Tapirelax
31.05.2010
MISTER PITAM?
Autore: A.marti

C’è una specie di luminosità nel suo sguardo stamattina.
Si vede da come è entrato in ufficio, da come ha centrato l’attaccapanni con la giacca
e da come mi ha salutato unendo pollice e indice e alzandoli alla bocca per invitarmi a prendere il caffè.
Mentre lavoriamo, ogni tanto si tocca il gesso e non può fare a meno di sorridere.
Mi avvicino e fingo di leggere il comunicato che ha davanti: una piccola scritta storta spicca sulla piega bianca dell’ingessatura:  “Un piccolo gesso sulla grande lavagna…”.  Sorrido, la calligrafia è incerta,  ma inconfondibile, anche con la mano sinistra il suo segno resta quella del grande maestro.
“Penso ne farò una collezione: i gessi d’autore” dice con il tono serio e risoluto che ha sempre quando espone un’idea. Poi sorride, lasciandomi il dubbio che stia scherzando. 
E’ il migliore fumettista che io conosca, il migliore in assoluto e io sono il suo assistente da cinque anni. Ho imparato tutto ciò che so da lui, tutto il meglio intendo. Quando sono arrivato qui sapevo solo disegnare un po’, “disegnicchiare” direbbe lui. Ora ho capito – diciamo intuito – come animare un disegno. Non è facile imparare dai geni; da chi ha un talento naturale, una dote innata. Lui è uno di quei privilegiati che ha saltato a piè pari la fatica dei rudimenti, dei meccanismi, della tecnica. Il suo tratto è originale, sorprendente, unico. I geni non sono grandi maestri; difficilmente riescono a spiegare come respirano e come creano.

Ho cercato di imparare tutto il possibile, di carpire ogni dettaglio, ma so che non sarò mai alla sua altezza. Per questo non comprendo come possa mettere a repentaglio il suo talento, ostinandosi con il karate, disciplina in cui per altro è davvero scarso e da cui ha riportato l’ambito premio della frattura dell’ulna destra, quell’ossicino che regge la mano magica. Come se un tenore fumasse una stecca di sigarette regolarmente, tre volte a settimana. “Una brutta caduta” si è giustificato facendo spallucce, con la stessa espressione di un bambino che abbia appena allagato il bagno. Lo immagino intento a decorare il gesso con la mano sinistra, in uno sforzo enorme rispetto al solito, una fatica a cui non è abituato. Sorrido; l’umanità del genio mi fa tenerezza.

“Ehi! Mi serve una mano per lo story-board” dice interrompendo il filo dei miei pensieri. Dice proprio “una mano”  e lo dice con lo stesso tono ironico e divertito di poco fa. Ma non sta scherzando. “Dovrai essere la mia mano, in questo numero di   Mister Pitamu’ ”. 
“Io disegnerò Mister Pitamu’?” domando,  stupidamente incredulo. “…mm.. io passo per questo giro, che dici?” risponde sventolandomi sotto il bendaggio di gesso sotto il naso. E’ la mia occasione, quella per cui ho lavorato tanto. Una storia intera di Mister Pitamù, il suo personaggio più amato, tutta mia! Ne parliamo, come sempre, col solito entusiasmo. Lui ascolta le mie idee, propone le sue. Schizzo qualche passaggio. Solo che stavolta sarà il mio segno. E’ davvero in gamba, la sua energia, la sua passione sono travolgenti. Anche questa volta, in cui non sarà lui il protagonista. Chissà qual è il suo segreto. So che i lettori se ne accorgeranno, gli intenditori di certo. Ma non importa. Avranno uno splendido Pitamù anche per questo mese. La storia è definita, buona. Ho il suo ok. Ora devo mettermi al lavoro. Non voglio deluderlo. Una magia mi pervade, il pennarello scorre deciso, sembra essere animato da un’energia tutta sua. Lo assecondo, scivolo con lui sulla carta, in un scambio continuo di energia. Sento di esserci, sento che il disegno ha la mia anima. E’ notte quando finisco le tavole preparatorie. Tutto a mano, come fa lui.  Il computer arriverà poi, per la definizione finale. Sono sfinito, ma felice. 

Entro nel suo ufficio, voglio che trovi le tavole sulla scrivania domani mattina, come prima cosa. Accendo la luce. Appoggio la cartella. Accanto al computer c’è il tutore di gesso, intatto, sfilato, con la scritta sghemba, ora completa: “Un piccolo gesso sulla grande lavagna…  Ecco ciò che siamo.”
Mi ero sbagliato. Lui non solo è un genio, è anche un grande maestro.

A.MARTI [marlock@libero.it]

 

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