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Tapirelax
04.08.2009
IL MERLO DI SANTA ANALFABETA
seconda parte
Autore: Toni da Castropera

(...)

Dopo aver congedato il commerciante, che scomparve giù per il pendio con le sue bestie, il priore provvide scaltramente a dividere la somma lontano dagli occhi dei suoi confratelli, trattenendo per sé le sessanta banconote da cento incassate in eccesso e versando al frate tesoriere le ulteriori sessanta la cui somma era corrispondente al prezzo effettivamente pattuito. 
Quel giorno il convento fu in festa. Il priore fu osannato per la sua abilità commerciale. L’abate infranse la regola del silenzio durante il desco per declamare un encomio caloroso a favore del priore. Doppia razione di castrato ai ferri a pranzo a tutti i frati. Doppia razione di orazioni vespertine anche al Padreterno glorificato per aver propiziato l’affare. Gli unici ad essere tartassati furono i poveri Fra’ Crescenzio e Fra’ Erminio, appellati malamente come “pessimi uomini di affari” e “benefattori di mercanti”.  
Il povero Papagna, il giorno successivo, rivendette le pecore acquistate alla fiera di san Fulgenzio. Non riuscì a conseguire più di trenta lire per capo. “Purtroppo, i furbi non godono se i fessi non soffrono” disse ieraticamente il commerciante quando ebbe terminato la vendita.  
Tre giorni dopo nel borgo di Cantone,  alle prime luci dell’alba il picchiotto del portone del palazzo sito al civico 13 di Via Santa Analfabeta, batteva insistentemente. Erano due carabinieri. Un uomo curato e distinto aprì la porta. I militari all’uomo: “Cerchiamo un tale Giuseppe Papagna. Siete voi?” Al cenno affermativo dell’uomo i gendarmi lo invitarono a seguirli in caserma. L’uomo indossò un elegante pastrano color kaki  e un fine cappello a falde larghe. Si incamminò con loro. In caserma trovò il maresciallo che parlava animatamente con Fra’ Leonardo. Lo accompagnavano Frà   Crescenzio e  Fra’ Erminio. All’arrivo dell’uomo, il priore gli si avventò contro: “Mascalzone ! Tutte false … Tutte false me le hai date”.  Poi rivolgendosi al Maresciallo: “Si è’ lui! Lo riconosco. E’ il lestofante che mi ha dato quelle banconote”. All’uopo indicò una mazzetta di cartamoneta da cento lire poste sulla scrivania del sottufficiale. La metamorfosi del mercante da crisalide in farfalla non aveva impedito al monaco inviperito di riconoscerlo.
Il maresciallo all’uomo:  “Così avresti comprato 120 pecore pagandole con 60 banconote da cento lire false ?!” 
Al Papagna - rimasto impassibile - sembrò chiaro che il frate avesse occultato ai confratelli e ai carabinieri le ulteriori sessanta banconote false ricevute.
Prima di rispondere, il mercante cavò lentamente dalla tasca del pastrano un foglio di carta piegato su se stesso. Poi esordì: “Vi pare mai possibile che io venissi da voi ad imbrogliarvi e vi dessi nome, cognome e indirizzo?!  Indirizzo presso il quale puntualmente mi avete trovato… Fra’ Leonardo è uomo veritiero ed attendibile, ma temo che con tutti gli affari che conclude possa aver confuso i soldi da me pagati con quelli ricevuti da chissà quale vile mascalzone”.
Nel mentre pronunciava quelle parole, l’uomo aveva aperto il foglio e lo mostrava al maresciallo. Era la ricevuta di pagamento consegnata dal frate.
“Non sono stato io – proseguì il mercante – a consegnargli delle banconote da cento lire, perché io l’ho pagato con banconote da cinquanta”.
Il maresciallo lesse il documento e rivolgendosi al priore: “E’ vostra questa scrittura ? Lo avete firmato voi questo documento?”
Il religioso, paonazzo per la rabbia: “Si è mia la scrittura, ma… Ma, ora non ricordo bene perché ho scritto che le banconote ricevute erano da 50 lire… Mi sono confuso forse… Chiedete ai miei confratelli. Loro hanno visto. Mi pagava con banconote da cento lire…”.
Frà   Crescenzio e Fra’ Erminio si guardarono tra loro scrollandosi le spalle: “Veramente, Fra’ Leonardo, avete fatto tutto voi. Eravate di spalle e noi non abbiamo visto nulla. Abbiamo solo intravisto che per ogni pecora vi consegnava una banconota. Se erano da cento lire ve ne avrebbe consegnato 120. Invece,  voi dite di averne ricevuto solo 60!”   
Fra’ Leonardo era inebetito e frastornato come un cacciatore finito nella propria tagliola. Non poteva perseverare nell’accusa contro il Papagna senza confessare i propri propositi fraudolenti ai danni del convento.
Il mercante – truffatore gli andò in soccorso con tono ammiccante:  “Fra Leonardo, la memoria gioca brutti scherzi con l’età.  Andate in convento e riposatevi. Ormai, le amnesie sono il male della modernità. Sono i sintomi di  una malattia che la medicina inizia a studiare.  E’ una malattia che spegne i nostri ricordi … Proprio come fa la liscivia sul bucato:  ne sbiadisce i colori, anche se precipuamente ne candeggia le macchie di unto. La sua miglior cura è il silenzio…Il silenzio… Meditate tacitamente e con il tempo la memoria, forse, ritornerà… O più probabilmente la perderanno anche i vostri confratelli.  E se non guarirete, poco male: Di certo continuerete a stare nella gloria di Dio e degli uomini!”  
Fra’ Erminio, dopo aver preso sottobraccio il priore : “Si penso che sia proprio il caso di ritornare in convento. Ritengo che l’abate vorrà qualche spiegazione”.
I frati presero la via dell’abbazia. Il priore con lo sguardo da allocco e l’andatura da  merlo sotto l’occhio sospettoso ed inquisitore dei suoi confratelli.
Il Papagna, invece, si incamminò verso casa. Già… Quella su via Santa Analfabeta. Santa famosa per essere la protettrice degli ignoranti e severa castigatrice delle improvvide rapacità dei saccenti.     

TONI DA CASTROPERA [avv.vitonicassio@virgilio.it]

 

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Commenti [6 commenti]

Complimenti Vito, bel racconto!!!
hai un nuovo fan.

ale | Homepage | 26.11.2009  20:01 

Onore. Bello d'avvero.

Porkettamerone | 26.08.2009  19:34 

Una chiosa al racconto: E' una storia realmente accaduta.
Peppe Papagna - nome di fantasia - morì quasi centenario. Negli anni '50 divenne membro del consiglio di amministrazione di una grande banca.
Chi meglio di lui poteva dare consigli ad una banca ?!

Toni da Castropera | 12.08.2009  22:18 

Ho aspettato con trepidazione la seconda parte tanto mi aveva incuriosito la prima. Complimenti.

LVI | Homepage | 12.08.2009  13:16 

vero, chiesa. è piaciuta pure a me. si percepisce l'odore campestre delle bestie in gregge, e l'odore bestiale della cupidigia umana...
un bel racconto, sì sì.

UfJ | 06.08.2009  11:13 

Complimenti.
Una bella storia con echi decameroniani.

kiesa | 06.08.2009  10:32 

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