visita il nuovo sito di Tapirulan
Tapirelax
10.02.2012
MUSIC CORNER - 41
Guarda dove vai (parte 1)
Autore: UfJ

Immaginatevi un’occasione speciale. Immaginatevi di festeggiarla in un ristorante di quelli di un certo livello. Pagherete un conto piuttosto salato, ma pazienza. Una volta ogni tanto ci vuole. Il minimo che vi aspettate è di mangiare bene, è ovvio. Ma non si tratterà solo di quello. Sarete influenzati da ogni dettaglio fin dal primo istante in cui varcherete la soglia del locale. L’arredamento, le luci, la cortesia dell’usciere, il pregio delle stoviglie, il font del menù, la pettinatura del cameriere. Tutto, insomma. Tutto contribuirà a generare il ricordo di quell’esperienza (nel bene o nel male) indimenticabile.
Ora immaginatevi di andare a un concerto rock. E magari di spendere l’equivalente di una cena di lusso. Il minimo che vi aspettate è che la band suoni bene. Chiaro. Ma ci sarà dell’altro. Vorrete un parcheggio vicino e magari evitare di fare tre ore di coda all’uscita, desidererete che dentro la birra sia servita fresca e che sia, se non buona, perlomeno decente, vi aspetterete che il suono si senta bene, che il palco sia messo in modo da vedere qualcosa.
Bene: scordatevelo.
Un posto così in Italia non esiste.
Nonostante il popolo dei concerti sia piuttosto consistente, in Italia le strutture pensate per i concerti rock sono praticamente inesistenti. L’ultima in ordine cronologico fu edificata in prossimità del centro di Verona da parte dell’amministrazione di allora nel corso del primo secolo dopo Cristo. Un lavoro ben fatto, non c’è che dire.
Poi, all’inizio del 2011 leggo della reunion dei System of a down e del tour conseguente. Non posso perdermelo. Però, ‘caboia, sessantanove banane. Mica spiccioli. Leggo che il concerto avrà luogo nella nuova “Arena concerti” del polo fieristico di Rho.
Come hai detto?
Arena concerti?
Ho capito bene?
“Arena” significa uno spazio ricreativo circondato da un teatro o da un anfiteatro. “Concerti” significa pensato per farci dei concerti.
“Alleluia!”, penso. Dopo quasi duemila anni a qualcuno viene in mente di fare un’arena concerti tutta nuova.
Bella grande, tra l’altro, ché per i S.O.A.D. sono attese tra le 40mila e le 50mila persone.
Mi sale l’entusiasmo. Comincio a fare le stanghette sul muro per contare i giorni che mancano.
Poi arriva il due giugno e finalmente ho modo di vedere coi miei occhi la nuova “Arena concerti” del polo fieristico di Rho.
Ebbene: la nuova “Arena concerti” del polo fieristico di Rho è nientemeno che il parcheggio espositori antistante l’ingresso della fiera. Un budello lungo duecento metri e largo una trentina col palco là in fondo e il pubblico tutto in fila indiana. Impossibile vedere alcunché, tanto più che il palco è orientato verso est quindi hai il sole in faccia per tutto il pomeriggio. Il suono, naturalmente, si propaga male, quindi a cinquanta metri sono state piazzate delle casse per replicarlo. Risultato: se sei a 10 mt. dal palco senti bene, se sei a 60 mt. dal palco senti bene. Tutti quelli in mezzo sentono solo la cacofonia dei due muri di suono che entrano in conflitto. Non esiste ombra se non sotto i tendoni di plastica, dove la temperatura raggiunge i seimila gradi e l’odore di ascella-di-metallaro diviene oltremodo persistente. Fuori l’asfalto nero appena steso ti cuoce i piedi che quando tiri su la scarpa fa il filo come un chewingum. Un tizio di fianco a me a un certo punto ci vomita sopra, all’asfalto. Dopo cinque minuti il risultato della sua esternazione somiglia a una pizza cotta a puntino. La birra costa 5 euro il bicchiere da zerotre e fa talmente schifo che per la prima volta nella mia vita la verso per terra. Ho versato per terra una birra intenzionalmente, vi rendete conto? Il parcheggio costa 15 euro per automobile e dista un paio di chilometri dalla sedicente arena. Niente male, per un concerto costato 69 Euro. Davvero niente male. I miei complimenti all’organizzazione.
La settimana successiva sono nel medesimo luogo per il Rock in Idrho. Avevo già il biglietto da prima sennò col cavolo che mi vedevano ancora da quelle parti. Stesso copione, però con un po’ meno gente. Sono lì presto presto perché una band che mi interessa suona verso le 16, ma scopro che arrivare sotto il palco è impossibile. E’ stata installata una transenna di sicurezza orizzontale a, diciamo, venti metri dal palco. La funzione (sacrosanta) della transenna è di evitare che la gente si ammassi troppo e finisca per spiaccicare quelli davanti. Creare un cuscinetto, insomma. Lo fanno spesso nei concerti un po’ grandi. In genere l’accesso davanti è consentito ai fan club, o ai primi che arrivano. Stavolta qualcuno s’è inventato di far pagare cinque euro addizionali. Cinque euro per diecimila persone fa cinquantamila euro. L’equivalente di un mutuo di piccola entità.
L’anno scorso il Rock in Idro aveva una acca in meno e si svolgeva al Palavobis e nel cortile antistante. Il Palavobis è quello che io chiamo affettuosamente Palamerda. Chi c’è stato racconta che il primo giorno si boccheggiasse dappertutto e non facevi in tempo a bere una birra che subito ti usciva dalle ascelle. Il secondo giorno invece qualcuno ha pensato di schiacciare il bottone dell’aria condizionata così che per i Floggin’ Molly alle tre del pomeriggio c’erano diecimila persone stipate in platea a prendere il fresco. Diecimila. Usciti sul palco, i Floggin’ Molly non avranno creduto ai loro occhi. Quanto all’acustica tutti sanno che il Palamerda ha la resa di un’autobotte piena di bombi, e il contributo (peraltro vitale) dei ventoloni accesi di certo non ha migliorato la situazione.
Io mi domando che ne è stato dell’Idroscalo. Lì c’era il palco davanti per chi voleva seguire e l’ombra degli alberi dietro per chi non era interessato. C’era l’erba per terra, o il fango in caso di pioggia. E’ opinabile, ma personalmente preferisco un po’ di fango piuttosto che l’asfalto rovente che in cinque minuti ti trasforma i piedi in arrosticini. C’erano anche le zanzare all’Idroscalo, è vero, ma solo per gli sprovveduti non dotati di Autan.

(continua...)

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

Scrivi un commento | Torna all'inizio | Archivio articoli

Commenti [0 commenti]
Scrivi un commento | Torna all'inizio | Archivio articoli
 
Tapirelax | Articoli recenti
22.07.2013
Echi di celluloide - 23: "Dexter"
[Autore: Matteo Fontana]
30.04.2013
Io come te sono
[Autore: Zumba]
08.04.2013
Echi di celluloide - 22: ''The closer'', gliallo slapstick
[Autore: Matteo Fontana]
02.04.2013
La seconda linea
[Autore: A.marti]
25.03.2013
Music corner - 51: La band pi? media del mondo
[Autore: UfJ]
11.03.2013
Cin cin
[Autore: Mr. Orpo]
01.03.2013
Music corner - 50: Famosa rock band italiana. Tre lettere
[Autore: UfJ]
25.02.2013
Echi di celluloide - 21: ''The mentalist'', il fascino dei prestigiatori
[Autore: Matteo Fontana]
05.02.2013
La citt? degli angeli
[Autore: A.marti]
Archivio articoli
 
 

Associazione Culturale Tapirulan
C.F. 90006350194
P.I. 01521680197

Sede legale
Via Platina 21
26034 Piadena (CR)



Sede operativa
Corso XX Settembre 22
26100 Cremona



Webmaster
French+Coma

Contatti
info@tapirulan.it

Tapirulan su Facebook
Tapirulan su Twitter
Blog.Tapirulan.it

Privacy Policy
Area Privata