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Tapirelax
23.02.2009
ROSA
Autore: Andrea

Ti ho incontrata una mattina. Passeggiavo nel parco immerso come sempre nei pensieri di tutti i giorni, quelli che nascono dalle esigenze quotidiane e ci sembrano importanti solo perché continuamente presenti. Non sapevo che la vita potesse essere imprevedibile e non immaginavo che quel giorno ne avrei avuto la prova. Il mio sguardo distratto che solitamente sfiora il mondo circostante senza registrare nulla che sia degno di riflessione, di stupore o di memoria, improvvisamente si è fermato su di te. Stavi dritta lungo quella siepe, non lontana dal boschetto in cui sogliono giocare i bambini. L'ombra di quegli alberi maturi ti velava di mistero, ma un raggio di sole rifletteva su di te mille colori e io ne sono rimasto abbacinato. Ti ho osservata a lungo senza muovermi e forse senza pensare. Mi rendo conto di non essermi comportato bene, di essere stato troppo sfacciato nei tuoi confronti. Il rossore che ho visto era dunque imbarazzo o pudore?
Avrei voluto avvicinarmi di più, almeno qualche passo per guardarti meglio da vicino mentre tremante bramavo tendere la mia mano verso di te e sfiorarti con le dita. Un gesto d’istinto, desiderio, passione che scuote le membra. Ma non credo l’avresti gradito. La tua freschezza e la tua morbidezza ne avrebbero risentito.

Da quel giorno ti ho incessantemente cercata e ti vedo sempre in quel parco. Ogni mattina alla stessa ora, ma non tutti i giorni perché ancora i problemi quotidiani hanno il loro peso. A volte faccio un giro attorno all'aiuola principale, vicino al laghetto in cui nuotano gli ultimi due cigni metropolitani e ritorno nuovamente sui miei passi per osservarti una seconda volta. Altre, uscendo di casa prima del solito mi siedo sulla panchina e fingendo di leggere il giornale rimango a contemplarti qualche minuto in più.
Le persone che abitano il parco sono sempre le stesse: ogni volta incontro la vecchina dei piccioni o quella mamma che accompagna il bimbo dalla cartella gialloblu. Mi salutano gentilmente e anche se non ci siamo mai parlati sento che ci conosciamo. Chissà se loro hanno capito che passo ogni volta solo per te, che se quel giorno non ti avessi notata forse il parco non avrebbe questa attrazione su di me. Gli uccelli non mi sembrerebbero allegri e neppure le biciclette che schizzano sassi ai passanti mi donerebbero quiete. L'aria poco dissimile dal traffico vicino non sarebbe in grado di ossigenarmi i polmoni e la mia mente non viaggerebbe sulle onde di una fantasia così tangibile.
La mia vita quotidiana è piacevolmente cambiata. Più gentile e disponibile, mi ritrovo sovente a sorridere lasciando increduli i miei vicini. Quei pochi minuti, la mattina, sprigionano un'emozione così intensa che dura tutta la giornata. Ed è solo per te che io sorrido, che sono felice. E' solo per quei brevi istanti che non mi pesa alzarmi presto, sempre prima, e anche la sera restare sveglio, seppure sdraiato, rimirando il soffitto, scrutando oltre di esso verso il cielo infinito, verso il sole ancora addormentato in attesa che sorga presto. Il resto della giornata scorre sempre più veloce, entro ed esco di casa quasi fossero trascorsi pochi minuti. Tutto il tempo è compresso e non ricordo più da quanto continua questa storia.

Anche stamane sono giunto al parco ma tu non c'eri. Il sole era pigro e tiepido come sempre, ma tu non c'eri. Anche il bambino correva e spaventava i piccioni e la mamma ripeteva incessante i suoi rimproveri desueti. Ma tu non c'eri.
Mi sono avvicinato incerto alla siepe, abbandonando il giornale sulla panchina. Di te nessuna traccia. Ho controllato nei paraggi, niente. Impaurito ho cercato uno sguardo di intesa e conforto negli altri passanti ma nessuno sembrava curarsi di me. Sono corso dalla vecchina e le ho chiesto notizie, speranzoso, raccontando tutto di te, di noi, del tuo colorito, ma possibile che non ti avesse mai notata? Ero in palese agitazione e i presenti mi guardavano straniti. Non capivano, era evidente, ma io lo sapevo. Sapevo che ti avevano portata via da me, rapita. Forse era stato qualche uomo distinto, di quelli dal cappotto lungo che credono di poter avere sempre tutto. Sono capaci di belle parole e modi lusinghieri. Ti avrà portata a casa sua e salendo le scale avrà incontrato la vicina di casa che si sarà complimentata con lui per quanto sei bella. Poi si sarà accomodato in salotto e stringendoti tra le mani avrà inspirato il tuo profumo gentile, leggermente selvatico e avrà impresso le sue labbra su di te.

Sto girando la città scrutando in alto lungo le facciate dei palazzi. Sono sicuro che tu sei lì, alla finestra, che osservi fuori cercando un raggio di sole. Forse avrai troppo caldo o troppo freddo ma a quell'uomo non interessa, vuole solo possederti. Carezzandoti con le sue mani rudi, senza delicatezza, finirà solo per ferirti. In fretta lascerai la tua aria pura, incontaminata. Violata, sarai sempre più spenta, ogni giorno che passa e quando avrai perso tutto lui ti abbandonerà per un'altra. Non avrà pietà, gli sembrerà naturale e non ci sarà biasimo da parte della gente perché il mondo va così. Ed io, ritrovandoti, non saprò riconoscerti. Cercherò in te il profumo inebriante della prima volta e quel colore puro e leggero che ormai non ci sarà più.

Anch’io, quel giorno, avrei voluto averti. In ogni caso non ho saputo proteggerti. Perdonami, se puoi.

ANDREA [arivieri@yahoo.it]

 

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Commenti [1 commento]

ci avevi abituati ad altri finali con il medesimo tema.
Ora i perdenti sono due su due.
E' una malinconia che mi affascina.

robirobi | 25.02.2009  12:54 

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