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Tapirelax
01.08.2011
MUSIC CORNER - 36
La sensazione
Autore: UfJ

Jon Spencer blues explosion 03/06/2011 – Parma, bar Gianni
(la foto proviene dalla rete)

Eventi straordinari ne accadono in continuazione. Ciò che, a conti fatti, contraddice l’ipotesi.
Prendiamo gli ufo, per esempio. Gli ufo, sì, gli oggetti volanti non identificati. Non la band.
Nel corso dell’anno passato si è verificata una massiva serie di avvistamenti di ufo nel sud Italia. Massiva significa parecchie decine ogni giorno. Mica cazzi.
Estate 2010. Sono appena giunto a Napoli per la presentazione di Souvlaki. Sono le tre del mattino. Chiara, la mia ospite, sbadiglia e intanto ascolta il resoconto della mia vita. E’ un bel po’ che non ci vediamo, noi due. “E tu?”, le faccio a un certo punto.
“Io niente. Sempre il solito. Ah, no. M’è successa una cosa strana”.
“Che cosa?
“Domani ti racconto. Yaaawwn. Ora andiamocene a letto”.
Il giorno dopo siamo al pub e Chiara inizia a raccontare.
“Ho visto un ufo. Un paio di mesi fa. Erano le sei di sera, sei e mezza. Ero appena rientrata a casa dall’ufficio che...”
I suoi amici la interrompono e cominciano a prenderla per il culo.
Chiara sgrana gli occhi come chi sta portando la stessa pazienza da molte sere.
“No, a me interessa. Prosegui”, faccio.
In sostanza Chiara è sul balcone, lei ha un bellissimo balcone dal quale si vede tutto il golfo di Napoli. Chiara è al telefono a chiacchierare col fidanzato e a un certo punto percepisce un’ombra ai margini del suo cono visivo. Gira lo sguardo e davanti agli occhi si trova un disco volante che occupa tutto il cielo, un disco che gira, luminoso, proprio come quelli dei film, con le luci e tutto il resto.
Il disco rimane sospeso in aria, a poche centinaia di metri dal suo balcone, per alcuni minuti, poi schizza via verso il mare senza emettere alcun rumore.
“Avrai scattato delle foto”, commento io.
“Onestamente non ci ho pensato. Sono rimasta lì a guardare tutto il tempo. Tutto qui”.
Non dico niente e bevo un sorso di birra.
“Alberto, non pensare che intenda convincerti. Ma credi che l’avrei fatto se ti avessi mostrato delle foto? Le foto si scaricano da internet, si ritoccano con Photoshop. Quello che ho visto coi miei occhi è impossibile da ritoccare”.
“Mmmh”, faccio. E bevo un altro sorso di birra.
“Però ho una testimone: mia madre. Era in casa ed è corsa sul balcone non appena l’ho chiamata. Ha visto tutto pure lei. Domani puoi chiederglielo, se vuoi”.
“Ne avrai centinaia, di testimoni”, ribatto io. “Mi domando quante migliaia, decine di migliaia di napoletani in quel momento saranno stati sul loro balcone a guardare fuori o a prendere il fresco o a telefonare o a fumare una sigaretta”.
“Effettivamente non saprei”, dice Chiara.
Cambiamo discorso.
Il giorno successivo, la mamma di Chiara conferma ogni parola.
Tempo dopo, sul sito del Mattino di Napoli trovo questo articolo.
Intendiamoci, non sto cercando di convincervi che Chiara il tal giorno ha realmente visto un ufo galleggiare sopra Posillipo. Se proprio vi dovesse interessare approfondre questo aspetto, allora parlate direttamente con lei.
Quello che volevo fare era generarvi una sensazione. Una sensazione, se posso permettermi di interpretarla, calda, avvolgente. La sensazione di chi ha a che fare con una certezza inoppugnabile. Che gli ufo non esistono e chi ne parla e/o li ha in qualche modo avvistati è un mitomane, un ubriacone o al limite uno sprovveduto talmente sprovveduto da non saper distinguere, per esempio, un ufo da una sky-lantern.
Ecco, gli ufo è uno di quegli argomenti riguardo i quali proprio chi non ne sa nulla di nulla ha la pretesa di saperla più lunga degli altri.

Ma esistono eventi strani di tutt’altra natura.
I concerti, per esempio.
Come quando scopri che i Van der Graaf generator faranno un concerto in piazza a Guastalla, o che i Jon Spencer blues explosion suoneranno la tal sera al bar Gianni. Gratis, per giunta. Per chi non fosse di Parma, il bar Gianni è esattamente come ve lo immaginate: il tipico bar di quartiere, chiuso al lunedì, dove la sera i vecchi giocano a carte e i trentenni se ne stanno al tavolino a bere Ceres perché non gli è venuto in mente niente di meglio da fare. Però il bar Gianni organizza ogni anno la festa dei Boys, i tifosi del Parma. L’ho sempre considerata una buona ragione per stare alla larga. Nonostante che l’anno scorso ci fossero gli Skiantos e un po’ mi fosse venuta la tentazione. Ero comunque riuscito a resistere. Ma Jon Spencer no. A Jon Spencer non ci resisto.
Arrivo attorno alle 20 e trovo già parecchia gente, nonostante le nuvole del color dell’asfalto. Devo subito constatare che l’organizzazione non è affatto male. Carne alla griglia, primi piatti, patatine fritte (invero pessime), birra Moretti alla spina. Prezzi onesti, poche code. Lungo tutta la via, tavoli e panche per sedersi. Non è obbligatorio consumare.
Pochi minuti e inizia a piovere. Una pioggerella insistente, che induce i più a cercare riparo sotto gli alberi. Ma non troppo forte da far scappare la gente. Dopo un po’ di tira e molla, la piogga cessa. Sono passate le 21 da poco. Meno male. Il concerto dovrebbe iniziare tra una mezz’ora.
Alle 22 e qualche minuto arriva l’annuncio inatteso. Causa pioggia il concerto non si terrà sul palco ma sotto al tendone del bar.
Pioggia? Quale pioggia?
Ma soprattutto.
Il tendone del bar???
Il tendone del bar Gianni, sempre per chi non fosse di Parma, è proprio un tendone tipo quelli che usano i fruttivendoli per riparare gli ortaggi dal sole. Un affare giallo largo cinque metri e profondo uno e mezzo, forse due.
Vado a chiedere lumi ai ragazzi del service. Uno scuote il capo come dire no comment. L’altro mi conferma che Jon Spencer suonerà, ma non con l’impianto. Farà un unplugged.
“Un unplugged? Jon Spencer che fa un unplugged???”
“Una specie. Useranno le spie e... be’, insomma, si arrangeranno un po’”.
La gente si ammassa davanti al tendone. Per qualche tempo restiamo così, in attesa che la band si decida a staccare il frigo dei gelati e la macchinetta del caffé per attaccare al loro posto le chitarre e gli ampli.
Poi a un certo punto mi si genera una sensazione. Una sensazione calda, avvolgente. La sensazione di chi ha a che fare con una certezza inoppugnabile. Questi stronzi ci stanno pigliando per il culo.
Uno. Perché al  limite il concerto era stato annullato tre o quattro ore prima, quando le prime goccerelle del pomeriggio avevano inumidito un palco inspiegabilmente non coperto rendendo non funzionante e/o pericolosa la delicata strumentazione elettrica.
Due. Perché uno come Jon Spencer non suonerà mai un set unplugged sotto al tendone del bar Gianni dietro al baracchino che vende le birre soltanto perché glielo chiede il barista, ma stiamo scherzando?
Tre. Perché dopotutto agli organizzatori dell’evento non gli fregava un benemerito cazzo se Jon Spencer avrebbe suonato oppure no, che tanto l’obiettivo era far venire la gente e la gente era arrivata lo stesso. L’unico problema a questo punto era tenerla lì a consumare la birra e le salsicce che erano state preventivamente comperate. E allora ecco l’annuncio tardivo, grosso modo quando la maggioranza aveva già cenato; ecco la balla dell’unplugged sotto al tendone in modo da finire i fusti di birra mentre la gente aspettava, aspettava e aspettava.
Per la cronaca: all’una, quando sono andato via io, Jon Spencer non aveva ancora iniziato a suonare e nessuno si era ancora preso la briga di annunciare ufficialmente la cancellazione del concerto. Sempre che non si consideri "annuncio ufficiale" questo filmino che ho trovato navigando in rete.
Niente, alla fine sono salito in sella al mio scooter e, saturo di delusione, mi sono fatto i cinquecento metri che mi separavano da casa mia. Poi sono andato a letto, pensando che l’anno prossimo me ne starò alla larga dalla festa dei Boys. A meno che non chiamino i Van der Graaf generator, beninteso.
Mi domando cos’abbiamo pensato invece i ragazzi di Roma che erano venuti apposta. Ci verranno, loro, l’anno prossimo, a vedere i Van der Graaf al bar Gianni?

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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Commenti [1 commento]

grande

robirobi | 02.08.2011  21:56 

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