Tapirelax
22.11.2010
IL CANE DI UN ALTRO
Autore: Zumba

Io non è che abbia un gran rapporto coi cani. Non mi stanno antipatici, però mi stanno talmente antipatiche certe cose e certe persone che ci hanno a che fare che finisce che sembra che mi stanno antipatici pure loro. I cani. Per esempio, quando al telegiornale vedo un servizio su una nuova strana razza di cane scoperta in Indonesia, o su una gara di bellezza o di destrezza o di fedeltà dei cani nostrani, o su una star della televisione che ammicca e dice mi raccomando abbiate sempre cura dei nostri amici cani, quando vedo tutto questo mi viene dentro una rabbia che alla fine i cani un po’ li odio anche se non mi hanno fatto niente. Anche i servizi sui canili lager, che in teoria dovrebbero stimolare tenerezza e istinto protettivo, quei servizi col sottofondo di musica di pianoforte in tonalità minore, a me fanno l’effetto opposto. Quelli poi che sono fissati coi cani, e dicono che i cani sono i migliori amici dell’uomo, quelli li odio persino di più, mi fan sempre venire voglia di dire i migliori amici di chi sono, i cani? Dell’uomo? Miei no, il mio migliore amico si chiama Paolo, e tra l’altro odia i cani più di me. Solo che se poi dico così ci faccio la figura del puntiglioso. Quindi non dico nulla. Gli unici che odio più di quelli che dicono che i cani sono i migliori amici dell’uomo sono quelli che dicono che i cani sono meglio degli uomini, che le vere bestie sono gli uomini e cose di questo genere. Ecco, io quelli che dicono queste cose proprio non li sopporto, e secondo me dicono così perché per qualche motivo non riescono ad avere rapporti con gli esseri umani, ma hanno bisogno di credere di non essere strani. E invece sì che sono strani. Ve lo dico io.
Questa mia scarsa simpatia per i cani è durata fino all’altro giorno, quando sono andato a casa di un mio amico che ha un cane. Io non ho mai avuto grandi rapporti con questo cane, come con nessun cane. Andavo a casa del mio amico, vedevo il cane accucciato in un angolo o sotto il tavolo, non gli dicevo niente, al cane, e parlavo direttamente col mio amico. Il cane a stento lo guardavo. Poi un giorno vado dal mio amico e trovo il mio amico mezzo malato. Mi dice che dovrei fargli un piacere. A lui, non al cane. Che piacere, gli faccio io. Portarlo a fare la pipì. Il cane, non  lui. Io comincio ad agitarmi e a pensare no portare fuori il cane no, non voglio farlo. Allora dico al mio amico non puoi farlo tu? in fondo non stai mica tanto male. Lui mi risponde ma scusa che problema c’è devi solo uscire un attimo gli fai fare un giretto lui fa la pipì poi tornate. A quel punto capisco che è inutile insistere e tanto vale obbedire e portare fuori questo cane. Il cane era sotto un mobiletto del salotto. Il mio amico mezzo malato e mezzo in salute gli dice vai Jimbo adesso lui ti porta fuori, eh, sei contento, eh, Jimbo, eh. Al terzo eh mi sono stizzito perché quelli che parlano ai cani come se fossero dei neonati o comunque degli umani io li disprezzo molto. Allora ho tagliato corto e ho detto ma sì che è contento Jimbo e sei contento anche tu così non ti piscia sotto il mobiletto. Il mio amico mi ha guardato di traverso, il cane invece mi ha guardato con quella che a me è sembrata gratitudine. Poi siamo usciti.
Fuori da casa del mio amico mi facevo molte domande, alcune di queste di poco o pochissimo conto. Per esempio mi chiedevo ma come si fa a portare fuori un cane? C’è un modo preciso? Questo guinzaglio che si può allungare, devo allungarlo? Di quanto? Devo tenerlo un po’ lungo e un po’ corto, a turno? Ma potrà andare dove gli pare qua fuori o devo essere io a dargli una direzione? E se devo essere io, come faccio? Devo dare degli strattoni? Forti? Se si avvicina un altro cane cosa faccio? E se si avvicina una cagna e lui comincia ad annusarla o peggio a salirci sopra e cercare di farci del sesso? Che faccio? Sto lì a guardare? Lo porto via? E come lo porto via, con gli strattoni? Forti? Devo anche parlargli come se fosse un essere umano? Devo dirgli eh no queste cose non si fanno?
Mentre sto pensando che di dire queste cose non si fanno a un cane mi manca il coraggio o forse il buon gusto mi accorgo che sovrappensiero il cane sta per attraversare la strada mentre arriva una macchina. Mi spavento e tiro il collare. Il cane con una specie di saltello all’indietro torna sul marciapiedi. Ci guardiamo. Io e il cane. Non dico nulla. Tremo un po’. Neanche il cane dice nulla. E trema anche lui. Mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse stato investito. Sarei stato ritenuto responsabile? Avrei passato dei guai? Il mio amico avrebbe potuto denunciarmi o si sarebbe limitato a picchiarmi e poi portarmi nella gabbia di un canile lager, legato, con una salsiccia in bocca e una fuori dalla cerniera dei pantaloni? Il telegiornale avrebbe parlato di me? E se sì, come vittima e basta o come vittima colpevole quindi meritevole di punizione? I cani sbranatori sarebbero stati presentati come assassini o come vittime anch’esse? Il servizio avrebbe avuto la consueta musica in tonalità minore? Solo di pianoforte o anche con un bel tappetino d’archi? Poi smetto di farmi domande. Lo guardo. Il cane. Di nuovo quello sguardo grato. Chissà se ha capito che stava per morire e l’ho salvato. Forse sì. Sennò perché quello sguardo grato?
Torniamo indietro verso casa del mio amico. Senza fretta. Il cane fa pipì vicino a un albero. Avrei voglia di rimanere in giro con lui ma mi vergogno di farglielo capire. Risaliamo in casa. Il mio amico gli toglie il guinzaglio. Come è andata? Mi chiede. Normale, gli dico io. Vedi, non è mica la fine del mondo, dice lui. Già, però stava per essere la fine del cane, penso io. Mi guarda un’ultima volta. Il cane. Poi va sotto il mobiletto. Beh, se ti capita di nuovo di star poco bene, dico io al mio amico. Cosa? Mi fa lui. No, niente, dico io.

ZUMBA [casamichiela@gmail.com]

 

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Commenti [1 commento]

tra i tanti pregi, hai quello di non scrivere solo delle righe, ma anche sopra, sotto, dentro e intorno alle righe, parole invisibili, evocazioni, emozioni che rimangono giusto il tempo necessario e lasciano domande aperte. Ma quanto interessa un cane a un uomo? E un uomo a un cane? Come ci si rapporta a un cane, ma anche a un uomo, ma anche alla vita stessa? L'animalista che ti odiava nelle prime righe ora ti vorrebbe abbracciare, ma anche quelli che odiano i cani, perchè li hai commossi (accordo di settima, finale sospeso)

robirobi | 23.11.2010  00:00 

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