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Tapirelax
07.12.2009
NONOSTANTE
Autore: Robirobi

Il capo reparto giunse con il temporale, ma senza tuonare. Mi disse con un filo di voce:
"Oggi è l’ultimo giorno".
Gli sorrisi e annuii.
Il capo deglutì. Le macchine ronzavano. "Da lunedì stai a casa".
Mollai la scatola. "Sto lavorando da un mese. Io sono un vero incapace, e so fare le scatole come mi è stato chiesto. Io non ho mai preteso nulla, io faccio bene le scatole e basta.".
"La macchina si vuota" mi disse il capo, ma senza il solito rancore.
"’Arda che bella scatola, il suo fondo ben incastrato, il suo bigliettino di controllo. Eh? Che te ne pare?".
"Non è questo - disse - è che non sappiamo chi sei, non ci hai portato i certificati. Ti abbiamo fatto un favore, nel caso non l’avessi capito".
A me il favore sembrava di averlo fatto a loro. "Vado in comune a fare il certificato, allora. Dico che abito nei campi e loro scrivono che abito nei campi e voi potrete leggere che abito nei campi".
Il capo si mise le mani nei capelli. "Santo Dio, ma tu da dove sbuchi? Vai in comune a dire che abiti nei campi. Ma qui hai chiuso".
"Hai visto, capo? Tutto risolto. ‘Arda qui, che bella scatola".
Mi sospinse con dolcezza. "Guarda la macchina, che si vuota. C’è un altro problema. E’ arrivata una macchina nuova. Fa le scatole da sola, capisci?".
"E io come farò?".
"Non hai soldi da parte?".
"Nel mio paese non esistono i soldi".
Scoppiò a ridere e si rivolse agli altri. "Sentitelo, dice che nel suo paese i soldi non esistono". I colleghi esalarono un residuo di respiro producendo una risata gengivale.
Indicai in alto, verso il soffitto. "E poi nella pancia dell’Orsa non posso tornare. Non finché non vengono a prendermi".
Il tuono strapazzò i finestroni. Pensai che sarebbero crollati.
"Forse sono venuti a prenderti" fece il capo, con un debole sorriso.
"La nostra civiltà non conosce il doppio senso di circolazione".
Il capo intercettò il direttore del personale con la coda dell’occhio. "Non mi interessa se vieni dall’Orsa. Con oggi hai finito" disse e si allontanò, grattandosi la nuca con una chiave del ventiquattro.
Guardai le scatole. A me sembravano ben fatte. Quando il capo ripassò gli feci cenno di avvicinarsi. "Quante scatole fa al minuto la macchina?".
"Fino a dieci".
"Dieci! Indicai i miei compagni. "Allora, lui, e lui, un giorno potrebbero essere rimpiazzati da una macchina. Finirà così, non è vero?".
"Un giorno, forse, ma non vedrò quel giorno. Poi ci vuole sempre qualcuno in carne e ossa per controllare. Guarda le scatole, fai la scorta".
Il capo vide che ero abbattuto. "Allora, ascoltami bene. Domenica, per cominciare, ti prendi una bella sbronza".
"Sbronza? Cos’è una sbronza?".
Si rivolse agli altri. "Non sa cosa è una sbronza". Quelli provarono a sorridere. "Entri in un bar, almeno quello sai cos’è, no? Entri e chiedi qualcosa di forte. Poi ne chiedi ancora. Dopo un po’ ti gira la testa. Quella è una sbronza".
"E a cosa serve?".
"Per essere contenti. Io il fine settimana ho bisogno di essere contento. Se vuoi usciamo insieme".
"D’accordo".
"Guarda le scatole. Poi per essere più contento ancora vai a cercare una donna. Quando cerchi una donna ci sono due modi. Uno è chiederle se viene con te, non devi pagarla, però devi portarla a mangiare fuori, come minimo, ma non è così semplice. Non vengono automaticamente a letto con te solo perché le fai mangiare".
"E poi ho un letto d’erba e le formiche mordono".
"Allora devi cercare un alberghetto, capito? Sai cosa è un alberghetto? Senti, è venerdì e io non ho voglia di spiegarti cosa è un alberghetto, sono già abbastanza stanco. Fai così, chiedi in giro. Poi c’è l’altro sistema, che è più semplice, ma occorre la grana. Non è necessario portare la donna a mangiare fuori, però per il resto si deve pagare".
"E tu ci vai con le donne?".
Il capo si avvicinò al mio orecchio. "All’occasione".
"D’accordo. E poi?".
"Poi vai negli uffici comunali, ti metti in regola. E’ meglio se prima ti trovi un lavoro, è più semplice, capito? Altrimenti magari ti rispediscono via".
"Impossibile. Ci vorrebbe un risucchio uterino".
Il capo si accorse della presenza del direttore. "Guarda le scatole – disse brusco – muoviti". Quando l’aria tornò pulita si avvicinò con un bigliettino. C’era il suo indirizzo. "Domani sera alle nove precise" mi disse, e mi strizzò l’occhio.
"Precise" ripetei. Solo non avevo capito bene questa faccenda della contentezza. E non avevo capito cosa avrebbero fatto tutti, quando le macchine avessero preso il posto degli uomini"
Pioveva a dirotto, eppure gli altri si fermarono a salutarmi, mi davano pacche sulle spalle, mi sorridevano. Dovevano aver saputo che l’indomani sarei andato alla ricerca della felicità.

ROBIROBI [cpkpst@tin.it]

 

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Commenti [1 commento]

di estrema delicatezza.. proprio bello!
annez

amarti | 09.12.2009  18:29 

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