Tapirelax
21.02.2012
PEZZETTI - PARTE TERZA
Autore: Zumba

Seconda parte

Ci sono gli stessi due uomini. Sullo stesso divano. C’è un po’ meno disordine nella stanza. Sul tavolino c’è solo un bicchiere. Nel bicchiere, del latte. Accanto al bicchiere, una pillola.

Altro uomo – Ha paura?
Uomo – No.
Altro uomo – Cos’ha?
Uomo – Non ho niente.
Altro uomo – Cosa sente?
Uomo – Non era lei che voleva togliere dalla discussione i miei sentimenti?
Altro uomo – Erano i signori, semmai. Prima infatti non erano consentiti.
Uomo – Perché ora sì?
Altro uomo – Perché prima usava i sentimenti per difendersi. Per giustificarsi.
Uomo – Mentre adesso?
Altro uomo – Adesso deve usarli per spiegare. E questo va bene.
Uomo – Io sono solo curioso.
Altro uomo – Cosa la incuriosisce?
Uomo – Il durante.
Altro uomo – Il durante?
Uomo – Il passaggio. Il dopo sarà noioso. Il durante no.
Altro uomo – Pensa di soffrire?
Uomo – No. Non credo.
Altro uomo – Non soffrirà. I signori mi hanno garantito.
Uomo – Lo so, lo so. I signori non sono spietati.
Altro uomo – E’ un bene che l’abbia capito.
Uomo – Veramente l’ho sempre saputo.
Altro uomo – Meglio così.
Uomo – Quello che accade … deve accadere.
Altro uomo – Quindi lei è convinto, sì?
Uomo – Sì.
Altro uomo – Perché poco fa mi sembrava avesse dei dubbi.
Uomo – Gli ultimi. Adesso non ne ho più.
Altro uomo – Scelga in piena libertà, mi raccomando.
Uomo – Ho già scelto.
Altro uomo – Se la sente di dirmi perché ha scelto così?

(Pausa.)

Uomo – Mi sembra che morire o non morire sia uguale. E allora meglio morire. Crede che sia troppo poco banale come concetto?
Altro uomo – (Sorride) Forse. Ma ormai …
Uomo – Già. Ormai. (Sorride) Si ricorda? Prima le dicevo che qualsiasi cosa lei possa dirmi …
Altro uomo – Lei se l’è già detta da sé.
Uomo – Sì. E’ così. Per quanto i signori mi odino, io mi odio di più.
Altro uomo – I signori non la odiano.
Uomo – Tanto meglio. I signori non mi odiano e io mi odio. Quando uno si odia così non può star peggio morendo.
Altro uomo – Lei non lo sa.
Uomo – Sì che lo so.
Altro uomo – Non che non lo sa. Lei non sa come sta per stare.
Uomo – Ma so come sto. E mi basta per sapere che non ho da aver paura. Quei biscotti, li vede? (indica la scatola sulla credenza, l’altro uomo guarda e annuisce) Sa perché li tengo lì?
Altro uomo – Perché?
Uomo – Per ricordarmi di quanto sono colpevole. Per punirmi. Come col latte rancido. Ma lei non vuole sentirmi dire frasi stravaganti.
Altro uomo – Le ho detto che ormai …
Uomo – Già, ormai. Ormai tante vale dire tutto.
Altro uomo – Dica tutto, allora.
Uomo – Quei biscotti non li ho più spostati da là. Da allora.
Altro uomo – Mi sembravano effettivamente un po’ impolverati.
Uomo – E sa cosa mangio? Bevo solo latte rancido, ma quel poco che mangio lo sa cos’è?
Altro uomo – Cos’è?
Uomo – Carne in scatola. Pezzetti di manzo.

(Pausa.)

Altro uomo – Beh? E allora?
Uomo – Non ha capito?
Altro uomo – Cosa?
Uomo – Sto parlando di carne per cani.
Altro uomo – Carne per cani?
Uomo – Sì.

(L’altro uomo trattiene una risata.)

Uomo – Rida. Rida pure. Carne in scatola per cani. Cento per cento di origine biologica. Carni rosse e interiora: cuore, polmoni, trippa.
Altro uomo – A pezzetti.
Uomo – A pezzetti. E sa perché mangio carne per cani? A pezzetti?
Altro uomo – Per ricordarsi? E punirsi?
(Pausa.)
Uomo – Vede, io …  quel momento …  quel momento esatto non lo ricordo bene. Ricordo subito prima, ricordo di Bric che va verso il bambino. Ricordo che per un attimo ho pensato che forse dovevo stare attento. Perché c’era un bambino. Poi, non so come spiegarglielo, ho smesso di pensarci. Ma non perché mi sembrava che fosse tutto sotto controllo, no. Non lo so, è complicato. Mi sembra di aver pensato, sì, che potesse anche succedere qualcosa, al bambino, ma che io sarei riuscito a gestire la situazione.

(Pausa.)

Altro uomo – Mi faccia capire per bene, la prego.
Uomo – Io, quello che voglio dire, è che forse in parte sapevo i rischi. Sapevo che ci voleva la museruola per esempio. Lo sapevo. Sapevo che non dovevo lasciarlo avvicinare il bambino. Non sono uno sprovveduto.
Altro uomo – Da quello che dice, lei sembra qualcosa di peggio.
Uomo – E’ come se avessi pensato che …
Altro uomo – Che?

(Pausa.)

Uomo – Non lo so.
Altro uomo – Se ho capito, lei aveva messo in conto la morte di un bambino di tre anni.
Uomo – No, non proprio.
Altro uomo – A me sembra di sì. Ha pensato che forse il bambino sarebbe potuto morire se lei si fosse avvicinato col suo cane. Ma non era sicuro, per cui bisognava fare un tentativo, e stare a vedere.
Uomo – No, questo …
Altro uomo – Ha pensato di aver bisogno di mettersi alla prova, per avere qualche brivido. E pazienza se un bambino finisce smembrato.
Uomo – Lei non ha capito.
Altro uomo – Credo che sia lei che non ha capito. Sa, i signori mi hanno parlato spesso di quel giorno. La cosa che ricordano meglio sa qual è?
Uomo – Quale?
Altro uomo – La faccia che lei aveva mentre il bambino andava verso il cane. Mi hanno parlato di una faccia cattiva. Di occhi malvagi. I signori, soprattutto la signora, sono convinti che lei volesse far succedere qualcosa. Qualcosa di terribile. Forse si annoiava molto in quel periodo della sua vita.
Uomo – Non è così. Davvero. Non è facile far capire …
Altro uomo – Quindi i signori sbagliano quando parlano di una sua espressione maligna in quel momento?
Uomo – Non lo so, tutto può essere. Quello che so è che non volevo niente.
Altro uomo – Forse lei non si ricorda cosa voleva in quel momento. Forse il cane ha sentito qualcosa che lei gli trasmetteva. Anche in maniera sotterranea.
Uomo – Cosa vuole dire? Che ho comunicato inconsciamente al mio cane di sbranare il bambino?

(Pausa.)

Uomo – Sta dicendo questo?
Altro uomo – Le sembra impossibile?
Uomo – Io …
Altro uomo – Le sembra impossibile?
Uomo – Non so cosa dirle.

(Pausa.)

Altro uomo – Vede, io non voglio che lei si accusi eccessivamente. Ma non voglio neppure che restino delle zone d’ombra. E se lei è colpevole ancora più di quanto sembrava, questo va chiarito.

L’uomo comincia a singhiozzare seppure con decoro. Le sue battute seguenti saranno pronunciate con voce incerta.

Altro uomo – Posso intendere questo pianto come una sorta di confessione piena?
Uomo – Faccia come le pare. Mi sembra di averle detto tutto. Non so più cosa credere. Non so più niente. Niente.
Altro uomo – La aiuto io. Si è trattato di una tragica fatalità. E’ corretto?
Uomo – Sì. E’ corretto.
Altro uomo – E’ corretto dire che di questa tragica fatalità lei non aveva il minimo sentore. Può dirsene assolutamente certo?
Uomo – Forse …
Altro uomo – Allora è più corretto dire che non si è trattato di una fatalità della quale lei non aveva il minimo sentore?
Uomo – Sì. Mi sembra di sì. E’ più corretto.
Altro uomo – Se non si è trattato di una fatalità della quale lei non aveva il minimo sentore, allora in un certo senso lei si aspettava che potesse succedere quello che poi è successo?
Uomo – Io ...
Altro uomo – E quindi possiamo asserire che il colpevole dell’accaduto non è il cane, che è stato in qualche modo indotto al comportamento violento, ma è stato lei?
Uomo – Io … sì. Sì.

(Pausa. L’uomo smette di piangere)

Uomo - Una domanda.
Altro uomo – Prego.
Uomo – Se il colpevole sono io, perché è stato ucciso il cane?
Altro uomo – Per punire lei.
Uomo – Oh.
Altro uomo – E perché comunque il cane andava soppresso per evitare che succedesse ancora.
Uomo – Ho capito. Oggi quindi sarà punito il vero responsabile.
Altro uomo – Sì.

(Pausa.)

Altro uomo - A questo proposito, devo farle una proposta. Non risponda subito.
Uomo – Va bene. Mi prenderò un attimo.
Altro uomo – Sa, i signori non sono dei primitivi che credono nella legge del taglione.
Uomo – Sì, questo lo so.
Altro uomo – Sono persone che credono che anche se lei ha provocato quella morte atroce …
Uomo – Anche la morte di Bric è stata atroce, qualcosa di simile all’occhio per occhio. O no?
Altro uomo – Ricomincia?
Uomo – Sto per morire, mi lasci dire almeno questo. Il signore l’ha tramortito col bastone, l’ha preso per le zampe e gli ha frantumato la testa sullo spigolo di una panchina. Dal buco nel cranio è uscito cervello come dentifricio. Non è atroce?
Altro uomo – E’atroce. Ma non è atroce come veder mangiare il proprio figlio. Nulla di quello che lei dice o dirà può cambiare questo dato di fatto. Bene?
Uomo – Bene.
Altro uomo – Inoltre il signore si è fatto una notte in cella per quel gesto. Non lo dimentichi. L’epatite è stata probabilmente un regalo di quella notte. Da allora il signore non può nemmeno ubriacarsi e smorzare il dolore della perdita.
Uomo – Non mi riterrà responsabile anche di questo?
Altro uomo – Perché no?
Uomo – Perché no? Perché no? (L’uomo si sporge in avanti con una certa energia)
Altro uomo – (Imperturbabilmente) Perché no?

(Pausa.)

(continua...)

ZUMBA [casamichiela@gmail.com]

 

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