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Tapirelax
04.07.2011
ECHI DI CELLULOIDE - 17
Intervista a Daniele Balconi
Autore: Matteo Fontana

Ehilà Daniele! Che impressione ti fa essere intervistato da uno dei tuoi registi?
Ehilà, ciao Matteo...
Mah, un po’ uno strano effetto, ma nemmeno troppo, sono curioso di sentire che domande mi farai di cui tu non sappia già la risposta!

Beh, in questa sede fammi fare un po’ il giornalista. Premesso che non concorderei mai le domande con nessuno, mi appresto a fartene qualcuna che incarna effettivamente le mie maggiori curiosità circa il tuo strano, affascinante mestiere. E allora partiamo forte: cosa vuol dire fare lo stuntman?
Eh, bella domanda...e difficile risposta! Fare lo stuntman significa per definizione saper fingere alla perfezione scene pericolose, quali cadute, tuffi, esplosioni e simili, sostituendo l’attore o incarnando un personaggio richiesto. C’è poi un lato più profondo dell’essere stuntman: passione, fatica, sacrificio, umiltà e perseveranza...

Come si diventa stuntman?
Non so se sono in grado di dare questa risposta. Non credo nemmeno che ci sia una strada da seguire. Bisogna partire dalla passione e dall’umiltà, e da una buona base di arti marziali o sport estremi. Esistono delle scuole, ma non sono accademie, o almeno non ancora, in grado di ti proiettarti nel mondo del lavoro. Beh, del resto, come qualsiasi altro tipo di scuola almeno per quanto riguarda l’Italia. Bisogna sgomitare e perseverare, e conoscere persone che ti possano indirizzare al meglio.

Il consiglio che daresti ad un ragazzino di dodici anni che ti dicesse di essere attratto da questo mestiere?
Mi limiterei a sorridergli, davvero. Non saprei se consigliarglielo o meno.
O forse il consiglio più importante che mi sentirei di dargli, sarebbe quello di praticare una buona arte marziale compensando con della ginnastica acrobatica. E poi trasferirsi all’estero e fare tanta gavetta tramite qualche Stunt Coordinator. Ah, e non dimentichiamo la recitazione!

Appunto: tu sei anche attore. Perché la scelta di dedicarti anche alla recitazione?
Beh, a dire la verità non te lo so dire. Ho fatto un percorso strano, iniziando a teatro. Poi le arti marziali e le competizioni, poi le esibizioni e gli show live. E da lì ho capito che volevo lavorare nel mondo dello spettacolo sfruttando le mie capacità ed il mio fisico. Mi piace recitare. Ricordo ancora quando da piccolo guardavo i film di Bruce Lee, e li imparavo a memoria. Il mio gioco preferito era andare in camera mia e rifare da solo tutte quelle scene dove lui malmenava i cattivi. E’ un po’ strano, lo so, ma è così. In ogni caso, uno stuntman in molti casi deve anche sapere recitare. Anche fingere di subire un pugno, o di farsi male schiantandosi per terra è recitare.
Perciò una buona base di recitazione aiuta. Per quanto mi riguarda il mio sogno massimo sarebbe quello di poter recitare ed eseguire io stesso gli stunt e i combattimenti, vedi Jason Statham o il mio idolo incontrastato: Jackie Chan!

Più difficile fare lo stuntman o l’attore?
Non saprei… In Italia sono difficili entrambi! C’è poca richiesta di lavoro, ma tantissime persone che lo vogliono fare, questo per quanto riguarda gli attori. Forse in un certo senso fare l’attore, inteso come trovare lavoro, è più semplice, perchè ci sono le agenzie che ti mandano ai casting.
Mentre come stuntman, devi dimostrare a qualcuno di sapere fare qualcosa, e non sai mai chi è questo qualcuno. E sperare che sempre un certo qualcuno ti prenda sotto la sua ala e ti dia lavoro. Diciamo che va per conoscenza.. o almeno, mi sembra di aver capito che funzioni così.

Veniamo a “Lupo della notte”. Le tue sensazioni, circa il progetto e la sua realizzazione?
(Si mette in posa e recita una battuta del “cattivo” del film, uno strozzino che ricatta Lupo, il giovane protagonista, costringendolo ad entrare nel mondo dei combattimenti clandestini)
“Lupo, lupo, ma che mi combini?” 
(Ride)
Il progetto mi è piaciuto fin da subito. Quando tu e Giovanni Ficetola, il tuo co-regista, me l’avete sottoposto, ho iniziato subito a fantasticarci con la mente, e su un quaderno annotavo le scene d’azione possibili e cosa e chi sarebbe servito. Sempre sceneggiatura alla mano ovviamente. E’ un progetto in cui credo molto, ma ancor più che nel risultato in sé, credo nel team di persone che ci ha lavorato, che può secondo me arrivare molto lontano.

Il tuo personaggio è quello di Lupo, il protagonista. Parlaci un po’ di lui, di come l’hai sentito e visto durante le due difficili settimane di riprese. Non è una domanda banale, perché c’è sempre uno scarto tra come il regista e l’attore “sentono” il personaggio, e io credo che i lavori migliori escano proprio dal confronto tra le visioni… la tua qual è?
Lupo rispecchia un po’ la mia personalità, ma solo fino ad un certo punto. E’ un bravo ragazzo, che mai  farebbe del male ad una mosca. Una vita normalissima e felice finchè non viene rovinata da alcuni eventi. Ti dirò che non è facile impersonare un personaggio che ti somiglia molto. Anche perchè io, a differenza di Lupo, non andrei oltre un certo limite. Non ne sarei capace. Quindi mi è costata molta fatica immedesimarmi nel Lupo “corrotto” e “maligno”.
D’altra parte Lupo era molto malinconico e triste a causa delle insoddisfazioni della sua vita diurna. Durante il periodo di riprese, anch’io non stavo attraversando un momento felice, anzi, e devo dire che questo mi è stato molto di aiuto.

L’aspetto del film per cui consiglieresti decisamente al pubblico di andare a vederlo?
Consiglierei al pubblico di andare a vederlo perchè è un film fatto da bravi ragazzi, gente umile che si è rimboccata le maniche e si è messa sotto, gente capace di prendere le proprie capacità e smontarle con molta decisione. Non siamo dei montati, non ci crediamo i migliori, ma pretendiamo e vogliamo il meglio da noi stessi. Questa è la parte spirituale.
Per quanto riguarda la parte visiva, ovviamente lo consiglio perchè è un bel film d’azione, piacevole da vedere e di come non ne esistono in Italia.

Prova a fare autocritica: cosa invece ti convince poco, dove si poteva fare meglio?
Eh... Ci sarebbero tante cose, che ovviamente conoscono solo gli addetti ai lavori, e che si presterebbero a facili critiche da parte di chi vedesse il film non conoscendo le difficoltà con cui è stato girato. La prima pecca è stata la mancanza di personale, anche durante la fase di pre-produzione, che è stata fatta bene, ma necessitava di essere fatta meglio. Diciamo che avrebbe evitato problemi futuri. Poi ci sarebbero delle questioni tecniche, standard richiesti dal cinema d’azione con cui non potevamo competere a causa del bassissimo budget.
Infine, sempre per mancanza di personale, la gestione del set era in mano a troppo poche persone, che avevano troppi compiti a cui pensare, col risultato di non poter essere presenti allo stesso modo su tutto. In ogni caso, con quel budget, di meglio non si poteva fare.

Tornando al ruolo di stuntman, tu sul set di “Lupo della notte” non hai solo “fatto lo stuntman”, hai anche progettato le coreografie delle scene di combattimento e hai diretto gli altri stunt. Com’è svolgere questo lavoro? Che caratteristiche richiede? E’ giusto dire che si tratta a sua volta di una sorta di “regia”?
Creare coreografie e scene d’azione è una cosa che mi piace tantissimo. Non è una cosa semplice, perchè devi lottare con gli stereotipi, per non essere mai ripetitivo. Soprattutto in un film come questo, dove si vedranno ben cinque coreografie di combattimento, ciascuna di tipologia diversa, non è stato semplice.
Sono molto critico sui combattimenti che ho creato, ogni volta quando li rivedo mi lamento con me stesso, perchè sono un perfezionista. Sono stato però contento di aver potuto gestire la cosa al 100%, ovvero di aver potuto decidere io il come e il perché di ogni combattimento. Per creare una coreografia, non basta mettere dei colpi in sequenza. Bisogna pensare a tante cose, e mai perdere d’occhio la sceneggiatura e le richieste del regista. Quindi diciamo di sì, senza una mente registica, non è semplice creare coreografie di combattimento. Se io in un film vedo combattere due persone, non deve mai mancare una giusta motivazione e una logica interna al combattimento stesso.

Come pensi una scena di combattimento? Quali sono le tecniche o gli aspetti che prediligi?
Ho delle ispirazioni. Leggo bene la sceneggiatura, cerco di capire le richieste del regista, dove si svolge la scena e chi sono i personaggi coinvolti. Da lì cerco l’inizio e la fine del combattimento, e poi vado a riempire il centro. E alla fine la coreografia si costruisce da sola, un colpo dopo l’altro, come una linea che unisce due punti. Mi piace molto lavorare con le persone e mettere in mostra le loro capacità fisiche ma soprattutto dare un senso al loro personaggio, quindi caratterizzare ogni movimento particolare. Ci sono mille modi di tirare un semplice pugno, ogni personaggio ha il suo, come anche le sue motivazioni, a seconda della scena.
Ne approfitto per ringraziare i miei ragazzi, i Flying Without Fear, per l’aiuto datomi prima, durante e dopo le riprese. Anche loro hanno contribuito molto alla realizzazione delle coreografie.

Un aneddoto dal set? Io ne avrei a migliaia, ovviamente, ma dal tuo punto di vista…?
(Ride)
Mi viene difficile! Anche se ti direi… le bottiglie rotte in testa ai registi! Dovrebbe esserci qualche video se non sbaglio… Attenti alle spalle! (Ovviamente si trattava di bottiglie di scena, vetro cinematografico… fiuuuu!)

Il tuo film preferito?
Non ho mai nulla di preferito in senso assoluto. Ma posso dirti che mi fanno impazzire “Batman - The Dark Knight” e “Matrix” (solo il primo). E tutti i film di Jackie Chan e Jet Li!

E l’attore-feticcio?
Anche qui, non esiste l’assoluto. Ma se potessi scegliere di sostituire un attore vorrei tanto prendere il posto di Jason Statham. Non che non mi piacerebbe sostituire Jackie Chan, ma non sono orientale, e ciò fa molta differenza!

Speranze per il futuro?
Lavorare come attore e stuntman. Non voglio limitarmi al cinema d’azione, vorrei poter entrare in un buon giro di lavoro, che sia in Italia o all’estero. Farmi conoscere e apprezzare da Stunt Coordinator in gamba e che possano insegnarmi il mestiere dello stuntman e del cinema in generale.
Non ho la presunzione di definirmi un professionista assoluto. Ma ho la pretesa di essere guidato nell’apprendimento del mestiere cinematografico, e sono pronto a imparare e a disimparare se necessario.

Ultima cosa: dicci dove lavori al momento e dove, volendo, i lettori possono venire ad ammirare le tue… acrobatiche pazzie!
Al momento mi potete trovare presso Movieland Park, un parco divertimenti a tema cinematografico situato a Lazise, sul lago di Garda. Lavoro presso il John Rambo Stunt Show come stuntman ovviamente. Sempre pronto ad accogliere chiunque.

Grazie Daniele, sempre in gamba eh!
Grazie a voi di cuore e a presto. Un abbraccio e un saluto “volante” a tutti!

Clicca qui per vedere il trailer del film "Lupo della notte"
Clicca qui per vedere un backstage sui combattimenti del film

MATTEO FONTANA [lanternadiborn@libero.it]

 

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Commenti [3 commenti]

Bel progetto, si parla troppo poco delle cose indipendenti in "Itaglia"! Ahahah!

Giaco | 06.07.2011  00:28 

Grandi!

TeoCato | Homepage | 05.07.2011  14:03 

Ma il film uscirĂ  al cinema? Sembra molto interessante davvero......

Omar | 05.07.2011  13:20 

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