Tapirelax
13.02.2012
PEZZETTI - PARTE SECONDA
Autore: Zumba

Uomo – Io ricordo che stavo portando a spasso Bric dalle parti della collina …
Altro uomo – Sì.
Uomo – Che era tutto tranquillo. Che Bric era tranquillo.
Altro uomo – Sì.
Uomo – Lungo la strada si girava. Mi guardava. Era felice.
Altro uomo – Venga al dunque se non le dispiace. Eviti di parlare delle emozioni del cane.
Uomo – Siamo arrivati alla collina. Abbiamo iniziato a giocare. Gli tiravo un legnetto. Me lo riportava.
Altro uomo – Dopo?
Uomo – Dopo sono arrivati.
Altro uomo – Chi è arrivato?
Uomo – Loro.
Altro uomo – Loro chi?
Uomo – I signori. E Nino.
Altro uomo – Le ho già detto di non chiamarlo per nome.
Uomo – Mi scusi.
Altro uomo – Lo chiami il bambino.
Uomo – D’accordo. Il bambino quando ha visto Bric si è tutto eccitato. Ha preso a chiamarlo. Bric! Bric!
Altro uomo – Sì. Continui.
Uomo - Bric! Bric! Diceva. E lo chiamava con la manina. Bric! Bric! Vieni Bric!
Altro uomo – Poi?
Uomo – Poi Bric è andato dal bambino. Hanno cominciato a giocare. Tutto sembrava a posto. Si rincorrevano. I signori guardavano la scena divertiti.
Altro uomo – Cosa intende dire?
Uomo – Cosa?
Altro uomo – Vuole forse dire che hanno sottovalutato i rischi? Che sono stati avventati?
Uomo – No.
Altro uomo – Che la colpa è stata anche loro, che non hanno saputo prevedere?
Uomo – No. Nient’affatto. Dico solo che nessuno poteva prevedere.
Altro uomo – Nessuno tranne lei. Lei era il padrone del cane.
Uomo – Sì, infatti.
Altro uomo – Lei aveva il dovere di prevedere.
Uomo – Sì.
Altro uomo – Lei e nessun altro.
Uomo – Sì, questo è vero. Però, vede, può sempre succedere che all’improvviso …
Altro uomo – Può succedere se qualcuno lo fa succedere. Lei l’ha fatto succedere. Lei è il responsabile.
Uomo – Se la mette su questo piano, sì. La colpa è mia.
Altro uomo – Certamente.

(Pausa.)

Uomo – E infatti ho pagato, mi sembra.
Altro uomo – Scusi?
Uomo – Ho pagato per la mia colpa.
Altro uomo – Lei dice?
Uomo – Sì, dico di sì.
Altro uomo – Intende dire che avendo già pagato lei è … a posto?
Uomo – No.
Altro uomo – Voleva dire questo? Che ormai non ha più nulla da scontare?
Uomo – No, no. Assolutamente.
Altro uomo – Anche perché non mi risulta che lei abbia scontato alcunché.
Uomo – In un certo senso.
Altro uomo – Lei non è stato in prigione. Dico bene?
Uomo – Dice bene.
Altro uomo – Anzi, lei ha ricevuto, e riceve ancora, persino un vitalizio.
Uomo – Se vuole chiamarlo così.
Altro uomo – Come dovrei chiamarlo?
Uomo – Non così, credo. I signori mi hanno costretto a smettere di lavorare.
Altro uomo – Per quello che è successo non mi sembra un grande sacrificio.
Uomo – Beh.
Altro uomo – C’è gente che sarebbe contenta di non lavorare. E di ricevere un vitalizio in cambio.
Uomo – Io amavo il mio lavoro. Non credo …
Altro uomo – Mi dia retta, non le conviene metterla su questo piano. Lei non ha subito quasi nulla. Finora.
Uomo – In ogni caso a Bric è stato fatto …
Altro uomo – Lei non è Bric.
Uomo – Era il mio cane, eravamo una cosa sola.
Altro uomo – No. Eravate una persona e un cane.
Uomo – Ma ho sofferto come se …
Altro uomo – Le ripeto che le emozioni deve tenerle fuori da questo discorso.
Uomo – Potrò almeno dire che quello che gli è stato fatto è stato …
Altro uomo – Lei continua a confermarmi che ha pensato solo al cane e non al bambino.
Uomo – Ma no, no.

(Pausa.)

Altro uomo – Ma non voglio interromperla. Cosa diceva?
Uomo – Cosa dicevo?
Altro uomo – Qualcosa su ciò che è stato fatto al cane.
Uomo – Sì.
Altro uomo – Diceva: ciò che è stato fatto al cane è stato … come è stato?
Uomo – E’ stato troppo.
Altro uomo – Trova esagerato quello che è stato fatto al cane?
Uomo – In tutta onestà sì. Devo dire di sì.
Altro uomo – Poco fa però ha detto che non è stata ingiusta quella fine.
Uomo – Sì.
Altro uomo – Se non è stata ingiusta è stata giusta. Se è stata giusta non è stata esagerata.
Uomo – Forse ha ragione. Non so.
Altro uomo – Lei cosa avrebbe fatto al posto loro? Se l’è chiesto?
Uomo – Me lo sono chiesto spesso, sì.
Altro uomo – E cosa si è risposto?
Uomo – Dipende. A volte mi sono risposto che hanno esagerato. Altre volte no.
Altro uomo – E ora? Ora che sono passati tanti anni? Si è fatto un’idea precisa?
Uomo – Ora credo una cosa. No, due cose.
Altro uomo – Quali?
Uomo – Che le tragedie capitano. E che le tragedie non passano mai. In nessun modo. Neanche con un’altra tragedia. O due.
Altro uomo – Quindi i signori non avrebbero dovuto fare a Bric …
Uomo – Io non lo so.
Altro uomo – Allora se non sa è meglio che taccia.
Uomo – Come le pare.

I due uomini guardano in giro per la stanza per un po’. Poi l’uomo si rivolge all’altro uomo.

Uomo – E adesso?
Altro uomo – Cosa?
Uomo – Cosa succederà adesso?
Altro uomo – Secondo lei cosa succederà adesso?
Uomo – Succederà ... quel che deve succedere.
Altro uomo – E cos’è che deve succedere?
Uomo – Non lo so. Di preciso.
Altro uomo – Di preciso no. Ma vagamente, lei lo sa?
Uomo – Io, io ho delle …
Altro uomo – Sì?
Uomo – Delle ipotesi.
Altro uomo – Ah, lei ha delle ipotesi.
Uomo – Sì, ho delle ipotesi.
Altro uomo – E mi dica: che ipotesi ha?
Uomo – Io …
Altro uomo – Anzi, mi dica un’altra cosa. Lei ha delle ipotesi su quello che accadrà, o su quello che dovrebbe accadere?
Uomo – Che vuol dire?

(Pausa.)

Altro uomo – Lei cosa pensa di meritare?
Uomo – Io non merito niente.
Altro uomo – Mi spiace ma non se la caverà con una battuta.
Uomo – Non è una battuta.
Altro uomo – Sì che lo è. Glielo ripeto: niente frasi ad effetto.
Uomo – Io credo di meritare una punizione. Ma credo anche di essere già stato punito.
Altro uomo – Quindi?
Uomo – Quindi bisogna capire se sono già stato punito abbastanza.
Altro uomo – Giusto. Giusto. Lei è già stato punito abbastanza?
Uomo – Me lo dica lei.
Altro uomo – No, me lo dica lei.
Uomo – Forse no.
Altro uomo – Forse no o sicuramente no?

(Pausa.)

Uomo – Sicuramente no.
Altro uomo – Bene. E come si punisce di più un uomo che è già stato punito un po’?
Uomo – Con …
Altro uomo – Sì?
Uomo – Una punizione esemplare.
Altro uomo – Vale a dire?
Uomo – La …
Altro uomo – La?
Uomo – Morte. Un’altra morte.
Altro uomo – (sorridendo) Le tragedie non passano nemmeno con un’altra tragedia. Diceva così poco fa.
Uomo – Sì, dicevo così.
Altro uomo – Perché ha detto così?
Uomo – Perché ne sono convinto.
Altro uomo – E come fa a essere convinto?
Uomo – Lo so. Lo so e basta. Io non penso che i signori sono stati meglio dopo aver preso Bric …
Altro uomo – Lei che ne sa?
Uomo – Niente. Le ho già detto che non so niente.
Altro uomo – Ma si ostina a tornare a parlare dei signori come se potesse capire la loro situazione.
Uomo – Io …
Altro uomo – Lei non può capire. Non può.
Uomo – No, va bene.
Altro uomo – A lei non è stata sostituita la parete dello stomaco con un intervento riuscito male, giusto?
Uomo – Giusto.
Altro uomo – E il suo fegato è integro, giusto?
Uomo – Giusto.
Altro uomo – Eppure lei sta paragonando il suo dolore con quello dei signori.
Uomo – Forse. Forse solo in parte.
Altro uomo – I due dolori non sono confrontabili.
Uomo – Perché? Perché io non ho avuto problemi allo stomaco e non ho l’epatite?
Altro uomo – Per esempio. E perché Bric era un cane.
Uomo – D’accordo, però io gli volevo bene come …
Altro uomo – Non lo dica.
Uomo – Cosa?
Altro uomo – Non dica che gli voleva bene come a un figlio. I signori mi hanno chiesto espressamente di impedirle di dire idiozie del genere.

(Pausa.)

Altro uomo – Cosa stavamo dicendo? Prima di questa sua idiozia cosa stavamo dicendo?
Uomo – Parlavamo della mia morte.
Altro uomo – Già. La sua morte. Che ne dice?
Uomo – Di cosa?
Altro uomo – Della sua morte.
Uomo – Che razza di domanda è?
Altro uomo – Non le piace?
Uomo – Non è che non mi piace. Non la capisco.

(Pausa.)

Altro uomo – Lei pensa di star per morire?
Uomo – E’ stato lei tempo fa a dirmi che oggi lei sarebbe venuto per …
Altro uomo – Per? Per ucciderla? Ho detto così?
Uomo – Non ricordo le parole esatte.
Altro uomo – Per spararle? Per impiccarla? Per toglierle la vita? Ho detto così?
Uomo – No, no …
Altro uomo – Per eliminarla? Per farla finita?
Uomo – Non lo so, no. Non lo so.
Altro uomo – Per concludere questa faccenda.
Uomo – Ecco. Sì.
Altro uomo – Le ho detto così: per concludere questa faccenda.
Uomo – Sì, ora ricordo.
Altro uomo – E lei ha pensato che io volessi, cioè, che i signori volessero ucciderla?
Uomo – Sì.
Altro uomo – Solo perché avevo detto che la faccenda doveva essere conclusa?
Uomo – Sì. E lei sapeva che avevo pensato questo.
Altro uomo – Come sa che lo sapevo?
Uomo – Non so spiegarlo bene. Ma ricordo di averle detto qualcosa, allora. Qualcosa da cui si capiva che pensavo di dover essere ucciso.
Altro uomo – Sì.
Uomo – E lei non ha fatto nulla per convincermi del contrario.
Altro uomo – Infatti.
Uomo – Perché?
Altro uomo – Scusi?
Uomo – Perché, se non verrò ucciso, lei mi ha fatto credere che verrò ucciso?
Altro uomo – Chi ha detto che lei non sarà ucciso?
Uomo – Ma …

L’uomo resta a bocca aperta.

Altro uomo – La vedo confuso.
Uomo – Sì. Sì. Sono confuso. Sì.
Altro uomo – Che cosa non le è chiaro?
Uomo – Io … niente. Non è chiaro niente.
Altro uomo – Se posso aiutarla a capire, non esiti a chiedere.
Uomo – Lei mi sta dicendo cose contrastanti.
Altro uomo – Trova?
Uomo – Sì. Lei prima mi dice che sto per essere ucciso. Poi si rimangia tutto.
Altro uomo – Si sbaglia. Io non le ho detto affatto che sta per essere ucciso. E non le ho detto neppure che non sta per essere ucciso.
Uomo – E allora cosa mi sta dicendo?
Altro uomo – Io sto solamente ragionando insieme a lei. E mi spiace che non se ne sia ancora accorto.
Uomo – Non capisco. Certo, si sta ragionando, ma lei, come posso dire? Indirizza i miei pensieri.

L’altro uomo sorride.

Uomo - Allora, mi dica, cosa succederà adesso?

(continua...)

ZUMBA [casamichiela@gmail.com]

 

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