Tapirelax
04.03.2011
LA DEPOSIZIONE DEL COLOSSO
Autore: UfJ

L’uomo colpisce la porta chiusa con la nocca dell’indice, ripetutamente.
“Per favore, Monica, non fare così”.
 “Ti ho detto di no. Mi hai capito? Enne o. No!”
“Monica…”
“Elbert, per cortesia, lasciami un secondo di pace e fila via da lì dietro ”.
L’uomo insiste: “Monica, ne abbiamo già parlato altre volte. Sai quanto è importante per me questa serata, per la mia carriera. Per noi due”.
“Elbert, quell’uomo è disgustoso. E’ un pervertito, un porco. Non ho intenzione di sopportare per tutta la sera le sue avances untuose. No, Elbert. Io non ci vengo”.
L’uomo sospira. “Monica, non mi dire che una donna come te non è in grado di tenere a bada le attenzioni di uno come David. Avevi promesso che mi saresti stata vicina in questa cosa, ricordi? Avevi detto che sarei diventato famoso, che eri orgogliosa di me. E adesso vuoi mandare tutto all’aria nel momento decisivo?”
“Perché mai mandare all’aria? Vacci tu, no? E’ te che vogliono, non me. Io me ne sto buona buona a casa. Mi farà bene. Oltretutto lo vedi che oggi non sono per niente in forma”.
“Monica, David è stato chiaro. Ha invitato tutti e due. Sai comè fatta quella gente. Sono molto permalosi. Se non ti vedono cominceranno a fare delle domande e alla fine diventeranno nervosi e David non mi farà il favore che mi ha promesso. Monica, David è diventato un uomo molto potente, nell’ambiente”.
Si sente il rumore di uno sciacquone. Dopo qualche istante Monica gira la chiave e spalanca la porta. “Elbert, te lo chiedo per favore, non mi sento per niente bene. Proprio non me la sento di starmene tutta la sera col sorriso stampigliato sulla faccia a bere martini e sentire quei vostri discorsi così arguti e taglienti su quanto è leccaulo quel giornalista e chi ha scopato con chi. Mi sembrate un branco di cani rabbiosi. Siete detestabili”.
Elbert prende la donna tra le braccia e la stringe con calcolato affetto. “Monica, sù, fai la brava piccola”.
Monica sospira. Conosce bene quelle parole. E’ la formula che sancisce unilateralmente il termine di ogni discussione. “D’accordo, Elbert. Faremo come vuoi tu”.
“Bene, vatti a preparare allora. Come va col tuo problemino?”
“Posso farcela”, risponde lei.

Monica si rende conto ben presto che invece non potrà farcela. I dolori all’addome diventano di momento in momento più intensi e il moto peristaltico all’interno del suo intestino lascia presagire un epilogo imminente e oltremodo violento. Si guarda intorno. Uomini in completo scuro, donne ingioiellate, i bicchieri di martini tutti pieni, il campanello che continua a suonare. Il party è iniziato da poco e durerà ancora molte ore.
Monica raggiunge una sedia, appoggia il martini su un tavolino e intreccia le braccia attorno all’addome. Strizza gli occhi e si domanda quanto ancora potrà resistere.
“Buonasera, mia cara, bentrovata”, dice una voce. E’ David. “Confesso che ti trovo in splendida forma”. Le prende la mano e appoggia un bacio sul dorso.
La donna sorride come si sorriderebbe a un pitbull che ringhia. “Grazie David, sei molto gentile”.
David recupera una sedia e si piazza davanti a lei, a cavalcioni della sedia. Inizia a chiacchierare. Monica risponde farfugliando monosillabi. Rotea gli occhi da tutte le parti. Con le braccia continua a comprimere il ventre, nel vano tentativo di sedare la rivoluzione in atto all’interno.
Arriva il momento che non ne può più.
Balza in piedi. “David, per favore, potresti indicarmi il bagno?”
“Certamente, cara. L’ultima porta in fondo a quel corridoio”.
Monica si mette a correre per il corridoio come inseguita da un pitbull che ringhia.
David si gira a guardarla, e sorride.

Monica sta trattenendo il respiro. Ancora pochi secondi. Si tira su il tubino e abbassa veloce le mutandine. Si gira. Si siede sulla tazza e butta fuori tutta l’aria che ha nei polmoni.
Un ultimo pensiero razionale: quello di aprire l’acqua del bidet per mascherare i rumori molesti.
E poi si lascia andare.
I muscoli dello sfintere prendono ad allentarsi mentre lo stronzo fa finalmente capolino nel mondo. E’ molto duro e spingerlo fuori fa un male cane. Ma è anche un sollievo inimmaginabile. Monica spinge e spinge sempre più forte. Si Emette un suono vagamente simile a un muggito. Lo sfintere continua ad allargarsi. Lo stronzo sta passando. Il muggito diventa più stridulo. Monica ha come la sensazione che il suo culo si stia letteralmente aprendo in due, che le chiappe si stiano staccando l’una dall’altra come le due parti di un’albicocca. Poi, trascorso un periodo di tempo infinitamente lungo e penoso, Monica sente lo stronzo staccarsi e tuffarsi nella tazza con uno splash liberatorio.
Monica esulta. “Oppallà!” grida.
Poi resta inerme per una manciata di secondi. Respira e si terge le lacrime dalle guance.
In quell’istante sente girare la maniglia.
“Occupato!”, grida.
La maniglia continua a girare.
“Un attimo. Ho detto che è occupato!”
David entra e si chiude la porta alle spalle.
“Ho sentito, mia cara. Non sono mica sordo”. E fa un sorrisetto.
La donna si copre il ventre con le mani. “David, esci subito di qui!”
“Lo sai Monica che quando ti arrabbi sei ancora più carina?”
“David, per l’amor del cielo. Mio marito è qui fuori. Se si accorge…”
David accarezza con un dito la coscia nuda di Monica. “Tuo marito sta parlando col mio editore. E’ talmente preso dal suo stupido romanzo che non si accorgerebbe nemmeno se ti scopassi davanti ai suoi occhi”.
David si china sulla donna e la bacia sulla bocca. Infila una mano nella scollatura e le strizza un seno. Lei lo lascia fare.
“David, smettila, è una follia”.
L’uomo si inginocchia davanti alla donna e le sfila le mutandine attorcigliate attorno ai tacchi. Lei apre le gambe e reclina un po’ il busto all’indietro.
David si sbottona la patta.
In una manciata di secondi Monica raggiunge l’orgasmo. Improvviso, dirompente. E’ sempre così, con David. Poi, altrettanto improvvisamente, sente salire il senso di umiliazione.
“Vattene via, David. Sparisci di qui!”
David si sta allacciando i pantaloni. “Che fai, mi cacci da casa mia?” E si avvicina per baciarla di nuovo.
“Vattene ho detto. Sei una bestia!” e lo spintona.
David perde l’equilibrio e finisce a terra tra il bidet e la jacuzzi.
“Cazzo!” sibila, e si tocca la nuca.
Monica si alza dalla tazza, si sistema il vestito e corre fuori.
Più tardi David le si appropinqua. Le prende la mano nella sua. “Hai dimenticato queste”.
Una sensazione tattile come di seta. Monica si guarda in mano. Le sue mutandine. La richiude con uno scatto. Si guarda intorno. Corre a cercare la borsetta.

“Caro, sei tornato?” Domanda Monica chiudendosi la porta alle spalle.
“In sala”.
Elbert è seduto in poltrona con un libro in mano. Lo sventola nell’aria.
 “Trovato nella posta di stamattina. Fa sganascare dalle risate. Ah, quel David!”
Monica prende il libro che il marito le porge. Titolo: “Me parlare bello un giorno”. Autore: David Sedaris.
David.
Saranno almeno tre mesi che non si sentono, pensa Monica. Se non erra, l’ultima fu proprio quella volta famosa…
“Vorrei proprio sapere che cos’hai combinato in quel bagno”, butta lì Elbert.
Monica sbianca. “Che… cosa?”
“Leggi la dedica in prima pagina”.
Monica sfoglia il libro febbrilmente. Le mani tremano e il libro a momenti le casca di mano.
La dedica recita: Caro Elbert, sono contento per il tuo romanzo. Questo invece è il mio nuovo inutile libercolo. Di’ a tua moglie che stavolta mi sa che l’abbiamo fatta grossa! Con affetto, David.
Cosa diavolo ha scritto quell’infame?
Quel maledetto infame!
Monica si siede sul divano. Sente i sensi venir meno. Eppure Elbert ostenta tranquillità. A guardarlo sembrerebbe che si stia divertendo un sacco.
Monica sfoglia il libro. Trova il racconto. Lo legge d’un fiato.
Chiude il libro.
Guarda Elbert.
Lui la bacia sulla fronte: “Certo che però potevi almeno tirare l’acqua”, dice. Si fa una lunga risata. “Senti, Monica. Avrei un languorino. Sono quasi le otto. Che vuoi che facciamo per cena?”

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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Commenti [1 commento]

Questo racconto gioca con "Il colosso" di David Sedaris pubblicato su "Me parlare bello uno giorno". Devo confessare però che non solo ho rubacchiato la situazione a Sedaris, ma ho pure rubato l'idea Zumba, il quale, prima di me, ha pensato di scrivere il suo personalissimo (e gustosissimo) "backstage".

UfJ | 04.03.2011  09:56 

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