Tapirelax
17.02.2012
MUSIC CORNER - 42
Guarda dove vai (parte 2)
Autore: UfJ

Non mi piacciono i concerti al chiuso. Si sente sempre male. L’Alcatraz di Milano è scomodo da raggiungere e ha l’acustica di una linea di produzione della FIAT, il Rainbow – a dispetto del nome – è sinistro come una cripta, il Palalido e il Palasesto farebbero meglio a chiuderli prima che vengan giù. Gli unici due concerti che ricordo con un buon suono al Forum sono stati Roger Waters quest’anno e Jean-Michel Jarre 10 anni fa. Guarda caso due concerti fortemente sospettati di un crimine chiamato playback. I Magazzini Generali sono un cunicolo e il Musicdrome è fatiscente e odora perennemente di scorreggia. L’unico locale milanese all’altezza era il Rolling Stone. Era. Perché l’hanno chiuso definitivamente due anni fa dopo il concerto dei Lordi. Che ci sia un nesso?
Il teatro Smeraldo sarebbe un buon posto, ma vedere i King crimson sprofondati nelle poltrone di velluto rosso nel giugno dell’anno più caldo del millennio (era il 2003) fu un’esperienza oltremodo adiabatica. Meglio l’Arcimboldi, dove tra l’altro la passeraggine delle hostess è parecchio superiore alla media nazionale.
Mi piacciono molto i concerti nelle piazze cittadine. Tra quelle che ho frequentato la peggiore è senza dubbio Piazza Napoleone a Lucca. Non s’offendano i lucchesi: la piazza in sé è bellissima, ma è fatta a schiena d’asino quindi, tolte le prime file di gente sotto il palco, per tutti gli altri la piazza è in salita. La soluzione è starsene sul lato opposto, dietro le piante. Andiamo indietro di qualche settimana. Sono a Lucca per B.B. King e Joe Cocker. Lì dalle piante non si può stare perché hanno installato cinque gradini di tribuna VIP popolati da vecchie babbione con le guance da mastino che sorseggiano champagne tenendo al guinzaglio odiosi cagnetti raglianti. Davanti invece ci sono i posti a sedere, però sopraelevati un metro da terra. Tra le due strutture, nel punto più basso della piazza, un corridoio di sei metri per i miserabili in piedi come il sottoscritto. Non si vede un accidente di niente. A fatica riesco a guadagnare la transenna. Tra la colonna del mixer, il naso del mio vicino e la seggiola provvidenzialmente vuota che mi sta davanti riesco a intravedere i due metri centrali del palco, proprio quelli dove sta seduto B.B. King. Mi accontento e mi piazzo lì, sulle punte dei piedi col naso proteso in avanti. Poi la sedia vuota viene occupata dal legittimo proprietario. Beppe Grillo in persona. Avete presente la chioma di Beppe Grillo?
Mi piace Piazza Castello a Ferrara: un po’ calda per via dei lastroni ma molto suggestiva. Non mi dispiace neanche la struttura di tubi Innocenti che montano in piazza Pilotta a Parma in occasione del festival estivo. Buona acustica e ottima visuale. Nelle file più in alto tira anche una piacevole arietta. Peccato che servano solo Tourtel. Tu dimmi come puoi vederti il concerto di Patti Smith bevendo della Tourtel.
In argomento, l’anno scorso a Parma è venuto Bob Dylan. Allora qualcuno deve aver pensato che forse piazza Pilotta era un po’ poco, così è stato allestito uno spazio più ampio all’interno del parco Ducale. Posti a sedere. Sapete come funziona, no? Dopo due canzoni il pubblico è tutto in piedi sotto al palco. Lungi da me l’intenzione di legittimare comportamenti scorretti, ma è un dato di fatto che le cose vadano così, ai concerti. I parmigiani, quelli rimasti a sedere, la prendono con filosofia. Cominciano a strepitare per l’abuso subito, urlano insulti e lanciano oggetti. In breve tempo il concerto degenera nel caos generale.
Qualche settimana dopo, stesso luogo, concerto Dalla / De Gregori. Memori della lezione subita, gli organizzatori hanno allestito una ronda di vigilantes che proibiscono a chiunque di alzarsi. Per andare a pisciare mi tocca discutere. Mentre m’incammino verso i gabinetti chimici sono praticamente sotto tiro. Posso percepire il bollino rosso sulla fronte. Al ritorno mi piazzo in piedi cinque metri dietro l’ultima fila di sedie. Voglio fumare una sigaretta senza infastidire nessuno. Un vigilante si appropinqua, mi invita poco gentilmente a spegnere la sigaretta e mi accompagna alla mia sedia. Ho idea che persino in Birmania siano un po’ più flessibili durante i concerti. Se posso permettermi un suggerimento all’amministrazione, o a chi ha organizzato il concerto in sua vece: prima di chiamare Bob Dylan a Parma e organizzare un concerto del genere forse sarebbe salutare andarne a vederne uno, di concerti. Uno qualuque, tanto per farsi un’idea. Va bene anche Antonacci se proprio proprio.
Mi piace l’Arena Civica di Milano, problemi di parcheggio a parte (ma non prendete mai i posti in tribuna che saranno lontani dal palco mezzo chilomentro); bello il Castello di Villafranca; sempre un piacere passare una serata all’Arena di Verona. Ma il luogo che prediligo più di tutti è Piazza Castello a Vigevano. Il festival Dieci giorni suonati quest’anno constava di sette appuntamenti, tutti interessanti, e io ho trovato il verso di vedermene ben cinque, saltando gli altri due solo per questioni di chilometraggio. Un piazzale a forma di L incorniciato dalla suggestiva rocca. Un pratino curato invece dell’asfalto. Alcuni chioschi servono birra artigianale locale invece della solita Heinemerd, poi vini al bicchiere, dolci locali e una salamella alla griglia davvero squisita. Nel braccio più corto della L sono stati allestiti dei tavoloni tipo festa de l’Unità e la consumazione è libera. Chi lo desidera può sedersi e mangiare al sacco. I concerti terminano verso le 23:30 ma fino all’una la piazza è aperta in modo che chi non ha fretta può prendere un po’ di fresco sorseggiandosi l’ultima birra.
Dico, ci vuole così tanto per organizzare qualcosa di ben fatto?
Probabilmente si tratta soltanto di una questione di soldi. Dopotutto la birra artigianale costa più della Heineken e la salamella di qualità costa più della carne di topo. Molti organizzatori ragionano così: “Vuoi vedere i System of a down? Sì? E allora bisogna che vai a Rho, caro mio. Non li vuoi vedere? Bene, quella è la porta”.
Fanno eccezione i signori della Barley arts, capaci di organizzare a Vigevano un festival interessante e piacevole sotto tutti i punti di vista. Barley arts è la stessa società che quest’anno ha organizzato il Flippaut dance all’arena di Rho per poi spostare la seconda giornata, il Flippaut alternative, proprio a Vigevano, ritenendo Rho inadatta al loro pubblico. Viva!
Sapete, io oggi ho una certa età e sono a un passo dal mio trecentesimo concerto. In questi ultimi ventiquattro anni ho visto praticamente tutto ciò che mi interessava vedere.
Se si esclude quel paio di concerti che andrei a vedere anche si svolgessero dentro un tombino, oggi per me il concerto rappresenta soprattutto il piacere di una serata diversa dal solito. E’ prioritario stare (relativamente) comodo, bere birra buona, mangiare bene.
Sarò soltanto un vecchio brontolone, può darsi, ma fate attenzione, cari organizzatori: il popolo dei concerti sta invecchiando con me. Un po’ il rock che invecchia per i fatti suoi, un po’ i biglietti spesso fuori portata per le tasche degli studentelli, il pubblico medio di un concerto oggi è over 35. Gente che la pensa più o meno come me, gente che ha grosso modo le mie stesse esigenze.
Pensateci su, rifletteteci un secondo.
Secondo me per il Gods of metal 2012 fareste meglio a procurarvi dei dondoli.

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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