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Tapirelax
20.12.2005
IL PATATR? C
Autore: Robirobi

... E Pasqua con chi vuoi. E così quest'anno per Pasqua sono stato con Laura.
Laura mi ha denunciato per sequestro di persona, perché non era molto d'accordo.
E allora cosa si fanno a fare i detti, se poi non si può passare ai fatti?
Ho intenzione di trascorrere il Natale con pochi infimi, in tono minore, magari con un paio di bemolli in chiave, adesso vedo.
Devo ancora aprire l'uovo di cioccolato della Pasqua di quest'anno, però non mi sembra il caso di coniugarlo con il panettone, è una questione di buon gusto, di decenza. Non si può mettere assieme una nascita con una resurrezione, anche se secondo me l'uovo dovrebbe andare a Natale, perché dall'uovo nasce qualcosa, un regalo di plastica, una speranza di pochi secondi.
E poi se ci fosse l'uovo forse si potrebbe fare il Natale con chi vuoi, finanche con Laura, forse.
Ho nei confronti di Laura un sentimento profondo, platonico, nel senso che lei di me non ne vuole sapere. E così sotto l'albero non ci sar? lei, né un regalo per lei. Ci sar? un asciugamano con i mesi per zia Luci, che lo appender? al muro e lo user? come agenda per gli appuntamenti (e spesso ci scriver? sopra). Ci sar? un phon per nonno Urbino, che è calvo, però lo usa spesso per asciugarsi le ascelle. Ci sar? un libro sonoro per Finazio, anni tre, che l'anno scorso ne ebbe in regalo uno simile, dal titolo "I versi degli animali" e fece correre i pompieri, perché qualcuno sentiva una tigre su e giù per le scale. Quest'anno gli regalano ? e badate, disapprovo in pieno ? un libro sonoro sulla battaglia di Waterloo. Mi aspetto l'intervento delle teste di cuoio.
Ho di nuovo comperato un regalo per mia sorella Rosamaria. Ne ha nove da ritirare. Chiss? se vive ancora. In ogni caso non mi sembra corretto riciclare i vecchi regali, che pure erano destinati a lei.
Ad Ansia, il mio cane, voglio regalare l'abbonamento di una rivista mensile, "Il mio padrone, istruzioni per l'uso". Chiaramente non vi sono testi, ma immagini che si reputa i cani possano agevolmente cogliere, e che possano indirizzarli nella loro relazione quotidiana con i padroni. Ci sono anche le lettere al direttore, ma sia le lettere che il direttore (cane anch'esso) mi suonano un po' fasulli, se non altro perché si tratta di testi, che come abbiamo detto non c'entrano nulla: "Egregio Bau, sono un cane di periferia e il mio padrone mi lascia spesso solo perché lavora di notte. Torna con un sacco di orologi nuovi. Io sono contento per lui, però rimango spesso solo. Cosa devo fare?" Risposta: vuole dimostrarti che il tempo che passa con te è prezioso. Tu aiutalo a sentirsi parte di una famiglia...
Ecco qui il mio Natale, di panettoni 28 (sette bruciati e tre scaduti) e di alberi 1, in plastica, che ha la forza di essere secca come una vera pianta morta. L?abbiamo montato con fatica, perché le parti sono irriconoscibili, e l'abbiamo innaffiato con un po' d'acqua, come se fosse vero, e quando passiamo di lì gli diamo un'occhiata per vedere se magari abbia preso un po' di colore.
E' così che nasce l'invidia: te ne rimani lì a guardare il tuo albero, e ben presto sospetti che il tuo vicino, non contento di avere più verde gi? l'erba, ne abbia uno più bello del tuo. E d'improvviso sembra che il suo fare sia più furtivo, anche se nel contempo ha i modi di uno che la sa lunga. Vedi a casa sua un viavai di uomini con l'elmetto in testa e lui con il telefono che urla in giardino: "Sì carissimo, me lo portano via terra, ma ci metter? un po', sai è un carico eccezionale. Sì, dalla foresta amazzonica, sì, uno dei cento più alti del mondo".
Allora scatta un meccanismo perverso: pensi a procurarti un albero più grande e più bello. Poi guardi il tuo albero moscio, una storia pesante alle spalle. Fatto con gli scopini del water, e le frasche con i capelli delle ragazze con cui sei uscito. Alla sera non chiedevo un bacio, dicevo: "Mi dai una treccia?".
Ma quella di Laura mi manca.
Nonno Urbino mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. E' venuto lì con la testa bassa, quasi vergognoso, tenendo qualcosa fra le mani, che pareva una reliquia, tanta era la cura. "Ecco ? mi ha detto mostrandomi il suo toupet della festa, di un bel giallo canarino ? se vuoi puoi farci la cometa, l? in alto". E il suo sguardo correva su per gli spazzoloni del cesso, verso la cima nuda immersa fra i cirri di un cielo che solo lui vedeva.
Questo rimarr? il mio albero, lo so, ma gioco pesante, vado in giardino e parlo nel telefono. "Sì, l'albero sar? assemblato dal nipote dell'ingegner Eiffel in persona, sar? la costruzione non in muratura più alta d'Europa". Sento oltre la siepe il grido strozzato del mio vicino, una chiave inglese che cade con tragico tintinnio, un tonfo di elefante narcotizzato.
Pago della mia erba smeraldina rientro e vedo zi' Luci che sta scrivendo con lo stesso impegno di una scolaretta diligente. "Cosa scrivi, di bello, la letterina a Babbo Natale?".
"Scrivo una supplica a Uovo Pasquale".
"E chi sarebbe Uovo Pasquale?".
"E' un uovo pensante che si chiama Pasquale e porta in giro le uova ai bambini del mondo".
"Lo sai zia che Uovo Pasquale non esiste. Non esiste nemmeno Babbo Natale, figurati Uovo Pasquale".
"Miscredente!" esclama. Me ne sto zitto. Molte persone hanno un universo tutto loro, e guai se glie lo tocchi. Costruiscono una metafisica sulle loro esperienze di vita, e l'alzheimer fa il resto.
Zi' Luci vede che rinuncio a tornare all'attacco, mi scruta, lo so che mi scruta, scrive e mi scruta. Io metto a posto quella specie di albero, gli attacco le palle atrofizzate, gli angeli deceduti, gli elefantini di cartapesta calpestati più volte dalle suole di intere generazioni. C'è anche Juri Gagarin, puntuale come ogni anno, lui sì previdente, con scafandro e bombola d'ossigeno in mezzo a quella foresta di scopini e di ciocche multicolori.
"Scrivo una supplica!" ripete sillabando ad alta voce.
"Che supplica, zia?".
Lei produce un immenso e lungo sorriso e sta lì, immobile, diafana davanti alla luce della finestra opaca che sbuffa spifferi gelati. Forse è diventata pietra? Invece gli angoli della bocca, che avevano quasi raggiunto le orecchie, si ritirano tornando nel loro alveo rugoso. "E' una supplica importante. Di quelle che di solito si rivolgono ai re, ai presidenti, agli dei. Io le mie suppliche nella mia vita le ho fatte in chiesa. Alcune sono andate a buon fine, altre no. E la supplica che rivolgo ora a Uovo Pasquale andr? a buon fine, lo sento".
"E cosa chiedi in questa supplica?".
Zi' Luci finisce di scrivere, prende in mano il foglio, ammira gli arzigogoli tremanti, si schiarisce la voce e recita:
"Caro Uovo Pasquale, quando le tue uova faranno crac, fai che succeda un patatr? c".
"Zietta cara ? chiedo con apprensione ? vuoi anticipare un'apocalisse?".
Mi ha guardato come si guarda uno che non ha capito niente. Con un altro sorriso meno tirato e più dolce.
"Chiedo di cambiare le regole del gioco".
"Quale gioco?".
"Il gioco della vita. Deus omnipotens, pape sat? n aleppe, est qui depinxit gallos gallinaceos, de tribus tria, umiliare potenti, resto mancia".
"Zia?".
"Un uovo è un uovo... ab ovo. E un uomo ab ovo non è un uomo".
"Non ti seguo".
"Basta, finito. Supplica finita, spedita, e forse gi? anche ascoltata. Grazie, Uovo Pasquale. Il giorno 14 gennaio ho da fare un'ecografia, bisogna che comperi un'agenda".
Caspita com'è peggiorata. Crac e patatr? c. Eppure, lo confesso, quando pronunciava quelle parole, pallida come la luna, demente e invasata ancora come una luna, mi sono venuti i brividi. Ho creduto alla magica formula, sì, ci ho creduto, come i bambini credono alle fole.
Patatr? c, continuavo a ripetere poi, come una cantilena, nella mente rapita Sono uscito a ritirare la posta. Patatr? c, quando le uova faranno crac. Il mio vicino tace. Non martella più non parla più. Forse è ancora steso per terra.
Spio fra i rami della siepe: davanti a me ansima un alberello figlio illegittimo di un albero immigrato clandestino della foresta amazzonica. E' triste come le sue fronde, gli addobbi in bilico come quelli di una baldracca. Patatr? c.
Rientro, fremente, stupido incosciente, cerco il mio bell'uovo che a Pasqua non ho degnato di uno sguardo, non ricordo per quale stupido motivo: forse un dispetto a qualcuno, a queste cose sono uso.
Apro la credenza e l'uovo è lì, invitante dentro la penombra misteriosa. Chi mi impedisce di pensare che dopo il crac non uscir? Laura?
Fino ad allora, fino al magico momento dell'invasione benigna dell'onda del patatr? c, dentro quella carta rilucente e tentatrice e infiocchettata come una dama antica, tutto è possibile, anche il nido di un amore impossibile.

ROBIROBI [cpkpst@tin.it]

 

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Commenti [2 commenti]

öh, ma che bello (il racconto...)

Topus | 23.12.2005  12:08 

Un albero di Natale fatto con gli scopini del water? Uhm... un'idea interessante, potrebbe essere esposto al Metropolitan... devo parlarne con Topus...

Del | 20.12.2005  11:30 

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