Tapirelax
12.07.2011
MUSIC CORNER - 35
L'uomo senza braccia & his unbelievable band
Autore: UfJ

Dream theater, 05/07/2011 - Castello di Villafranca

Avvicendamenti di musicisti e cambi nella line-up sono all’ordine del giorno nel rock. Specialmente da quanto il signorino è entrato negli anta (vi prego di darmi un calcio nei maroni ogni volta che mi sentite parlare come un capitolo della Kinsella) e gli si sono imbiancate le tempie (AHIA!).
In genere, il nuovo arrivato è lasciato in un angolo del palco a fare i compitini: scroscio di fischi quando sbaglia qualcosa, nessun elogio se se la cava egregiamente. Provare per credere. (AHIA! Piano. Questa era una citazione dotta direttamente dagli anni ottanta: cercatevi Guido Angeli su Wikipedia). Chiedete a qualcuno di recitarvi la formazione dei Metallica. Non sarà difficile. Tutti conoscono la formazione dei Metallica. Vi risponderanno: James Hetfield, Kirk Hammett, Lars Ulrich e il nuovo bassista, quello che sembra un plantigrado. Chiedete chi è il chitarrista dei Deep purple. Tutti risponderanno Richie Blackmore, nessuno dirà Steve Morse. Eppure Blackmore ha militato nei Deep purple quindici anni e Steve Morse sedici. Vi sembra incredibile, vero? La spiegazione è semplice. Il rock è come i serial TV. Si alimenta sulla base del principio di familiarità. La stessa canzone suonata da un'altra band non è più la stessa canzone. La stessa band, se cambia un elemento, non è più la stessa band. Hai più di quarant’anni? Per te i Metallica sono Hetfield, Hammett, Ulrich, Burton e, dal 1986 Hetfield, Hammett, Ulrich e il nuovo bassista. Hai meno di quarant’anni ma più di venticinque? Per te i Metallica sono Hetfield, Hammett, Ulrich, Newsted e, dal 2003 Hetfield, Hammett, Ulrich e il nuovo bassista. Hai meno di venticinque anni? Ti stai domandando chi cazzo sono Newsted e Burton e stai pensando di mandare affanculo l’autore di questo articolo.
L’altra sera invece ho assistito a un evento assolutamente inedito (AHIA! Cazzo, ma “evento assolutamente inedito” non è mica parlare come la Kinsella. AHIAAA! Sì pero andateci un po’ più piano, per cortesia). Si trattava del concerto in cui esordiva il nuovo batterista dei Dream theater, Mike Mangini. La folla, poco meno di diecimila persone, era (inspiegabilmente) tutta per lui. Il coro Man-gi-ni Man-gi-ni Man-gi-ni si è levato più è più volte (AHIA!) nel corso della serata e al termine dell’assolo di batteria il consenso della folla era unanime e roboante. Evento ancora più strano se si prende in considerazione il peso specifico del predecessore di Mangini, Mike Portnoy, all’interno della band e soprattutto la venerazione di cui godeva tra i fan.
Scampato pericolo per colui al quale si riconosca perlomeno l’ardire (e la fortuna) di poggiare il culo sullo sgabellino più scomodo (e importante) del rock contemporaneo.
Come dite? Non avete mai sentito suonare Mike Mangini? No? E’ molto semplice. Mangini suona così: RRRRRRRRRrrrrrrrrrrrrrRRRRRRRRRRRrrrrrrrrrrrrrrrRRRRRRRRRRR. Immaginatevi un camion piuttosto che (AHIA! OK, OK, questo me lo meritavo) un trattore o, ancora meglio, come quando da ragazzini mettevate il cartoncino nei raggi della bici per simulare il rumore del motorino. Questo è Mangini. Mi sono spiegato? No? E allora date un’occhiata a questo link. Se l’intero filmato vi risulta noioso potete andare direttamente a 3:30 dall’inizio. A un certo punto vedrete sparire le braccia di Mangini. Ho guardato molte volte questo filmino e ho sempre pensato che fosse una conseguenza della bassa risoluzione di Youtube. Poi solo andato al concerto e ho visto Mangini dal vivo. E’ partito l’assolo. E’ successo lì, sul palco, davanti ai miei occhi. Ero a meno di dieci metri. Ero sobrio. A un certo punto le braccia di Mangini sono sparite e in quell’istante dalle casse ha cominciato a fuoriuscire un fracasso come se avessero messo il cartoncino nel reattore di un Boeing.
L’illusionista Mike Mangini dietro la batteria del Teatro dei sogni.
E si vociferà già che il nuovo tastierista sarà nientemeno che David Copperfield.
Mangini a parte, un concerto di routine per una band che a mio avviso comincia a palesare una certa stanchezza motivazionale (AHIA!). I suoni sono sempre ineccepibili, certamente, c’è qualche piccola sbavatura qua e là nell’esecuzione, ma diamine (AHIA!), sono comunque straordinariamente poche per una band che suona ancora straordinariamente. Un missaggio migliore che altrove, una scaletta consapevole che prende in considerazione tutti gli album della band, compreso quello che deve ancora uscire, ma che eclude le hit principali. Scaletta che farà borbogliare il ventre della platea per tutta la durata del concerto. Alcune lungaggini (The great debate), ovazioni ed emozioni per The count of Tuscany, l’ultimo grande capolavoro della band.
Dappertutto, zanzare in assetto da guerriglia e un odore diffuso come di pesce dimenticato in un sacchetto di cellophane.
A completamento: assolutamente superflua la performance dei Gamma ray, al pari, invero, dell'esistenza dei Gamma ray stessi. Sempre grandi ma stasera non al 100% (AHIA), gli Anathema, complice forse la scaletta (mal)ridotta e la colpevole disattenzione del pubblico.
Una sufficienza piena all’organizzazione dell’evento ma, lo confesso, da quando sono malauguratamente capitato alla sedicente “Arena concerti” di Rho credo che smollerei una sufficienza piena persino al secondo girone dell’inferno. Il quale, da che si dice, non è asfaltato.

(ringrazio Barbara per la foto e per molto altro)


Setlist

Anathema
01. Thin Air
02. Summernight Horizon
03. Everything
04. A Natural Disaster
05. Closer
06. Flying
07. Fragile Dreams

Gamma ray
01. Gardens of the Sinner
02. New World Order
03. Fight
04. Empathy
05. Gamma Ray
06. Rebellion in Dreamland
07. I Want Out [Helloween]
08. To the Metal!
09. Somewhere Out in Space
10. Send Me a Sign

Dream theater
1. Dream Is Collapsing [Hans Zimmer]
2. Under a Glass Moon
3. These Walls
4. Forsaken
5. Endless Sacrifice
6. Drum Solo
7. The Ytse Jam
8. Peruvian Skies
9. The Great Debate
10. On the Backs of Angels
11. Caught In A Web
12. Through My Words
13. Fatal Tragedy
14. The Count of Tuscany
Encore. Learning To Live

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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Commenti [2 commenti]

bell'articolo, complimenti!

Mi pare comunque ovvio che il successo del Mangini goda della luce riflessa della somiglianza del cognome con il più illustre Mangoni.

cudiel | Homepage | 18.07.2011  09:48 

Una volta all'anno è bene scriverlo.
UFJ, sono un tuo grande ammiratore (AHIA!), ti seguo sin dai tuoi primi passi (AHIA!) nel grande universo della scrittura (AHIA!) e trovo il tuo stile fresco, personale e mai banale (AHIAAA!).

Stronzate a parte, UFJenio.

McA | Homepage | 17.07.2011  09:27 

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