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Tapirelax
29.06.2010
MUSIC CORNER - 28
Max Gazz? al Pim Pum Pam Festival di Cremona
Autore: Pigi

Max Gazzè 15/5/2010 - Cremona, Pim Pum Pam festival






Sto inseguendo l’uomo più furbo del mondo. Quello che può avere tre o quattro donne al secondo.
Per farlo, ho dovuto lasciare una cena sul più bello. Proprio quando bisognava ordinare il dolce.
Addio gelato. Addio semifreddo al torrone, che avrei volentieri affogato nel nero denso di una salsa al cioccolato.
Invece mi ritrovo sotto l’asfalto di un cielo uscito da un racconto di Konrad, a rincorrere le parole della canzone di apertura del concerto di Max Gazzè attraverso il fitto dedalo di viuzze del centro fino ai giardini di piazza Roma.
Eccolo là in fondo sul palco, Max, inconfondibile mentre agita il cespuglio di capelli al ritmo del giro di basso con cui chiude il primo pezzo della sua esibizione.
Nonostante il clima invernale, da farti pensare che forse è a maggio che si festeggia il Natale, c’è un discreto pubblico assiepato sotto il palco. Io mi piazzo un poco più distante, appena davanti alla cabina di regia. Non ricordo esattamente quando l’ho visto suonare dal vivo l’ultima volta. Forse era a Milano. O forse a Cortemaggiore. Un paio di anni fa, credo.
Ma ricordo perfettamente la prima volta, sempre al Fillmore di Cortemaggiore, con Max a sparare i suoi pezzi migliori, mentre un gruppo di ragazzi mascherati con il suo faccione appiccicato sul viso si arrampicavano sul palco per mettersi a ballare e saltare.
Uno di questi era il mio amico Goggio, bassista di una formazione cremonese, che toltosi la maschera di carta, invece di agitarsi sul palco come gli altri, tentava di strappare il basso dalle mani di Max, per fargli vedere che anche lui ci sapeva fare con quell’arnese.
Fortunatamente per Max, la security era subito intervenuta, rispedendo il Goggio con un tuffo carpiato tra la folla sghignazzante.
E stasera sembra di essere tornati un po’ indietro nel tempo, perché i pezzi che Max snocciola uno dopo l’altro appartengono prevalentemente ai primi album. Ecco “Favola di Adamo ed Eva”, “Una musica può fare”, “Da rosa a sposa”, “Il motore degli eventi”, “Vento d’estate” per giungere poi alla recente “Il solito sesso”.
Di diverso rispetto al passato, però, c’è un Max meno brillante del solito che, oltre a prendere qualche stecca, di cui mi accorgerò solo il giorno dopo nel rivedere un video del concerto catturato col mio telefonino, interagisce troppo poco col pubblico. E poi ci sono quei suoni ruvidi, quasi grezzi, che mi sembrano stonare con la poesia ironica e raffinatamente leggera di certe sue canzoni, tanto da farmi pensare che sul palco ci sia una cover band neanche troppo brava.
Ma alla fine sono solo dettagli, perché sono comunque lì a cantare a squarciagola le mie canzoni preferite, e Max è lì a suonarle per me. Sì, avete capito bene: per me. Come dimostra proprio la canzone di chiusura, dopo il solito inutile siparietto del “bis”, in cui la band se ne va e poi ritorna sul palco incitata dal pubblico. Non l’ho mai sopportato questo gioco delle parti. Uguale più o meno in ogni concerto a cui ho assistito, da Carmen Consoli agli U2.
Ad ogni modo, quando Max rientra, è un po’ indeciso se ripetere uno dei pezzi già suonati o chiudere con qualcosa di diverso. La soluzione gli giunge all’orecchio con un urlo sgraziato lanciato dalle retrovie del pubblico.
MENTRE DORMIIIIIII! MENTRE DORMIIIIIII!
Mi sgolo come una sirena impazzita, a cui si aggiungono subito altre urla per invocare la stessa canzone, come se Max fosse un juke box con braccia, gambe e un cespuglio nero di capelli in testa.
E così il concerto si chiude, con Max che ci accontenta, premettendo che gli arrangiamenti sono approssimativi, non avendo ancora ultimato la preparazione live per i pezzi del nuovo album che porterà a breve in giro per l’Italia.

E’ passata una mezzora dalla fine del concerto. L’aria è gelida e il cielo raccontato da Konrad è ancora lì in cima, una distesa di nero pronta a precipitare sulle nostre teste da un momento all’altro.
Invece di andarcene in qualche birreria a scaldarci le ossa e il fegato con una pinta, ci dirigiamo nell’area del backstage. Lalla e la sua amica Irene, scoperto che Max Gazzè è il mio cantante preferito, mi dicono che non posso andarmene senza una foto ricordo con Max.
Non importa se non abbiamo una macchina fotografica. Ci sono sempre i telefonini, no?
Così, corrotto un membro dello staff, riusciamo ad infilarci nel dietro lo quinte, dove scorgiamo in una manciata di metri quadrati Max, i due tizi della band e una belloccia dai capelli castani intenti a parlare fitto fitto, tra le nuvolette bianche delle sigarette.
Cavolo, sono spalla a spalla con Max Gazzè, mentre Lalla, Irene e ora French, che ci ha raggiunti dopo qualche minuto, se la ridono nel vedermi imbarazzato nel domandare una semplice, banalissima foto. Lo fisso, sperando che si volti per chiedermi cosa voglio. Invece niente. I suoi occhi sono calamitati sulla tizia. Be', dopo un po’ anche i miei lo sono: la tizia è davvero notevole.
Irene rompe lo stallo. “Max, facciamo una foto insieme?”
Max nemmeno si volta. Con la sigaretta tra i denti biascica un “adesso arrivo”, che sembra quasi un “non rompermi le palle”. Mi allontano da Max, affiancandomi sconsolato a Irene, Lalla e French. Aspettiamo.
Ma Max non arriva. E’ il turno di French. Va da Max e gli spiega che è il mio cantante preferito, che vogliamo solo fare una foto insieme e poi togliere il disturbo. Stavolta Max si volta.
“Va bene, finisco di dire una cosa e facciamo la foto” risponde lui gentilmente, guardandoci da dietro le spalle di French, con gli occhi rossi per il fumo.
Conclusione. Lo aspettiamo ancora dieci minuti. Ma lui resta lì, a parlare con la tipa. Ma che avrà da raccontarle? Sul palco, a parte cantare, non ha detto una parola!
Decidiamo che almeno la birra non va fatta aspettare e ce ne andiamo. D’altronde non avevamo nemmeno la macchina fotografica. E la foto, a pensarci bene, sarebbe stato meglio farla alla tipa.

PIGI [pigi@tapirulan.it]

 

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Commenti [2 commenti]

Ora trovate anche il video de 'il solito sesso' girato col cellulare durante il concerto.

pigi | 04.07.2010  22:43 

Ma "Da rosa a sposa", in realtà non si intitola "Il timido ubriaco". Bella serata quel sabato di maggio. E menomale che il cielo s'era sfogata coi rapper che avevano preceduto Max. Così all'arrivo di Gazzè siam potuti andare sotto il palco.

kiesa | 30.06.2010  08:34 

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