Tapirelax
08.02.2010
RIENTRARE
Autore: Robirobi

Ricordo bene gli anni dell’asilo, perché all’asilo ho raggiunto la mia completezza e maturità di uomo.
Ricordo la cuoca, i girotondi, il ritratto fotografico davanti al disegno murale del lupo cattivo.
Ricordo la cascina, la mia vicina che faceva il bagno nella tinozza, nel bel mezzo del cortile, e si vergognava, ma a me quel nudo non diceva proprio niente.
Ricordo che parlavo davanti a una botte arrugginita e le dicevo: "gli attributi e i contributi" e ascoltavo il suono di parole troppo difficili.
Ricordo i gradini stretti che portavano nelle stanze piene di santini, e i mattoni rossi che si accendevano al sole della sera. Ricordo il grande noce dietro casa.
Ricordo la mia prima ferita, un badile che avevo astutamente pestato e che mi si era rivoltato contro, tagliandomi la gamba sinistra. Ricordo il pianto come se fosse ora. Ero seduto e guardavo il mio taglio nuovo, e fu lì che capii che la vita sarebbe stata più o meno un fiotto di sangue.
Ricordo il pollice steccato in seguito a una caduta correndo fra i banchi dell’aula, nomi di bambini e di bambine, le cerbottane e le partite di pallone.
Ricordo quando diventai pirata sul balcone di casa e la condanna a morte che ancora adesso mi insegue. Ricordo le lune di tutte le sere calde e il disegno di un cratere che somigliava alla gamba di un’amica di mia nonna. Ricordo che cominciai a scrivere su un quaderno a quadretti, e che inventavo con i miei amici scene di paura e le recitavo sotto un grande cedro, nelle grigie giornate dove non c’era altro da fare.
Ancora ricordo una ragazza dai capelli lunghi e tenevo d’occhio alla finestra quando lei usciva e poi la seguivo poco distante e ancora adesso la ricordo e sono innamorato di quell’icona e a pensarci bene, anche se ero sicuro di no, lei si doveva essere accorta di quel passo incerto che la pedinava.
Ricordo con quello stesso passo evitare le righe del marciapiede e il numero quattro che elessi a numero sfortunato da quando diedi in sogno due schiaffi per parte sulle guance di mia nonna ed ella si trasformò in un teschio di gallina.
Ricordo l’eremitaggio dell’adolescenza, la scelta di avvolgermi nel mistero con il mutismo, davanti alla ragazza che mi piaceva, e lei alla fine scelse un altro. Decisi di parlare e di farmi avanti con una seconda ragazza, abbandonando il mistero e mettendo a nudo i miei sentimenti, e anche quella scelse un altro.
Ricordo che studiavo sempre, ma ora non ricordo cosa diceva il libro di storia a pagina trenta.
Ricordo che facevo sempre le cose senza esigere compensi, ma altri riuscivano a farsi pagare. Era la seconda cosa che capivo della mia vita.
Ricordo la fistola sacro coccigea, la rottura del tendine, dei legamenti del pollice, la scheggia di legno nel piede sinistro, il taglio sulla nuca contro il letto quando giocando a carte mi ero lasciato cadere indietro pensando - questo prima del dolore - "Ho vinto, sono fuori".
Ricordo di non essere più rientrato, da allora. E cercavo in ogni dove, guardavo le nuvole, bramando un appiglio che mi desse un buon motivo per tornare in me, ma né il colore dei cumulonembi né il soffio degli alisei si davano molto da fare per elogiare i vantaggi della salute.
Ricordo che volevo scrivere qualcosa per cui farmi perdonare, qualcosa per poter rientrare, ma non mi veniva nulla che non fosse il semplice ritratto del mondo. E allora mi sforzavo di scrivere ciò che la descrizione non presentava, violavo i sensi per portare alla luce rovine che nessuno vedeva, e anch’io facevo parte di quelle rovine.
E allora mi chiesi a cosa serviva scrivere, e me lo chiedo ancora adesso, e non descrivo nulla e non scavo negli strati della terra e non studio la dendrocronologia e aspetto che le parole vengano da sole come quando arriva la febbre o un conato di vomito.
Non posso far nulla per non ascoltarle, non posso lasciarle morire.
Salvo le parole, se questo è un mestiere. E’ un modo per rientrare, o forse per rimanere fuori per sempre.

ROBIROBI [cpkpst@tin.it]

 

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Commenti [1 commento]

UNIVERSALE
(almeno per chi ha certi anni nella carta d'identità!)

amarti | 12.02.2010  17:02 

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