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Tapirelax
24.05.2010
MUSIC CORNER - 27
Niente di altrettanto rock
Autore: UfJ

Litfiba 17/4/2010 – Firenze, Nelson Mandela Forum

Avevo una specie di conto in sospeso, coi Litfiba.
Avevo sì e no diciott’anni, all’epoca, e al Corallo di Scandiano, il sabato sera, una canzone su tre che mettevano su era dei Litfiba. Solo per completezza: un’altra su tre era di Ligabue e il terzo terzo erano Don’t you forget about me o You shook me all night long o Rock and roll. C’era un DJ coi contromaroni, a quei tempi, al Corallo.
Poi venne l’estate. I Litfiba erano in tour. Ricordo quel pomeriggio di luglio davanti al palco, spiaccicati come zanzare, niente birra, niente acqua da bere, solo sabbia e sudore. Di tanto in tanto qualcuno ci sparava in faccia un getto d’acqua a lavare via la polvere e l’arsura, potente, gelido come un’apparizione. Non ero stato a molti concerti, allora. Sting. I Pink floyd a Verona, l’anno prima, ma in platea, seduto. Ci andai con mio padre, a vedere i Pink floyd. E poi Dalla, Guccini e De André al Palazzetto di Parma. Cantautori, musica pop, cose così insomma. Roba tranquilla. Quello dei Litfiba fu il mio primo vero concerto rock. E, qualunque cosa pensiate, ai tempi per me non esisteva niente di altrettanto rock quanto i Litfiba. Ridete ridete. Avreste dovuto vederli.
Quel giorno i Litfiba entrarono in scena all’imbrunire, un po’ più presto del previsto, lo confesso, con mio grande sollievo.
Fu subito il delirio.
Mentre rimbalzavo da un lato all’altro dell’arena come una pallina di ferro in un flipper di gomitate, lassù Pelù si agitava come se gli avessero appena spiegato che quello era il suo ultimo concerto su questa stronza terra. Saltava, correva, sputava, s’inginocchiava, s’arrampicava sulle torri di casse, alzava il dito medio, si tuffava sul pubblico, su di noi.
Sì, sudato e puzzolente com’era s’è rotolato dieci minuti su tutti noi.
Sul palco la band gettava in caldaia badilate di carbone rock.
La temperatura era insostenibile.
Per due ore e passa.
Fuori, a concerto terminato, comperai una bottiglietta di Gatorade e la bevvi in un sorso. Poi ne comperai un’altra e vuotai anche quella.
Ero devastato.
Mi domandai se sarei mai riuscito a resistere a un altro concerto così. Forse cominciavo a essere un po’ vecchiotto per cose del genere.
Però, che figata.

Poi venne il successo.
I Litfiba snocciolavano un album ogni paio d’anni, andavano in televisione, facevano videoclip sempre più lussurreggianti. Vendevano un casino di dischi. Ma il suono non mi piaceva più, si era come liquefatto. E i testi. Erano ripetitivi, stupidi. “Regina di cuori mi mandi di fuori”, “Mangia mangia mangia cintura che si sgancia”, “Spirito libero sto contento quando mi parli dentro”, “Soldi soldi soldi soldi money money dinero”, “Il mio corpo che cambia nella forma e nel colore”. Ma che diavolo era ‘sta roba? Quelli non erano mica i Litfiba che conoscevo.
Trascorsero dieci anni e li ritornai a vedere, i Litfiba. I Litfiba che non conoscevo. Era il 2001, suonavano gratis alla festa della birra di Reggiolo. Eravamo in trecento a dir tanto. Pelù non c’era più. Al suo posto un tizio di Parma che una volta faceva il DJ in una discoteca rock qui intorno. Un cristo biondo capellone che pareva provenire diritto da una cover band degli Accept, capace solo di sbraitare e far girare l’asta del microfono. A quei tempi di concerti ne avevo visti molti di più e forse, non so, forse ero cambiato io.
Insomma, la birra era buona, sì, ma dei Litfiba neanche traccia. I Litfiba erano morti e sepolti. Lo stavano dimostrando dal vivo, lì, su quel palchetto traballante, tra l’indifferenza birrosa del pubblico.
Tornai a casa mortificato.
Però non si fa così, pensavo. Non vale.

E Pelù?
Pelù nel frattempo fa due o tre dischi pop di successo, canta con Jovanotti, mette su famiglia, continua ad andare in televisione. E’ arrivato, insomma.

Poi salta fuori che oggi, a quarantanove anni, invece che approdare in qualche reality, Pelù rientra nel Litfiba. Compro il biglietto per inerzia. L’idea è quella di farmi comunque un bel weekend a Firenze. Dopotutto Firenze è una splendida città, hanno dell’ottimo vino e c’è pieno di belle enoteche e osterie.
Quando entro nel palazzetto sono quasi le nove. Ci sono diecimila fan in visibilio. O dodicimila, forse, o di più. Il palazzetto è gremito e tutti urlano “Piero, Piero, Piero”.
Scuoto il capo, un po’ li compatisco. Ma mi accorgo che dentro mi sento anch’io come loro. Sento che ora che sono lì ho anch’io una gran voglia di vedere un concerto dei Litfiba. Vuol dire che la delusione sarà ancora più cocente.
Luci spente.
Subito Proibito, e poi Resta. Sì, accidenti, Resta!
Ehi, ma...
Poi Cangaçeiro, Paname e Bambino, che – doveroso riportare – Pelù dedica al bambino che è dentro ciascuno di noi, specialmente al bambino che è dentro papa Ratzinger.
Il volo.
Le canzoni sono quelle, il suono pure. Pelù è esattamente come vent’anni fa.
Io?
Io sono lì didietro che salto, faccio le corna e mi sgolo.
Ma io non sono quello di vent’anni fa, no, e lo so che domani  avrò il maldischiena e la voce di un trans
Ma cazzo!
Dio, Tex, Ferito...
E ora sono sempre lì che salto, faccio le corna e mi sgolo. Ma davanti, nella bolgia. Fanculo al maldischiena. Fanculo al maldigola.
Sono lì davanti e ci resto fino alla fine, fino ai bis, fino all’ultima nota de Lo spettacolo, fino a quando le luci non si accendono e la gente comincia a defluire e i roadies salgono sul palco a smontare e mi guardano come dire “Ma che cazzo ci fai ancora qui?”. Fino a quando non sono sicuro all’infinto percento che il concerto è finito.

Quindi?
Quindi niente.
Quindi stasera Sara è fuori per i fatti suoi, la lavatrice ha finito e ora devo andare di là a stendere. Poi mi farò una doccia e filerò a letto presto che domani in ufficio l’è lunga.
Quindi niente.
Quindi sono vicino ai quaranta e, sì, lo so che il concerto dei Litfiba è stato un concerto mediocre, che non c’era niente di nuovo, che il suono era impastato, che lo fanno soltanto per soldi.
Anch’io domani vado in ufficio per soldi, sapete?
Quindi niente.
Quindi volevo soltanto dire queste due cosette. Spero di non avervi annoiato. Volevo condividere con qualcuno l’esperienza del mio ultimo vero concerto rock. E, qualunque cosa pensiate, oggi non esiste niente di altrettanto rock quanto i Litfiba. Ridete ridete. Avreste dovuto vederli.

Avevo una specie di conto in sospeso, coi Litfiba.
Avevo.

Setlist
Proibito
Resta
Cangaceiro
Paname
Bambino
Il volo
Sparami
Lulù e Marlène
Dio
Spirito
Tex
Ferito
Fata Morgana
Animale di zona
A denti stretti
Cuore di vetro
Gioconda
Ritmo #2
Ci sei solo tu
Maudit (encore #1)
Dimmi il nome (encore #1)
El diablo (encore #1)
Lacio drom (encore #2)
Lo spettacolo (encore #2)

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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Commenti [7 commenti]

Con tutto il rispetto, ma scusate, mi dite cosa c'è di rock nel sentire un (aspiranet) cantante al microfono che fa HUAH e WHOAAA e uno pseudochitarrista che sa solo fare wè wè wèèèèèèè ???
I Litfiba sono la più grande bufala della musica.

Baron Karza | 16.10.2010  18:41 

Con tutto il rispetto, ma scusate, mi dite cosa c'è di rock nel sentire un (aspiranet) cantante al microfono che fa HUAH e WHOAAA e uno pseudochitarrista che sa solo fare wè wè wèèèèèèè ???
I Litfiba sono la più grande bufala della musica.

Baron Karza | 16.10.2010  18:41 

caro McA
quella sull'ineguagliabilità rock dei litfiba è poi una sorta di pseudo-provocazione, da quel vecchio bacucco perbenista e abbirrazzato quale che sono diventato negli anni.
i litfiba hanno trent'anni di carriera e tirano fuori dal cappello la tournée (più pubblicizzata) dell'anno; i depeche mode e springsteen riempiono san siro davanti ai miei occhi; i più grandi in italia hanno ormai tutti sessant'anni.
dall'altra parte i giovani suonano con approssimazione e malavoglia (di recente ho avuto modo di assistere alle inqualificabili performances di hives e babyshambles) e si credono delle divinità solo perché gli basta schioccare le dita per ottenere un pompino (confesso una certa invidia a riguardo).
ci sono le eccezioni, certo, generalizzare è sempre sbagliato, ma di roba buona recentemente ne ho visto ben poca in giro. i vecchi, perlomeno, ci mettono la professionalità e una certa onestà intellettuale.
ostia mi sono impantanato e ora mi sono scordato quello che volevo dire. be', poco male, farò un altro commento appena mi torna.
un saluto, mio caro, e a presto.

UfJ | 30.06.2010  17:23 

Mah, non so se i Litfiba siano (ancora) rock.
UFJ lo è di certo. A manetta.

McA | Homepage | 21.06.2010  01:24 

Sarà poi vero che non c'è niente di più rock dei Litfiba ? A me i Litfiba fanno cacare, proprio non sopporto il modo di cantare, il timbro di voce...
Caro Pelù, arivariva il diablo e spero che ti porti via, non è giusto fare i soldi con così poco talento !
(nulla di personale, solo un'opinione)

lodovico.salvaterra | 03.06.2010  10:46 

ricordo anch'io quel periodo che ghigo e piero si erano separati. erano tristi come una coppia di innamorati che si lascia dopo trent'anni e dopo un po' lui esce con una lolita coi codini e lei con un professore di egittologia

Zumba | 24.05.2010  10:18 

Un articolo sulla morte di Dio please...

Porkett@ro | Homepage | 24.05.2010  09:40 

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