Tapirelax
03.08.2011
WACKY RACE - TERZA TAPPA
Tolentino arrandom
Autore: Wacky racers

Un sinuoso punto interrogativo campeggiava sulla fronte di Franco Paternò. Gli si era palesato davanti un uomo che non la smetteva di fargli domande miste a complimenti. Ma nella testa di Franco, mentre il pennello gli colava copiosamente, c’era un unico pensiero: “E questo chi cazzo è?!”. Cercando di rispondere a tono, si arrampicava su vetrate viscide di sfiga. “E ora come ne esco?”. Armato di rassegnazione Paternò prese a citare a braccio il metodo Larry Mullen su come diventare artista puramente per caso. A un certo punto mutò espressione. Tacque un istante poi domandò: “Ma tu sari mica il direttore artistico?”. E quello: “Guarda, io sono un finto imbianchino, il direttore è laggiù”, indicando una direzione che andava bene sia per il lampione di fronte che per Sforzacosta. L'astante si fece convincere dal gesto e...

In quel di Tolentino si svolge da cinquant’anni una tra le più importanti e prestigiose esposizioni d’arte contemporanea, la Biennale dell’umorismo nell’arte. Proprio nell’edizione del cinquantenario, uno dei ruoli di maggior spicco è ricoperto da Wacky racer 1.
Di conseguenza la carovana del Wacky race tira il freno a mano, fa inversione, becca un senso unico e si dirige alla volta di Tolentino.
E’ andata più o meno così.
Wacky racer 3: “Vediamo se ho capito bene: mercoledì notte siamo a Milano a vedere il concerto, poi corriamo a casa, dormiamo una manciata di ore e giovedì mattina partiamo per Tolentino. Foto con corna assieme al direttore artistico, baci e abbracci e di nuovo si corre a casa”.
Wacky racer 2: “Arrivo in tarda nottata. E venerdì mattina svegli in ufficio. Fanno seicento chilometri tondi”.
Wacky racer 3: “Le do anche quattrocento caramelle”.
Wacky racer 2: “Cosa?”
Wacky racer 3: “Niente, niente. Andata. Si fa”.

Nella scena successiva, ambientata in un caratteristico borgo di Tolentino, Wacky racer 2 e Wacky racer 1 si corrono uno incontro all’altro. Wacky race 1 non sapeva nulla della sortita. I due si abbracciano con veemenza. Fanno le corna. Si strizzano i genitali. La televisione locale riprende la scena. Un assessore scuote il capo, un altro dignitario estrae il cellulare e fa il numero di Luca Giurato.
Il tempo di una sigaretta, poi Wacky racer 1 si allontana nuovamente. Deve tagliare nastri, rilasciare dichiarazioni, afferrare i reggiseni lanciati dalle groupies.
“E tu?” domanda Wacky racer 2 a Wacky racer 6.
Ecco, questo è il momento del flashback.
“Arrivata ieri in treno. Il viaggio è stato proprio come me lo immaginavo. Ho passato il pomeriggio guardando la pianura padana diventare riviera romagnola e poi dolce appennino marchigiano. Milioni di girasoli, il cielo turchese come quello dei cartoni animati. Ho letto Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, lo conosci? L'improbabile racconto di un amore saffico ambientato nel sud degli Stati Uniti pre-M.L.King. Il posto e l'epoca più anticonformista della storia, insomma. Un libro per sognatori. A un certo punto mi chiama mia madre. Vuole sapere dove sono. A pagina 95, rispondo. Sai, non ero mai stata su un treno in salita”.
“Un treno in salita?”
“Niente, lascia perdere. Ma ditemi di voi”.
“Fatto buon viaggio. Breve sosta a Senigallia per comperare della bresaola di pescespada. Non tanto breve, dal momento che la commessa ha impiegato trenta minuti solo per fare il pacchetto".
“Sapete? I Tolentinati sono gente strana", racconta Wacky race 6. "Ieri sera appena arrivo il primo che vedo è Enrico, che mi abbraccia con un sorriso. É tutto pronto?, gli domando. Chevvoi chessia, Chiarì, domani andiamo arrandom".
“Arrandom?”
“A random. Vuol dire alla cazzo”.
Il primo impatto coll'idioma locale è sempre spiazzante. Alcune consonanti non sono proprio contemplate. Per esempio la S diventa SH. La B diventa V. Chiarì, ma lo shai che c'è pure un articolo della Viennale su Play Voy?

Inizia la conferenza stampa, e come in tutte le conferenze stampa, i politici di turno riescono a blaterare per venticinque minuti senza dire assolutamente nulla di nulla. Dev'essere per questo che qualcuno ha deciso di posizionare una gnocca s-vestita da tricolore a fianco del sindaco. Sviare l'attenzione del giornalista medio. Wacky racer 6 va dal Direttore Artistico che poi sarebbe Wacky racer 1 che poi sarebbe pure il moroso di Wacky racer 6. S’incazza, e anche tanto. Gli fa una piazzata perché non condivide il ruolo della donna, e alla fine quelli di sinistra son tutti porci pure loro, che perseverano nel propinare l'immagine di mero oggetto sessuale, e se questa è la Biennale dell'umorismo allora complimenti, che potrei capire che vuoi presentarci l'Italia come una prostituta, ma allora dev'essere zoccola, non gnocca, capisci?, perchè la gnocca appartiene a tutto un altro campo semantico. E’ nell'istante che pronuncia la parola semantico che Wacky racer 6 si rende conto di aver perso Wacky racer 1. Perso a contemplare le tette della gnocca.

Al primo piano c’è l’esposizione Tra il sublime e l’idiota a cura di Luca Beatrice. Nella prima sala ridiamo quindici minuti buoni davanti a Fatman. Nella seconda sala Wacky racer 6 caccia un urlo. “Cazzo si è rotta la statua!”, grida. Guardiamo meglio, in realtà si tratta della sagoma di uno struzzo schiacciato a terra da un'incudine. Beep Beep, ti hanno fottuto. Finalmente esorcizzate le angherie e le frustrazioni di almeno tre generazioni. Un po’ la sensazione di quando uno ti sorpassa ai 190 sfanalando e dopo un chilometro lo trovi fermo che da patente e libretto alla polizia.
Girando per le sale si ride, si sorride, si sghignazza, si ride a denti stretti, ci si guarda intorno spaesati perchè non è chiaro quale sia l'opera. C’è un tale che si mette a contemplare un estintore in un angolo mentre nell’altra sala Wacky racer 2 continua a ripetere “Non capisco, non capisco” con la testa ficcata dentro al camino napoleonico della sala dei banchetti del palazzo Parisani-Bezzi.
Al secondo piano, quello dedicato al concorso d’arte, l'allestimento è più sobrio, ma si respira un'aria scanzonata. Homer Simpson che ti guarda da un frigo circondato dalla sua natura morta, gli omini dei Lego che giocano a fare le antropometrie di Klein. Le linee di Mondrian incorniciano delle mucche stilizzate, diventando un quadro di Mandrian, appunto, e, sublime fra le opere più sublimi, la mosca che si lecca i baffi davanti a un barattolo di Merda d'artista. Il vincitore morale del festival, secondo l’umile opinione dei Wacky racers.
La mostra resterà aperta fino al due ottobre. I mattinieri potranno vedere lo speciale nel corso della puntata di Unomattina dell’unidici agosto. Ci sarà Luca Beatrice. “E ci sarà anche Wacky racer 1”, annuncia Beatrice dal palco. “Ma solo se promette di non fare le corna in diretta TV”.

Incombe la sera, inopportuna come una scorreggia in un comizio. Sul palco c’è la Banda Osiris, ma per noi è giunto il momento dei saluti. Wacky racer 1 e 2 si abbracciano e fanno le corna, si strizzano i genitali, si danno dei culattoni l’uno con l’altro e si prendono a ceffoni sulle orecchie. Wacky racer 3 e 6 scuotono il capo e si scambiano un più canonico bacio sulla guancia alla missionaria.
“Siate prudenti”, apostrofa Wacky racer 6. “Se vi stancate fate delle soste”.
“Al primo autogrill, sicuro”, annuisce Wacky racer 2.
“Ho deciso che mi compero quattrocento caramelle”.


(La foto sopra ritrae Wacky racer 2, Wacky racer 1 e Wacky racer 3. Lo scatto è di Wacky racer 6)

WACKY RACERS [racconti@tapirulan.it]

 

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