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Tapirelax
09.11.2011
DEBORA CON L'ACCA
Autore: A.marti

“Gli uomini dell’Occidente vivono
come se non dovessero morire mai e
 muoiono come se non avessero mai vissuto”.
-Dalai Lama-

Compresi che il genere umano, (quanto meno quello del mondo occidentale) fosse inesorabilmente condannato all’estinzione la sera che “DEBORA-CON-L’ACCA” vinse la dodicesima  edizione del Grande Fratello. 
Erano 11 anni  e  svariati mesi che evitavo accuratamente il canale dei reality show , ma ora  intontito di antidolorifici, ero spiaggiato sul divano con una gamba ingessata, completamente rintronato a guardare con espressione ebete un branco di focidi, spiaggiati su più lussuosi divani, con un’espressione ancor più rimbambita della mia.
Fu certo colpa del Toradol in vena – signori della giuria – ma non ebbi la forza di schiacciare quel telecomando, sebbene dessero Montalbano in replica su Rai 1. Per dirla alla Manzoni “lo sventurato  rispose”  e non sottrasse lo sguardo a quella REALITA’ più forte  di ogni fantasia. Dovevo guardare fino a che punto eravamo arrivati.
Cercai di sopire i miei pregiudizi: in sé l’esperimento di chiudere un mucchio di persone in una casa e osservarne le reazioni, poteva essere anche etologicamente interessante; l’essere umano in cattività reagisce più o meno come tutti gli altri animali. Invocai l’intervento di Piero Angela, di Alberto Angela o di un’Angela qualsiasi  per spiegarmi ragione di quello scempio, ma nessun membro dell’eruditissima famiglia comparve.
Mi arresi all’evidenza: avevano vinto loro, i figli delle televendite, senza fare assolutamente niente.  Compresi per un attimo cosa dovevano aver provato i dinosauri, anche se cercai di continuare a considerare la questione da un punto di vista antropologico: un motivo doveva pur esserci se il  mondo veniva consegnato  alla “generazione aperitivo”, un’entità  sociale apparentemente involutiva che  disdegnava il lavoro e la fatica, andando a caccia di una facile popolarità.
Gli esemplari di umanidi nella “caasa” erano mediamente giovani. bellocci e disponibili, specie nella declinazione femminile, ad ogni tipo di attività  (tranne un paio) che non richiedesse troppo impegno cognitivo e psicofisico. A  far da contorno al catalogo di “uomini e donne/immagine” vi erano casi umani di ogni tipo: figli di camorristi, conti di montecristi caduti in sventura, monache di Monza capaci di far arrossire Ilona Staller e una squadra di muratori bresciani che stava cambiando sesso  pur di cambiare lavoro, perché il muratore è un lavoro davvero pesante. Insomma un campionario di svariata umanità decisa a farsi guardare giorno e notte in ogni situazione, piuttosto che andare a lavorare.
La cosa che ho sempre trovato odiosa è il fatto che su quegli enormi divani  non si possa leggere neanche un libro, guardare un film o ascoltare  liberamente la musica che si vuole. Peggio  che la galera …e  dire c’è la fila per farsi rinchiudere! Superata l’iniziale anestesia da telecamere i soggetti si adagiano nella nulla-facenza e l’atmosfera precipita repentinamente in quella di un liceo gita: anarchia, sesso selvaggio più vaccate in libertà. Il coglionamento generale sale a livelli stratosferici.
I rinchiusi quell’anno erano stati tantissimi, un reggimento, tre  soli approdati alla finalissima: un modello italo-giappo-esquimese rispondente all’allegro nome di Mario-Kimono, una morettina tutto pepe specializzata nella pedicure di assicuratori e istruttori di nuoto denominata Debora e una zoccoletta bionda, di per sé al quanto scialba, ma munita di una consistente taglia di silicone, sufficiente per sigillare le docce di Milano ed hinterland, pure lei battezzata singolarmente  Debora – ma con con l’H -  teneva lei a precisare in ogni occasione che fosse  buona per distinguersi dalla meno pettoruta e non “Acca-munita” rivale.
Sono convinto che debbano esistere in quelle zone remote degli Stati Uniti, dove gli americani tengono nascosti gli Ufo e molti altri insondabili misteri, delle scuole apposite o dei campi di forza in preparazione dell’esperienza del “GF”. Non credo  sia naturalmente possibile improvvisarsi così insulsi. Occorrono anni di accademia e farsi le ossa con Beckett e Ionesco per arrivare ai sublimi vertici dell’assenza espressiva da teatro giapponese. 
Una fitta alla gamba mi colse nel momento dei quiz di cultura generale. Le mie due lauree si presero  a schiaffi l’un l’altra. Stavo somatizzando troppo. Continuai ad illudermi  che si trattasse di una recita e non dell’ anteprima nazionale dei risultati della riforma Gelmini.  Le due  graziose signorine che di certo avevano passato con ottimi risultati  l’esame di Come fare la doccia in pubblico 1 e 2 soffrivano la tensione del test  esprimendosi per gridolini isterici, mentre il modello italo-giappo-esquimese nascondeva la tensione con una delle sue pose studiatissime da copertina di Vanity Fair. Le  domande di storia si facevano sempre più incalzanti, fino alla più insidiosa:  “Come si chiamava la compagna di Garibaldi?” Panico in studio, la traspirazione dei tre finalisti aveva raggiunto un livello considerevole. Mario-Kimono  si ostinava in un fermo immagine che nemmeno Lady Gaga su People avrebbe potuto permettersi, mentre le due Deboree si strappavano i capelli dal nervoso invocando “un aiutino - un aiutino” dalla regia.  L’aiutino giunse dalla scollacciata conduttrice che in un surplus di fantasia suggerì , una tipica bevanda ghiacciata dell’estate,  in assonanza col nome dell’eroina.
“Granita!” gridò ingenuamente la Debora senz’acca e senza convinzione. Coro di disapprovazione dal pubblico pagante, quand’ecco muoversi qualcosa di molto remoto  nella bionda memoria della seconda Debora, in una sequenza ormai entrata negli annali del Reality  Sciò.
“..A..aanita..”  e poi  il colpo da maestro “ANITAH CON L’ACCA!!!”
Silenzio e poi un boato degli astanti.  Deboracca era  entrata nella storia.
Da quella sera il mio cervello se n’è andato altrove per sempre, in fuga con quello di mille altri, al grido di “Chi me lo fa fare di continuare a fare il ricercatore e studiare la  sintesi di Chetoni mediante reazioni consecutive di cross-coupling fra reattivi di Grignard attivati da complessi di metalli di transizione e clorotioformiato di fenile a 600 euro al mese???” Molto meglio farsi un aperitivo.
Bisogna accettare la realtà: il mio cervello mi ha lasciato solo.  Ma non mi  faccio abbattere. Ho nuovi progetti, basta lavorare, faticare, spremersi le meningi sui libri per pochi soldi. Presto proverò le selezioni del Grande Fratello. Mi sento pronto, preparato. Sul divano ci so stare pure io, anche senza gesso.


* Al termine di questo scempio, l’autrice di questo raccapricciante raccontino è entrata in clinica e si è fatta trapiantare una “ENNE” in più nel nome, per spirito di emulazione con  Debora-con-l’acca e ora si fa chiamare AnnnA.
AnnnA con 3 nnn…

A.MARTI [marlock@libero.it]

 

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