Tapirelax
14.12.2009
UN AIUTINO?
Autore: Abate Lunare

Marisa è in linea.
Da dove, non si sa.
Non ha voluto dirlo.
Forse si vergogna.
Magari non ci ha pensato.
Comunque ha vent’anni e se li sente stretti addosso.
Per lo meno, quando la vedi l’impressione è quella.
Ha la la voce incrinata, come se una sottile crepa corresse lungo tutte le corde vocali.
Spera che non si metta a piangere in diretta.
Non è preparato.
Lavora in radio da anni, ma nessuno hai mai fatto scenate o messo in piedi la solita scena madre.
Di solito chiama gente allegra.
Che magari dice delle banalità allucinanti, ma non crea grossi problemi.
Lei esita. Apre la bocca per dire qualcosa. Poi si ferma.
Non è abituata a mostrare le mutande a estranei.
Ci vogliono quelli giusti, altrimenti è un gesto buttato via.
Si decide.
Sì perché quando mi viene la depressione mi siedo per terra. Non importa dove sto. Mi siedo. Le chiappe a stretto contatto con il pavimento o qualcunque cosa sia sotto di me. E aspetto. Che passi. A volte aspetto un sacco. Mai più di due ore, però. In fondo, sono una ragazza semplice. Mi basta poco per essere contenta. E quando mi è passata, mi alzo. Poi penso. A tutto. Cioè… quasi tutto. Comunque ho un posto preferito. La scalinata del bar. Quello che fa angolo con la via principale. Mi siedo sul terzo scalino. E aspetto. Intanto guardo. I passanti. Le targhe delle macchine. Quelle cose lì, ecco. I clienti, ormai, si sono abituati alla mia presenza. Non protestano. Anzi, mi salutano. A volte mi offrono qualcosa. Ma io rifiuto perché sto bene così. I miei, invece rompono come chissà. Mi assillano. Mi stanno addosso. Sì, perché mi guardano tutti… perché per terra c’è sporco… perché dopo loro figurano male. Quelle cose lì, dai. Lo sai anche tu come funzionano certe cose.
Pausa. Intanto lui annuisce con finta sicurezza. Tanto per far vedere che se ne intende, che sa come si sta al mondo.
A me le cose vanno bene così. Però, come ti ho detto, i miei rompono. Non so come comportarmi. Non chiedo mica molto. Solo che mi lascino in pace. Allora voglio chiedere a te, che conosci noi giovani, che capisci il nostro modo di pensare e ti metti sempre nei nostri panni… cosa posso fare?
Probabilmente non lo sa nemmeno lui.
O le risponde, o manda la pubblicità.
Ma non sarebbe carino.
Allora?
Si schiarisce la voce.
Gli è venuta la trovata geniale.
Alzati, entra nel bar e ordina un cappuccino.
Dall’altra parte si avverte un silenzio da cripta.
La linea è caduta.
E lui spera che non si sia fatta male.

ABATE LUNARE [abatelunare@gmail.com]

 

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