Tapirelax
04.11.2009
PARKING ANGELO
seconda parte
Autore: Lady Bell

(...continua)

Arriva il sabato. Chiamo Brigida per ringraziarla e per rassicurarla con il parcheggio: mi riprenderò la macchina il giorno successivo.
“Ma come? Non l’hai già presa oggi? La domenica Angelo è chiuso”.
“Cosa? Quel vecchietto non mi ha detto niente, e dire gli avevo anche illustrato  tutti i miei piani...”
“Vecchietto? Ma quale vecchietto? Angelo sarà sui trent’anni. Non avrai mica parlato con suo padre che soffre di demenza senile? Di solito non ci sta mai in contatto con il pubblico...”
“In effetti mi sembrava  di ricordare che ti piacevano gli uomini maturi ma questo era davvero troppo.E ora come faccio? Non possiamo telefonare al figlio?”
“Nti preoccupare: è ancora sabato e sono solo le ventidue. Abbiamo ancora dodici ore circa per “uscirti” la macchina. Fra poco ti raggiungo a Palermo. Non ti preoccupare, eh. Chiederemo aiuto a Santa Rosalia”.
Incomincia a prendermi l’ansia. Devo mantenere i nervi saldi, ma come facico se non riesco a partire? Lunedì inizio nella nuova azienda, mica gli posso raccontare che Angelo si è scordato di dirmi che la domenica è era chiuso.
Mi dirigo assorta nei miei pensieri verso il bar accanto all’Oratorio di San Domenico.
Un parcheggiatore abusivo mi domanda se voglio lasciare la macchina in un posto sicuro, che ci pensa lui a controllarla. “Prima il danno e poi pure la beffa”, penso.
“Scusi – gli faccio – ma lei non conosce qualche scassinatore che mi può aiutarmi a “uscire” una Fiat Idea  da un parcheggio momentaneamente chiuso?”
“Signorina per chi m’ha preso? Siamo gente onesta noi!” è la sua secca replica.
Sarà meglio che ritorni al parcheggio. Chissà, magari con un cacciavite riesco a fare qualcosa.
Il cancello è veramente grande. Immenso il muro di cinta giallo, mi ricorda ancora Berlino.
C’è una cerimonia  serale nella chiesa accanto. Un matrimonio. La gente tutta in ghingheri è appena uscita e  si dirigono verso il ristorante vicino. Non posso neanche tentare lo scasso, in santa pace.
Ma chi se ne frega, in un modo o nell’altro devo uscire da questo guaio.
Nel bel mezzo del mio tentativo di scasso una voce gentile  dietro di me chiede: “Posso aiutarla in qualche modo?”
E’ un  uomo distinto. Alto, magro, vestito in nero con la tuba; bastone da passeggio, ghette bianche e un fiore all’occhiello. Sorride divertito sotto i baffi. E’ molto cortese.
“So che potrei sembrare una ladra, ma per favore non si fermi all’apparenza!”, e gli racconto la mia avventura.
“Posso chiederle che cosa ne pensa della nostra terra, Principessa Lia?”
“Be’, a parte quest’episodio non posso fare a meno di decantare la vostra isola meravigliosa, la cordialità della gente e l’ottimo cibo”.
“Quindi non dobbiamo deluderla, vero?”
Quando mi rigiro a guardarlo, mi accorgo che l’elegante signore non è più dietro di me.
Ritorno al bar all’angolo. Magari qualcuno conosce Angelo e sa dirmi dove trovarlo. “Scusate, conoscete Angelo il proprietario del parcheggio qui accanto? Sapete se va a ballare al sabato sera o se frequenta qualche luogo nei paraggi?”
Il barista è intento a guardare uno spaghetti western, ed è proprio nella fase del duello finale. Non mi ha neanche sentito. Un vecchio puparo seduto al tavolo con  la marionetta del feroce Saladino dormicchia appoggiando i gomiti sul Corriere della Sera, chiaro esempio di come l’informazione concili il sonno.
Triste e sconfitta esco dal bar. Non riuscirò mai a tirare fuori la macchina. Me tapina, cretina, sciocchina, e fra poco pure disoccupatina.
Mi siedo sulla scalinata dell’oratorio di  Santa Cita. Ho sempre pensato che fosse solo un nome da scimmia, ma devo chiederle il miracolo, proprio a lei. Magari divento agile come Cita di Tarzan e riesco a scavalcare il cancello.
Le palpebre si fanno pesanti, cado in uno stato di torpore.
Intravedo in mezzo alla piazza una macchina azzurra, tutta piena di fiori bianchi, di nastri, coccarde. Mi avvicino. Ma è proprio la mia Fiat Idea! C’è una busta nel tergicristallo, indirizzata a una certa Principessa.
Dentro c’è un biglietto. Il testo dice: “Non volevo guastarti il ricordo di una bellissima vacanza Principessa.  Cerca di essere sempre positiva e soprattutto non giudicare mai  dall’apparenza..
Sorridi sempre come hai fatto ora.
Firmato: il Conte”.
Drinn drinnnnnn, drinn drinn, il cellulare mi riporta alla realtà. “Brigida, sei già arrivata? Pensa: stavo sognando che un tipo strano vestito di nero  mi “usciva” la macchina dal parcheggio”.
“Lia sta succedendo qualcosa  di strano. Sono  riuscita a entrare nel parcheggio, ad ammansire Riccardo III,  quando vedo un’ombra accanto alla tua macchina. Mi nascondo dietro il ripostiglio, aspetto qualche minuto e quando esco la tua auto non c’è più. Non riesco a capire se ho avuto un’allucinazione o è stata la paura. Adesso scavalco e da te in un attimo”.

Mi avvicino al cancello del parcheggio ad attenderla. Brigida è diventata pallida e triste per causa del fallimento della sua missione. Triste e pallida pure io, per solidarietà. E in più penso già alla mia disoccupazione. Qualcuno si avvicina correndo nel buio. E’ il parcheggiatore abusivo. “Signorina, signorina  non so se la Fiat Idea azzurra è quella che stava cercando lei… è comparsa nel mio parcheggio davanti a San Domenico. Quasi quasi penso che è “o miracolo”, trasportata qui dagli angeli come la casa di Fatima!”, e si fa il segno della croce. “E’ che io sto lì come un cane da guardia, controllo tutti gli spostamenti, chi va e chi viene  e non ho visto niente proprio. Se vuole venire a riprenderla così mi lascia anche libero il parcheggio...”
Brigida e io ci mettiamo a correre verso la piazza, urlando di gioia.
Tiro fuori le chiavi di scorta, dentro ci sono le originali. Attaccato al portachiavi c’è un fiore bianco, proprio come quello che portava all’occhiello il Signore Gentile.

Brigida mi accompagna al ristorante, dove assaporiamo l’ultima pasta alla Norma annaffiata da un buon Nero d’Avola ricordando i bei tempi passati. “Mia ara Brigida, tutto è bene ciò che finisce bene. E’ stata una vacanza meravigliosa grazie a te... e misteriosa grazie ad Angelo”, le dico infine.
Usciamo, facciamo un’ultima passeggiata nel centro storico. A un certo punto passiamo davanti a una locandina che raffigura un prestigiatore avvolto in un mantello nero. Mi fermo all’improvviso  e divento pallida.
“Lia che c’è?”
“Brigidia,  ma io quell’uomo lo conosco!”, dico avvicinandomi al poster. “Quello li  è il Conte, l’uomo elegante che mi ha chiamato Principessa Lia!”
Brigida sorride “Non sei cambiata per niente figlia mia, tu l’acool proprio non lo reggi! Un bicchiere di Nero d’Avola sei già diventata una Principessa!  Andiamo a casa, va’, che domani ti attende una levataccia!”

LADY BELL [robertacampana@hotmail.com]

 

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