Tapirelax
29.09.2011
MUSIC CORNER - 38
Una recensione mediocre (parte 2)
Autore: UfJ

(... continua)

Il computo finale dei danni fu di media entità. Una decina di gomitate, qualche pestone. Mi doleva soprattutto l’alluce destro. Un tizio mi aveva assestato intenzionalmente un pugno nelle reni e qualcuno mi aveva rifilato una sberla sull’orecchio così forte che ancora fischiava. Manuela era altrettanto malridotta. Ma avevamo raggiunto lo scopo. Eravamo a una decina di metri dal palco. Mancavano cinque minuti all’inizio del concerto. Dietro di noi, il rombo della folla cresceva costantemente.
Le luci si spensero.
Il concerto stava per iniziare.
Un lampo accecante.
Poi improvvisamente il silenzio.
Ma che...
Ma che diavolo...
Il monitor si è fulminato e il computer ora giace inerte sotto le mie dita.
Una figura luminescente si è materializzata davanti alla libreria. E’ lattiginosa, e posso vederle attraverso.
“E tu chi accidenti saresti?”
“Non mi riconosci? Sono Gianluca”.
“Gianluca chi, Gianluca? Ne conoscerò almeno dieci, di Gianluca”.
“Di essi, quanti sono calvi?”
“Uhm... due. No, tre”.
“E quanti hanno recentemente dato alle stampe un saggio sul rock emiliano?”
“Morozzi!”
“In carne e ossa. Si fa per dire”.
“Morozzi porca puttana mi hai fulminato il PC. Stavo scrivendo una cosa e non avevo neanche salvato. Maledizione a te”.
“Non hai perso un granché. La tua recensione era mediocre”.
“Mediocre? Ma come ti permetti?”
“Sì, mediocre. Carina la parte iniziale, quella dei desideri. Mi gusta l’immagine della ragazza che sale la scala e in quel momento tu capisci che hai perso la partita. Meno bene l’episodio col tizio dello staff. Ma soprattutto, dov’è la recensione vera? Le tue impressioni del concerto? Le tue opinioni sulla scaletta? E i quattro palchi, il set unplugged, Mauro Pagani, le due band che chiudono il concerto suonando contemporaneamente. Dov’è tutto questo? La dedica alle vittime di New Orleans. Dov’è che parli della dedica alle vittime, eh? Dove?”
“Scusa, ma tu com’è che sai tutte ’ste cose? Tu manco c’eri quella volta al Campo Volo”.
“E l’analisi sociologica dell’avvenimento? Un bel giorno un rocchettaro di Correggio stabilisce il record europeo di persone a un singolo evento rock e tu non trovi di meglio che raccontare di come sei riuscito a intrufolarti in prima fila? L’analisi sociologica, mio caro. L’analisi sociologica”.
“Analisi sociologica. Pfui. Senti chi parla”.
“Guarda che il mio saggio aveva un taglio differente. Io quel capitolo neanche volevo scriverlo. E’ stato l’editore a insistere. L’editore, capisci? Che avresti fatto al mio posto?”
“Forse hai ragione”, concilio. “Dico, sulle mie recensioni”.
“Non sono vere recensioni. Una vera recensione prende per mano il lettore e lo conduce attraverso una sorta di esperienza quasi sensoriale. Le tue no. Tutt’al più strappi un sorriso qua e là”.
“Senti, dal momento che sei qua, non è che mi aiuteresti tu?”
“A far che?”
“Con gli aspetti sociologici”.
“Io? Non posso. Sono impegnato”.
“Eppure te ne stai qui a cazzeggiare e fulminare i computer dei tuoi amici”.
“Va bene, va bene, ti aiuto. Poniti una domanda semplice. Perché. Perché proprio qui in Emilia?”
Mi sfrego il mento come se dovesse scaturirne un genio a forma di idea.
“Per via... forse per via del carattere genuino degli emiliani...”
“Puah”.
“Allora è la politica, l’ideologia”.
Il fantasma di Morozzi fa una smorfia.
“O la cultura. Noi emiliani siamo sempre attenti alle novità culturali come il rock”.
“Novità culturale? Il rock? Ma se Mick Jagger c’ha settant’anni, fra poco”.
“Non lo so, senti. Proprio non lo so. Io so che qui la gente lavora, pensa, suona, vive, muore. Che la gente tira avanti, da queste parti, nonostante la nebbia sei mesi l’anno, nonostante la bruma, nonostante ci piova sempre, su questa stupida Autostrada del Sole, nonostante l’afa che si indossa come un accappatoio, altro che Daunbailò, altro che Mississippi, e queste zanzare che qui da noi si domano con seggiola e frusta altro che piretro. Ecco, io so che la gente di queste parti si gratta, si ama, prende il treno, litiga, si taglia le unghie, prega e bestemmia e tutti prima o poi ti raccontano la loro storia. Io so che qui... ehi, Morozzi, mi stai a sentire?”
Mi guardo intorno. Morozzi non c’è più.
In quell’istante s’illumina nuovamente il display del PC.

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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