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Tapirelax
15.06.2012
LA QUINDICESIMA CATEGORIA
Parte prima
Autore: Zumba

Io non sono sicuro che sia successo, anzi, se dovessi scommettere su una delle due possibilità, che sia successo o che non sia successo, io scommetterei sulla seconda possibilità, che non sia successo, ma se per caso è successo che un ragazzo che si chiama French mi ha invitato al suo matrimonio, e io ho accettato l'invito, allora da tutto questo – invito e accettazione dell'invito - sono derivate alcune cose, per esempio:

1. Subito dopo l'invito al matrimonio di French mi sono chiesto perché French mi avesse invitato, dal momento che io e French non ci conosciamo poi così bene, e anche se non lo conosco bene, lo conosco comunque abbastanza bene da sapere che conosce tantissime persone meglio di quanto conosce me, quindi perché ha invitato me e forse non alcune delle persone che conosce meglio di quanto conosce me, a meno che non abbia invitato appunto tutti quelli che conosce meglio di quanto conosce me, circa settecento persone secondo me, nel qual caso tutto si spiegherebbe, più o meno, questo mi sono dicevo mentre mi recavo verso un venditore di cravatte gialle.

2. Mi sono recato da un venditore di cravatte gialle perché l'invito al matrimonio di French includeva l'invito ad indossare al matrimonio di French qualcosa di giallo, e io di giallo da indossare a parte un paio di mutande con scritto “uomo underwear” sull'elastico superiore non avevo niente, e avevo la sensazione che le mutande non valessero. Al negozio di cravatte c'era davanti a me un ragazzo che stava comprando anche lui una cravatta gialla e io l'ho guardato con aria di complicità ma sono stato ricambiato col classico sguardo situato a metà strada tra sospetto e disprezzo. Allora ho pensato che al matrimonio di French, quando ci saremmo rivisti, mi avrebbe di sicuro chiesto scusa per quel suo sguardo, dal momento che era ovvio che se comprava una cravatta gialla era per andare al matrimonio di French, e se al matrimonio di French non ci fosse stato, sicuramente sarebbe stato perché nel frattempo si era ammalato o aveva avuto un problema serio e non perché non era stato invitato, questo pensavo mentre tornavo a casa.

3. Una volta tornato a casa, aprendo un mobile chiamato scarpiera, mi sono accorto di avere delle scarpe un po' gialle di cui avevo dimenticato l'esistenza, e di un giallo quasi uguale al giallo della cravatta, e questa cosa, questa scoperta di abbinamento di colori, mi ha fatto felice, ma solo in un certo senso,  perché in un altro senso non mi ha fatto felice per niente, dal momento che speravo di essere uno che certi dettagli non li nota. Ed è stato con questo stato d'animo diviso tra felicità e non felicità che mi sono domandato cos'altro potessi fare per il mio aspetto in vista del matrimonio.

4. Mentre mi preparavo per il matrimonio, per essere il più presentabile possibile, anche se in maniera conflittuale dato il mio rapporto ambiguo col concetto di presentabilità, mi sono tagliato i capelli da solo, cosa che non avevo mai fatto e che non avrei mai creduto di poter fare così bene da non aver voglia alla fine del lavoro di denunciarmi per sfiguramento o deturpazionie o altri simili semineologismi, e invece mi sembra proprio di averlo fatto per bene, anche se devo dire che a cosa fatte non mi sono guardato proprio con attenzione e mi sono specchiato solo in specchi non proprio specchiati, come per esempio il finestrino sudicio del treno Bologna-Parma.

5. Quando sono arrivato in treno a Parma con un completo elegante e gli abbinamenti cromatici giusti e coi capelli tagliati benissimo è venuta a prendermi una ragazza poi raggiunta da altre tre sue amiche, dopo di che io insieme alle quattro ragazze amiche tra loro siamo andati fino a Cremona, e durante il viaggio in macchina le quattro ragazze hanno parlato tra di loro di alcune delle cose di cui parlano le donne quando non sono in compagnia di uomini, e tra queste il ruolo che l'estetista ha giocato nelle loro vite ha fatto la parte del leone. Questa specie di invisibilità che ho acquisito nel giro di qualche minuto ai loro occhi era un'altra di quelle cose che mi faceva felice e non felice, e l'idea di aver così talento nel mettere a proprio agio le donne da spingerle a parlare di ceretta brasiliana o non brasiliana in mia presenza si mischiava alla consapevolezza che questo talento, se di talento si tratta, è lontano dal carisma come l'Italia dalla Nuova Zelanda, o almeno così pensavo mentre una delle mie nuove amiche parcheggiava sotto casa di French.

6. Quando insieme alle mie nuove amiche siamo arrivati poco prima del matrimonio a casa di French, la nuova casa di French in cui si era appena trasferito o stava per trasferirsi con la sua imminente sposa, sono andato subito nella toilette, o meglio nell'unica toilette che non fosse occupata dall'imminente sposo che faceva la doccia in tutta calma, dimostrando un rapporto molto rilassato col concetto di imminenza. E mentre orinavo nella toilette di French, l'idea di essere una delle prime persone in tutto il mondo a orinare nella toilette di French mi ha regalato una sensazione di privilegio pari solo a quella originata dall'invito al matrimonio di French, e questa sensazione non è stata cancellata neppure dall'entrata nella toilette in quel momento di un parente stretto dello sposo che deve avermi visto con la classica espressione orgogliosa che si ha in faccia sia quando si orina per primi nella toilette di French sia quando si è invitati al matrimonio di French, che tra l'altro stava per cominciare.

7. Il matrimonio di French è stato esattamente come mi aspettavo che sarebbe stato il matrimonio di French, e anche se prima del matrimonio di French non mi aspettavo niente di niente sul matrimonio di French, e anche se non saprei dire probabilmente più di un paio di cose che ricordo del matrimonio di French, e cioè: primo, che lo sposo aveva un bastone da passeggio che sarebbe stato della lunghezza giusta per uno sposo di altezza media ma che portato da lui sembrava un po' il bastoncino che Igor sfoggia in Frankestein Junior;  secondo, che a un certo punto della cerimonia, mi sembra subito dopo lo scambio degli anelli, French ha alzato la mano destra inanellata a beneficio degli invitati e questo gesto ha avuto una potenza che io dall'alto della mia ignoranza in fatto di sacre scritture ho considerato dentro di me una potenza veterotestamentaria, o almeno così l'ho considerato finché qualcuno non mi ha detto che c'era stato un problema di anelli infilati nelle mani sbagliate, dopo di che è diventato solo un'altra di quelle cose misteriose e perfette e oblique che uno si aspetta al matrimonio di French e solo al matrimonio di French, nonostante tutto ciò o a causa di tutto ciò è evidente che il matrimonio di French è stato come tutti si aspettavano sarebbe stato il matrimonio di French e solo il matrimonio di French, compresi quelli che si aspettavano gesti pseudoveterotestamentari e bastoncini da passeggio, compresi quelli che avevano comprato apposta una cravatta gialla subito prima di me in una cravatteria di Bologna ma poi per qualche serissimo contrattempo non erano potuti venire al matrimonio e comprese le mie quattro nuove amiche che non perdevano occasione per discutere di ceretta, di prezzi di ceretta, di dolore provocato dalla ceretta e di brasilianità di ceretta, o piuttosto così piaceva credere a me che a quel punto le avevo perse un po' di vista, proprio allora che era quasi giunto il momento delle foto.

8. Subito dopo la cerimonia è giunto il momento delle foto e io quando mi sono  trovato a farmi fare la foto insieme alle mie quattro nuove amiche che avevo appena ritrovato, per sorridere visto che il fotografo aveva chiesto a noi cinque di sorridere, per fare il sorriso richiesto ho usato il trucco che uso sempre in questi casi, e cioè pensare al mio amico d'infanzia Michele che versa un bicchiere di zabaione sopra il lampadario di casa sua, cosa questa che non so se è successa davvero ma me l'ha raccontata il nostro comune amico Alberto e io ho deciso di credergli, perché avere un'immagine esilarante da tirare fuori quando ti chiedono di sorridere è fondamentale se per caso il tuo attore di riferimento si chiama Buster Keaton e ancora non hai conosciuto un disegnatore famoso e simpatico.

9. Poco dopo le foto col sorriso finto French mi ha presentato un disegnatore molto famoso e simpatico che avrebbe pernottato nel mio stesso agriturismo, e per fargli capire chi ero French gli ha detto che ero quello che aveva scritto una raccolta di racconti che French tempo prima gli aveva dato da leggere. Allora il disegnatore non solo ha detto qualcosa come: ah, sei tu, complimenti, sono molto belli, ma ha anche detto alla sua ragazza lì presente: sai, lui è quello che ha scritto quei racconti che ti ho fatto leggere. Io chiaramente ho fatto la faccia di uno che trova inevitabile e quasi noioso sentirsi fare i complimenti da un disegnatore famoso e dalla sua ragazza, ma in cuor mio mi sono sentito ridicolo, perché pensavo che da tutto me, i miei capelli tagliati per bene, la mia cravatta gialla, le mie scarpe intonate, i miei sorrisi allo zabaione che tra parentesi ha una tinta di giallo quasi uguale a quella delle scarpe e della cravatta, da tutto quanto me si percepisse una specie di inadeguatezza lusingata e complessa che non so spiegare meglio di così anche se scrivo racconti molto belli, e questa inadeguatezza lusingata e complessa, seppure smorzata o a tratti annichilita dalla compagnia del disegnatore e dalla sua ragazza che saliti in macchina con me avevano cominciato a parlare in una maniera che so spiegare ancora meno della mia inadeguatezza lusingata e complessa, posso solo dire che sia lui che lei avevano lo stesso tono di voce e lo stesso modo di comunicare quando parlavano con me e quando parlavano tra loro, erano per così dire trasparenti credibili e lineari, non so se rendo l'idea, e io ancora inadeguato lusingato e complesso, e questa inadeguatezza lusingata e complessa, dicevo, è durata fino a cena.

10. La cena è stata per così dire la degna prosecuzione della cerimonia in vari sensi e soprattutto in questo: tutto ciò che vedevo mi incantava, considerandolo come quello che non può mancare al matrimonio di French e solo al matrimonio di French. Tanto per fare un esempio calzante, il lunghissimo tavolo unico che ci accoglieva tutti e smentiva tutte quelle teorie sul tavolo nuziale accanto al tavolo dei parenti o a quello dei testimoni e lontano da quello degli amici degli amici poteva esserci solo al matrimonio di French. E tanto per fare un esempio meno calzante, il vino rosé che campeggiava sul lunghissimo tavolo con una frequenza di una bottiglia ogni sessanta centimetri circa e che ho bevuto abbondantemente sfruttando un apertura di braccia che mi garantiva la presa su almeno tre bottiglie intorno a me poteva esserci solo al matrimonio di French. Questa sensazione di incantamento, che ha sostituito la sensazione di insicurezza lusingata e complessa, è durata inalterata fino alla consegna della bomboniera.

(continua >>)

ZUMBA [casamichiela@gmail.com]

 

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