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Tapirelax
20.04.2011
L'ULTIMO ISTANTE
Autore: A.marti

Un tizio senza mani si è presentato alla porta un attimo prima che premessi il grilletto.

“E’ un segno” ho pensato quando è suonato il campanello. Ho riposto la pistola nel cassetto della scrivania e ho aperto la porta. Confesso che mi aspettavo un angelo o qualcosa del genere e invece mi sono ritrovato di fronte quell’uomo inquietante con un paio di un uncini cromati al posto delle mani e una vecchia Polaroid grossa e nera appesa intorno al collo.

“Ho una fotografia per lei” mi ha detto semplicemente. “Si accomodi” ho risposto con altrettanta semplicità “..preparo del caffè”.

Il tizio si è seduto, ha appoggiato la macchina fotografica sul tavolo, armeggiando con gli uncini ed è rimasto in silenzio. Sentivo il suo sguardo puntato fra le scapole, come la punta di una freccia, mentre preparavo il caffè.

“L’ho vista, sa..” ho detto con poca convinzione, per rompere il ghiaccio “..poco fa, dalla finestra, mentre fotografava la casa. E’ una buona idea, è da poco che ho fatto ridipingere la facciata e mi farebbe piacere acquistare questo ricordo”.

“E’ un’immagine molto preziosa” ha replicato lui con tono tranquillo e nessuna inflessione nella voce. Ha spinto innanzi a sé con l’uncino destro la Polaroid capovolta e ha scandito queste parole: “E’ l’immagine del suo ultimo istante” .  Il sangue mi si è gelato nelle vene, sono rimasto immobile, con mezza caffettiera in una mano e mezza dall’altra.

Il tizio non ha fatto caso al mio stupore, ha continuato: “E’ il suo primo suicidio, immagino..”
“Si, è la prima volta” ho risposto senza badare all’assurdità della mia risposta. “Non si preoccupi, ora le spiego” ha proseguito come se parlasse del tempo. “Mi mandano dall’alto, un attimo prima che sia troppo tardi. Io arrivo, fotografo e mostro l’immagine al candidato suicida. Il candidato guarda, osserva, e poi decide se val la pena continuare a vivere o proseguire nella mia decisione. E’ la regola!” poi, guardandosi gli uncini  perplesso ha aggiunto “Io non posso dare una mano, hanno pensato a tutto”.

“Allora, vuol vedere il suo ultimo istante?!”. Ormai avevo scaraventato la caffettiera nel lavandino e mi ero precipitato in salotto, in piedi davanti a uno sconosciuto che mi parlava della mia vita e della mia morte. “Mi creda, sono disperato, la mia vita non ha più senso..” cominciai a giustificarmi..

“Niente, niente. Non mi deve spiegare niente. Deve solo guardare e decidere” disse il tizio spingendo  la Polaroid un po’ più avanti, al centro del tavolo. “E’ pronto?” chiese ancora.

Annuiì con la testa e mi misi a sedere dall’altro lato del tavolo, allungando la mano verso il rettangolo nero bordato di bianco. Girai l’immagine e gli occhi mi caddero in un vortice di colori e frammenti. Cercai di distinguere e intuì il rosso della bicicletta avuta in dono a 7 anni, o forse l’arancio delle trecce della ragazza a cui diedi il primo bacio, o forse quel sapore era torta di mirtilli di mia nonna Ester. C’era la sera dell’82 quando l’Italia  vinse il campionato del mondo  e c’erano visi e volti che non riconobbi, ma che mi sembrava di conoscere, di avere dentro. Una donna, un bambino, un matrimonio. Immagini liquide che scorrevano all’infinito, ricordi di un futuro passato o di un passato futuro.

Alzai gli occhi. L’uomo non c’era più. Sentiì il freddo della canna contro la tempia destra. Mi sentiì svenire. Abbassai la pistola e rimisi la sicura. Mi mancava l’aria. Riposi la pistola nel cassetto e usciì di casa affamato d’aria. Fuori, il sole tiepido di ottobre colava sulle foglie degli alberi  e risplendeva sui gerani appoggiati ai davanzali della mia casa.

Quell’immagine mi fece sorridere. “E’ ora di far ridipingere la facciata” pensai riscaldandomi al sole.

A.MARTI [marlock@libero.it]

 

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Commenti [1 commento]

Lei รจ bravissimo

sara milla | 21.04.2011  16:01 

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