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Tapirelax
30.06.2009
MUSIC CORNER - 19
Shane McGowan mi deve sette pinte
Autore: UfJ

The Pogues 13/6/2009 – Milano, Palasharp

Ah, gli anni ottanta, gli anni ottanta. Fumosi e sberluccicanti. Chitarre a tre punte, Spagne, Sabrinesalerno, Samantefocs, reggiseni capezzolari, divise, frangione, pailettes, videoclip più amatoriali di un porno tedesco. Band che diventavano celebri il giovedì sera a Popcorn e domenica pomeriggio a Discoring s’erano già sciolte.
Ma i grandi c’erano ancora tutti, eh sì. Tenevano botta.
Per esempio c’erano i Rolling stones  col magnifico ‘Dirty work’ [1986] (traduzione dall’inglese: “Una porcata”). Nello stesso anno c’erano pure i Black sabbath con il fantasmagorico ‘The seventh star’. C’erano gli Who, che nell’82 buttavano fuori l’immaginifico ‘It’s hard’, del quale ancor oggi non riescono a smettere di vantarsi (“Quel disco neanche lo ricordo: eravamo fuori di testa per l’alcool e le droghe”, rammenta con una punta d’orgoglio Pete Townshend). C’erano i prolificissimi Jethro tull (‘Under wraps’ [1984] preceduto dal superhit riempipista ‘Lap of luxury’, una sola meritatissima stellina Allmusic). C’era Neil Young col consueto profluvio di capolavori (‘Reactor’, ‘Trans’ e ‘Landing on water’). Dylan batteva la testa contro una colonna di marmo e pubblicava l’immarcescibile ‘Knock out loaded’ e, nel medesimo anno, i cinque Deep purple riuniti finivano uno dopo l’altro contro la stessa colonna e mettevano in giro l’ispiratissimo ‘House of the blue lights’. I Led zeppelin purtroppo non c’erano più, ma i due album solisti di Page (‘Outrider’) e Plant (‘Shaken and stirred’) facevano impallidire persino i più esigenti fan dei Kajagoogoo. E come dimenticare i più grandi di tutti: loro maestà i Pink floyd, che proprio nell’anno del signore 1987 seppero celebrare la reunion del millennio dando alle stampe l’autoesplicativo ‘A momentary lapse of reason’: Autoesplicativo nel senso che il titolo risponde alla domanda “Mi chiedo per quale stronza ragione abbiate partorito una merdata del genere”.
E poi c’erano i Pogues, sciatti, brutti, malandati. Era difficile che passassero i loro video in TV. Cantavano cose come ‘Dirty old town’, ‘Fairy tale of New York’, ‘Rainy night in Soho’. Canzoni che facevano piangere dall’emozione. C’era quel pezzo di stronzo di Shane McGowan che sembrava glieli dettasse l’onnipotente in persona, i testi. Quel canchero di Shane McGowan, alcolizzato, tossico, che ce le cantava, sì, altroché, con quella sua voce strascicata, calda, strafottente, emozionante, unica. Quel figlio d’un cane di Shane McGowan.
Sono passati vent’anni da allora, e salta fuori che adesso, nel duemilanove, i Pogues vengono in Italia. Per la prima volta. Sono gli headliner del Rock in Idro, all’Idroscalo. Prima i Floggin’ Molly, poi i Gogol bordello, poi i Social distortion, i Babyshambles e infine loro, i Pogues, buoni ultimi.
Non posso mancare.
Poi scopro che per ragioni strettamente legate al mestruo della moglie del sindaco di Milano, il concerto viene spostato dall’Idroscalo al Palamerda (ex-Palatrussardi).
Figa che caldo.
Ah, fanculo. Ci vado lo stesso.

La temperatura s’è abbassata a soli 7000 gradi, dentro, e il pavimento è appiccicaticcio di birra e sudore. Sono le undici di sera e il palazzetto è pieno per tre quarti. Gli altri, fuori, si godono finalmente un po’ di fresco. Ovazione. Shane McGowan esce fuori. Barcolla fino al microfono e poi ci si appoggia per non volare in terra. E’ sbronzo duro. Non riesce a farfugliare neanche un saluto. Parte il primo pezzo. Shane biascica qualcosa, ma a metà pezzo smette di cantare. Così anche per il secondo e per il terzo. A un certo punto trova una sedia nei pressi della batteria e ci poggia il culo. Mette la faccia tra le mani e guarda in basso. Sussulta. Poi scappa via. Da lontano non vedo bene. Sul palco arrivano un paio di tizi con degli asciugamani e puliscono (suppongo) il vomitino di Shane. La band fa una battutina e parte con uno strumentale. Ma la solfa non migliora: senza i ragli di Shane è ancora più evidente che pure gli altri fanno cagare. I cambi di ritmo sono dei grovigli di suoni, la sincronia è una chimera, le chiusure sono una questione di opinione (vedi l’amputazione, ahimè, proprio di ‘Dirty old town’) e nessuno che sappia realmente dove si stia andando a parare. Uno dei chitarristi a un certo punto caccia via lo strumento e comincia a picchiarsi un vassoio sulla testa a ritmo di musica, e quando il vassoio ha pigliato la forma della testa lo gira e comincia a picchiare dall’altra parte. Intanto SMG va e viene e probabilmente a furia di marciare ha smaltito un po’ la ciotola, tanto che a un certo punto biascica un comprensibile ‘Grazie Milano’.
Fatto sta che a dieci minuti dall’inizio è cominciato il deflusso del pubblico. Alla fine del concerto ci arriviamo in, boh, cinquecento. Neanche.
Beh, io dico che SMG può anche trincarsi cento pinte di nitroglicerina per sera, se vuole, sono solo cazzi suoi, ma io sono in credito di un concerto. I Pogues mi devono trentacinque sacchi. Sono circa sette pinte.

No, in realtà no. Non è propriamente così. Tenetevi pure le vostre stronze pinte, bevetevele alla mia e, se ancora ci riuscite, vergognatevi. Io mi sento appagato comunque, ché nel pomeriggio mi sono visto gente che, a differenza vostra, sa stare su un palco con professione e dignità. Nel pomeriggio i Social distortion, i Gogol bordello e pure i Floggin’ Molly hanno saputo mettere in scena ottime performance. E onore al merito proprio a questi ultimi per aver stabilito, alle cinque del pomeriggio, il record assoluto di affluenza: palazzetto gremito sia giù in platea che sugli spalti. No, dico, i Floggin’ Molly che fanno tutto esaurito al Palamerda di Milano. Diciamo diecimila persone? Diciamo diecimila. Tutti in piedi a saltare, pensa, me compreso. Quei sette coglioni sicuro che c’hanno qualcosa da raccontare alle loro mogli, appena rimettono piede a casa. Ah, sì.

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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Commenti [5 commenti]

Capita sovente in un concerto rock che sia proprio l'aspettativa nel pubblico a determinare la bellezza o meno di un concerto. Naturalmente, assieme a mille altri fattori emozionali di minor rilievo.
Perchè il rock è emozione, prima di tutto. Nulla è già pronto e, anzi, se lo è allora risulta probabile percepire il lezzo di pietanza riscaldata. Razionalmente sapevo che cosa aspettarmi da SMG: anch'io ho visto alcuni spezzoni in giro per la rete. Ma emotivamente volevo QUELLO SMG che cantava QUELLE canzoni così pazzesche. La mia delusione, in questa ottica, è altrettanto legittima quanto la tua soddisfazione.
Un commento, sempre in tema di emozione: è proprio quella, principalmente, che cerco di trasmettere con le mie recensioni. Non sono un tecnico, non scrivo canzoni, non ho mai suonato in una band. Ma da quasi trecento concerti sono lì davanti, oppure didietro, o in mezzo, o di lato, sotto la pioggia che mi diluisce la birra o col sole che fa evaporare i pensieri.
Io sono uno SPETTATORE.
E racconto, da spettatore, ciò che mi è frullato per la testa durante lo show. Dico la mia, tutto qui. Se hai un'opinione differente saremo ben lieti di ospitare la tua recensione. Lo dico senza polemica.
Quanto alle canzoni non terminate, non sono in grado di ribattere dettagliando perchè ormai è passato un po'. Ma ricordo nettamente quella sensazione di incompiutezza che provai in un paio di occasioni, nelle fasi iniziali del concerto. L'ultima fu proprio sul finale di 'Dirty old town'. Mi sbaglio anche su questo? Può darsi. Sono certo di non sbagliarmi, invece, sulle emozioni (negative) che ho provato in quella circostanza, e che ho cercato di trasmettere. E devo esserci pure riuscito, a giudicare dalla indignazione che sono riuscito a sollevare.
D'altronde, non è altro che rock n' roll...

UfJ | 28.07.2009  17:50 

Evidentemente, se anche tu concordi sulla magnificenza delle canzoni, significa che abbiamo visto il concerto con due approcci completamente differenti. Tu ti aspettavi una performance molto migliore e quindi sei rimasto delusissimo, io al contrario mi aspettavo una performance nettamente peggiore, di conseguenza sono stato contentissimo. Avendo visto qualche spezzone di concerti di Shane Macgowan with the Popes su youtube risalenti al 1995 in cui veramente si creavano delle situazioni imbarazzanti, con altri membri del gruppo costretti a cantare per riprendere il ritmo delle canzoni, mi aspettavo che Shane avrebbe fatto solo poco più di una comparsa, magari cantando solamente la prima e l'ultima.
Al contrario, secondo il mio punto di vista, è filato tutto liscio, nel senso che era stato preventivamente deciso di far cantare a Shane solo 2/3 canzoni consecutivamente e di inserire quindi un pezzo strumentale o cantato da altri per permettergli di riposare.
Le canzoni che lui ha cantato le ha tutte portate a termine, certo, con una voce che assomiglia solo lontanamente a quella che aveva una volta, spesso rallentando il ritmo costringendo gli altri membri del gruppo a rallentarlo, qualche pausa troppo lunga tra una canzone e l'altra, ma canzoni troncate a metà non ce ne sono state.
Quanto al fatto che abbia salutato o meno al suo ingresso e chi fosse a picchiarsi il vassoio in testa, beh, questi in fin dei conti sono solo dei dettagli che ben poco hanno a che fare con la buona riusita del concerto.
A me i Pogues quella sera hanno regalato grandi emozioni quindi personalmente non vedo di cosa si debbano vergonare.

lodovico.salvaterra | 28.07.2009  11:54 

ripensandoci bene mi ricordo che all'ingresso shane ha bofonchiato qualcosa che suonava come "jjjjj mhla". quello del vassoio io me lo ricordo con una chitarra acustica, ma... beh, sì, potrei effettivamente sbagliare. concordo con te sulla magnificenza delle canzoni.
in generale, il tono del tuo post mi lascia supporre che cerchi la polemica invece del dibattito. ragione per la quale mi fermo qui. passo e chiudo.

UfJ | 27.07.2009  09:29 

Ma che MAREA DI CAZZATE.
Forse eri sbronzo tu, perchè il grandissimo geniaccio di Shane MacGowan sarà pur stato sbronzo come al solito, ma non è assolutamente vero che interrompeva le canzoni a metà!!! Le ha tutte portate a termine dignitosissimamente...
Non è nemmeno vero che non ha salutato, perchè quando è entrato ha detto:"Salute Milano".
Quello che si picchiava il vassoio in testa era il flautista e non il chitarrista.
Io il deflusso del pubblico non l'ho visto.
A me i pogues non devono pagarmi nemmeno una minerale perchè sono grandissimi, se non hanno suonato in maniera eccelsa non me ne frega un cazzo, le canzoni sono di una bellezza sconvolgente!
Se sei lontano e non vedi bene pazienza, il problema vero e proprio è che non ci senti neppure bene, oppure per qualche oscuro motivo devi provare un gusto particolare nel dire delle cose non vere !!!

lodovico.salvaterra | 24.07.2009  15:44 

Ottimo resoconto, Alberto! Per i miei gusti n po' pantofolai, è più divertente leggere i tuoi resoconti che andare ai concerti...! Gratulations!

Matteo | 02.07.2009  14:58 

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