Tapirelax
17.07.2012
BURT
Autore: Abate Lunare

Ti ricordo rispecchiata nel pozzo del cortile quando liberamente guardavo il mio volto insieme al tuo, e ci sputavo (il novembre al tempo delle graspe) godendo della mia solitudine accompagnata dalle immagini delle ragazze incontrate d’estate.
Antonio Delfini

La notte mi coprirà col suo lenzuolo e io dormirò sognando d’essere un Dio.
Sei diventato modesto, a quanto sento. Un modello più accessibile non c’era, eh? Io non ti capisco. Anzi, diciamo che non ti ho mai capito. Oddio, forse non ci ho nemmeno provato.
Colpa di tutto quell’assenzio che ti sei bevuto. Ma la vuoi capire che ti ha fatto male? Te l’ho detto mille volte: è meglio l’anice, o, se proprio vuoi fare l’elegante, l’aloe vera (poi qualcuno si degnerà di spiegarmi come dovrebbe essere quella finta…).
Però devo ammettere – ma soltanto perché sono costretta a farlo − che hai buona memoria. Credevo ti fossi dimenticato di me. Un punto a tuo favore.
Forse sono stata ingiusta, con te. O forse no. Figuriamoci se ti do questa soddisfazione.
Non se ne parla proprio.

Ruote dentate incombevano sugli orditi dei florilegi che ti elargii. Oggi mi restano fulgidi presentimenti di spremiture mai consacrate.
Per tutto questo tempo, non ho fatto che esplorare – e a piedi, per giunta – le pieghe della mia anima.
Forse non lo sai, ma sono una creatura complessa. Ho tante di quelle sfaccettature che nemmeno t’immagini.
Ho perfino provato a contarle (te lo giuro: ci ho provato sul serio), ma mi sono dovuta arrendere. Erano troppe. Mi risultava un numero periodico a non ricordo più quante cifre.
Spero tu ti sia tagliato i peli delle narici.
Sì, lo so che non c’entra niente. Però mi è tornato in mente che non lo facevi quasi mai.

Strepita ancora la prodigiosa sfera che cagionò più d’un torpore con zanne uncinate. Si può percepire specialmente nelle tue notti gravide.
Se devo essere sincera, non mi sono accorta di nulla.
Sento solo quel cretino di pastore asiatico che mi tiene sveglia con le sue noiosissime problematiche pseudo esistenziali. Almeno le tenesse per sé…
Pensa alle tue pecore, piuttosto. Occhio che non te le portino via per dispetto. E finiscila di lagnarti tutte le sante notti che Nostro Signore manda in Terra. Credi che io mi stia divertendo, quassù? Se è così, proviamo a fare cambio… poi vediamo chi ci guadagna.
Insomma, quello che faccio – appesa ad un filo, sospesa nel cielo, riflessa nel pozzo… dove ti pare – o quello che voglio non riguarda nessuno…
A parte me, s’intende.

Le carte traspirano. Che faresti se i loro putridumi contaminassero la compiutezza delle tue inestinguibili nevi?
Come volevasi dimostrare.
Non capisco nessuna delle incomprensibili parole che mi butti in faccia da ore.
A differenza di te, io non parlo a vanvera.
Da dove mi trovo si diventa pragmatici.

Con le istigazioni che usualmente non ammaino, ho saturato anfore, damigiane, e botti. Abluzioni che danno narcosi. Il mio gatto commisera, ma vi si ammolla anch’egli.
Speravo tu fossi cambiato. Invece vedo che non lo sei per nulla.
Mi deludi. E mi annoi.
Nient’altro.

Esangue signora, scamperai anche a questo: «Proprio, le profezie sono una delle mie debolezze».
Cretino.

Grazie per avermi ricevuto, signor Direttore.
Ho chiesto di vederla per una questione molto importante. Per me, almeno. Per lei non so. Ma giudicherà una volta che mi avrà ascoltato.
Si tratta della radio nella mia stanza. Quella vecchia e grande, con le manopole ai lati.
Non funziona più.
Come sarebbe a dire, che non ha mai funzionato?
Lei si sbaglia, invece. Funzionava e anche bene. Certo, trasmetteva cose un po’ strane…
Mah, guardi… due voci. Una maschile e una femminile. Quella maschile non si capisce mai che diavolo voglia dire. Usa dei gran paroloni. Vecchi e complicati. Quella femminile, invece, la capisco. Ce l’ha con l’altra. E ha anche ragione, le assicuro…
Vuole che arrivi al punto?
Vorrei che mi venisse aggiustata la radio. Tutto qui.
Le voci mi piacciono, anche se sono strane. Mi piacerebbe continuare a sentirle. Ma la radio ha smesso di funzionare…
Ma certo, signor Direttore. Si tratta sicuramente di un guasto. Non può essere altrimenti: io funziono benissimo.
Se comunque non riuscite a mettere a posto questa, spero mi permetterete di averne un’altra. Una che funzioni meglio. Una che funzioni bene quanto me.
Mi creda, signor Direttore: la mia testa ragiona a pun-ti-no. Avercene, come la mia. Siamo rimasti davvero in pochi ad avere la capoccia che non perde colpi…
La ringrazio, signor Direttore.
Sapevo di trovare in lei un interlocutore attento e disponibile…
Sa, io non posso fare a meno delle due voci che ascolto nella radio.
Se ci penso, mi scoppia la testa.
Se mi scoppia la testa, poi non sento più le voci.
Se io non sento più le voci, divento matto.
Se divento matto…
Basta, se no lo divento sul serio.
Penso abbia afferrato il senso della mia richiesta.
Manderà qualcuno nella mia stanza a prendere l’apparecchio? Benissimo. E in quanto tempo ritiene che…
Due settimane?
Sono tante…
Ma se lei mi garantisce che…
Allora va bene.
Sarà dura, ma aspetterò.
Voglio sentire di nuovo le voci…

Hai sentito, Burt? Chi era? Lo conosci?
Ehi, dico a te!
Sei sveglio, dormi, o cosa?
VUOI RISPONDERE?

«Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, Silenzïosa luna?»
Quando fa così, lo ucciderei.

ABATE LUNARE [abatelunare@gmail.com]

 

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