè perdiamo gli attimi in questo modo!!!
E bravo Andrea scrivi sempre in maniera impeccabile di situazioni reali! Complimenti!
B.

Amica di Porthos | 28.12.2008  18:55 

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