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Tapirelax
11.05.2010
IL PRESIDENTE - 2
Ovvero 'come servire un souvlaki'
Autore: Robirobi

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Il ventiquattro aprile, la premiazione al centro fumetto Andrea Pazienza. Enricorinco si disse dispiaciuto di non poter presenziare, ma i nostri esultarono, perché finalmente si sapeva a chi appioppare il ruolo di D’Artagnan.
French salì su un nero destiero, Ufj su un bianco destiero, Robirobi su un rosso destriero e il presidente su un ronzino scheletrico che a malapena respirava ed ebbe la conferma che la vita, oltre che dura, era ingiusta. Ma poi varcarono la soglia del magico paese di Tapirulan e dovettero proseguire a piedi e il presidente rinfrancato ripeteva a tutti che alla fine la vita dava e toglieva in modo assolutamente equo.
French, che aveva appena saputo di avere i pompieri sotto casa, si dichiarò fortunato: con lui la vita aveva ancora un sacco di debiti.
La sala del centro fumetto non era né grande né piccola, né grassa né magra. Una sala qualunque, solo che era talmente stipata che qualcuno si era appeso all’attaccapanni e parecchi erano coricati per terra ed accettavano di buon grado di fare da tappeto a coloro che entravano. Uno aveva trovato posto in bagno, ma era spintonato in continuazione e si sentiva spesso un rumore di sciacquone. Gli autori venivano dalle alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, ma non erano ancora arrivati perché c’era il blocco dei mezzi pesanti, treni compresi, così era presente solo qualcuno di Parma o di Napoli o di Milano o di Trieste e in comune avevano la seguente esclamazione:” Oh, non mi pare vero di essere qui in questa prestigiosa cornice di questo prestigioso concorso e vedere con i miei occhi questa prestigiosa giuria che per me rappresenta l’apoteosi del mio percorso artistico”. Uno che aveva confessato di preferire il raduno degli alpini venne guardato in malo modo per tutta la serata, e se per caso accadeva che nessuno più si interessasse di lui, c’era sempre qualcuno che si ricordava che aveva detto una cosa sconveniente e allora gli andava vicino per continuare a guardarlo in malo modo, almeno fino alla fine della cerimonia.
“ Quando partiamo?” disse French ai giurati. “E dove andiamo?”.
“Partire dalla fine renderà più interessante l’inizio” disse Robirobi, che venne subito sedato.
Si proiettarono su un tabellone i disegni dell’antologia. A parte uno che commentò di preferire il tabellone bianco, i più fecero commenti entusiastici, anche se ogni tanto voltavano il capo e piegavano il bacino, mani sui fianchi, in un vago accenno di esercizio ginnico, perché non capivano da che parte erano girati i disegni. Uno protestò perché l’occupazione eccessiva dei tratti neri andava a deturpare l’azione del soggetto antagonista, ma solo il suo vicino di sedia lo prese veramente sul serio e gli lasciò il biglietto da visita della propria officina riparazione auto.
Il presidente, in un silenzio da dormitorio, elogiò i partecipanti, soprattutto gli esclusi, tacciando i selezionati di un vago senso di superiorità derivante dalla fresca pubblicazione, poi invitò tutti al campidoglio per l’incoronazione ufficiale con uno spiedino bisunto.
Venne la volta di presentare gli autori, che dovettero subire le interviste di Ufi.
“Perché hai scritto questo racconto?”
“Per farti un piacere”.
“Hemingway è il numero uno o il numero due?”
“Vorrei usare un numero periodico”.
“Bukowski scriveva per non impazzire. E tu?”.
“Scrivere è la cura che mi ha dato lo psichiatra”.
“E’ meglio scrivere male o pensare bene?”.
“E’ meglio pensare di scrivere bene”.
“Cos’è che ti spinge a scrivere?”.
“Il malvasia secco”.
“Hai mai scritto a tua insaputa?”.
“Una volta che ho avuto un’esperienza di sdoppiamento della personalità”.
“E’ più facile scrivere o fare l’amore?”.
“Scrivere richiede molto più tempo per i preliminari”.
Gli autori dopo le domande di rito erano sempre un po’ abbacchiati, come se l’intervistatore avesse rovistato nella loro vita più intima. Sorridevano agli obiettivi e salutavano con la mano e spossati tornavano al posto.
Molti del pubblico fecero la coda al banco vendita, ma la maggior parte voleva solo prenotare l’antologia del duemilaundici. Motivazioni:
il titolo di quest’anno mi fa paura, non dormirei la notte;
lo spiedino in copertina è mezzo crudo;
ho già le pareti di questo colore, cercavo qualcosa che facesse più contrasto;
preferisco la musica;
nutro sospetto verso le parole che contengono la k;
non lo prendo perché non l’ho ancora letto quindi non so come sia;
è troppo lungo;
è troppo corto;
non riesco a leggere le figure;
non sono d’accordo con i criteri di punteggiatura;
il vincitore ha scritto storie strappalacrime ma io dopo il lavoro voglio rilassarmi;
ero solo curioso di vedere quante pagine ha;
la sola parola che capisco è il titolo;
avete un codice a barre troppo pretenzioso.
Quando su Cremona calarono le prime ombre della sera, una truppa di stanchi e valorosi guerrieri di penna si trascinava per le vie del centro, alla ricerca di una mangiatoia.
Per la prima mezz’ora non ci si sedette, perché ciascuno faceva onore all’artista che aveva vicino: prego, siediti prima tu, carissimo! No, prima tu, ci mancherebbe, io, un umile scribacchino, prendere posto prima delle tue onorabili terga. Alla fine si decise di dare la precedenza a donne e bambini, e poi a chi sopraggiungeva da destra.
Menù: souvlaki. Spiedino di carne e di pesce, e per i vegetariani il bastoncino dello spiedino. Qui ciascuno ebbe il tempo narrò le proprie tribolazioni letterarie, le notti insonni, i paurosi vuoti di ispirazione che atterriscono ogni scrittore che si rispetti e no.
Al midnight opening ci saranno state quattro o cinquemila persone. Erano aggrappate alla statua di Stradivari, sulle giostrine dei bambini, qualcuno era incollato sulla palla dorata del torrazzo. Erano seduti sopra i bancomat, appesi alle inferriate delle finestre, penzolanti dai rami ricolmi di giovani gemme. Ai tavolini all’aperto dei bar, sotto i tavolini dei bar, sopra i tavolini dei bar. Uno sopra l’altro, l’altro sopra uno. Facevano dei mucchi, dai quali spuntavano gambe o braccia o teste, delle montagnole che i bambini scalavano per gettarsi giù a capofitto. Qualcuno era venuto in piazza con gli yacht e aveva ormeggiato davanti alla cattedrale, al largo, e guardavano con i binocoli il wolks ocra, dal quale solerti volontari estraevano spiedini.
Spiedini?
Spiedini. Spiedini commestibili.
Si possono mangiare?, chiedevano.
Sono sul fuoco per questo.
E questi verdi si possono mangiare?
Questi si possono solo leggere. Racconti e illustrazioni.
E come mai negli spiedini che avete sulla griglia non ci sono le illustrazioni?
Sono già illustrati per loro conto.
Allora prendo quelli illustrati per loro conto, perché non costano niente.
Un bambino si avvicinò al banco. “Ne voglio uno!”
“Di carne o di verdure?”.
“Di carta! Di carta!”.
Il padre, che fino ad allora era piroettato fra i tavoli del bar discutendo ad alta voce con uno e con l’altro, si avvicinò paonazzo. “Cosa te ne fai degli spiedini di carta?”.
“Mi mettono su il timbro. Io sono il primo a comperare uno spiedino di carta”.
“Prendi uno spiedino di caramelle e vienitene via!”.
“La carta dura più delle caramelle!”.
“Sì ma leggere fa male alla vista”.
Voglio il timbro speciale, insisteva il bambino. Il padre girò e rigirò il libro come se avesse fra le mani quelle bocce di vetro con la neve dentro. Alla fine lo accontentò.
Quando l’elicottero atterrò in piazza Stradivari, ormai tutto era finito da un pezzo. C’era in giro solo qualche nottambulo alticcio e un paio di vigili.
“Non può parcheggiare qui con l’elicottero, è zona a traffico limitato”.
Il capo di gabinetto rispose: “Il traffico per noi non è sulla strada, ma in mezzo al cielo. Voi avete un traffico limitato anche per l’aria?”.
I due vigili si guardarono, poi salutarono con rispetto e si allontanarono.
“Sono venuto qui apposta ed è già tutto finito” disse il presidente. “Sono letteralmente fuggito dalla conferenza stampa solo per venire qui ed è troppo tardi”.
“Non preoccuparti, Barack, a te il timbro di mezzanotte lo faranno anche alle nove di mattina, e ti spediranno volentieri una copia”.
“Non è proprio la stessa cosa” disse Obama e risalì a bordo. L’elicottero salì per qualche metro in verticale, indugiò un poco, poi si inabissò nella notte.

ROBIROBI [cpkpst@tin.it]

 

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Commenti [3 commenti]

E' vero, ha ragione la questura secondo me. PerĂ² quelli che c'erano hanno mangiato per cinquemila...

French | 12.05.2010  11:24 

"Al midnight opening ci saranno state quattro o cinquemila persone".

Ma x la Questura erano solo 200...

kiesa | 12.05.2010  10:22 

Bellissimi!
Alcune scene mi hanno fatto morire... Soprattutto come hai descritto te stesso.
Grande Robi!

French | 11.05.2010  09:08 

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