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Tapirelax
30.11.2012
LA LUMACA CON LA CASETTA QUADRATA
Autore: A.marti

C’era una volta,
una lumaca un po’ pazzerella che voleva distinguersi in tutti i modi dalle altre lumache. Per un po’ aveva provato a farsi mettere le rotelle, per andare più veloce, ma scivolava dappertutto, specie in discesa e una volta si era ritrovata ai piedi della collina e ci aveva messo più di un mese per ritornare a casa. Si era anche fatta tingere di giallo, rischiando per un mese di diventare l’aperitivo di corvi e cornacchie di giorno e di gufi e civette di notte.
Alla fine decise che si sarebbe fatta costruire una casetta diversa da tutte le altre, invece che rotonda e chiocciola, l’avrebbe ristrutturata con tanto di balcone, terrazzino e tetto mansardato e anche i doppi servizi.  Andò dal miglior architetto lumacone del sottobosco che le preparò un progetto faraonico, una casetta che nessuna lumaca aveva mai avuto prima. I lavori durarono moltissimi mesi e la lumaca sopportò pazientemente gli operai-termite che le rosicchiarono il vecchio guscio e i lombrichi che impastarono il fango e tirarono su i nuovi muri di mattone.  Finalmente dopo molto tempo la nuova casetta fu terminata e la lumaca diede una grande festa per l’inaugurazione. Fece mettere i fiori sul balconcino e qualche lucciola alle finestre e tutte le altre lumache rimasero a bocca spalancata davanti a quella meraviglia. La lumaca-non-più-a-chiocciola- ma-ormai-a-villetta-quadrata era al settimo cielo. Non c’era nessun’altra lumaca come lei.  Aveva appena finito di fare questo pensiero, quando sentì uno dei lombrichi muratori che avevano fatto il lavoro dire ad un’altra lumachina “…ma questo è stato un lavoretto da niente; nel sottobosco vicino allo stagno ho lavorato per una lumaca che si è fatta costruire un palazzo di sei piani”.
La lumaca-quadrata ammutolì! Doveva assolutamente vedere quel palazzo, non poteva sopportare che qualcun altro avesse una casa più bella della sua. Decise che sarebbe partita subito, quella notte e al suo ritorno si sarebbe fatta costruire un castello come casa.
Lo stagno era distante solo qualche centinaio di metri dal sottobosco dove viveva la lumaca-quadrata, una bella distanza per qualsiasi chiocciola, figurarsi per lei che ora doveva tirarsi dietro tutto quel peso. Strisciò e strisciò sudando come una fontana e procedendo pianissimo, finché arrivò finalmente in riva allo stagno e si addormentò per la grande stanchezza. Il mattino dopo si svegliò tutta arzilla; non sentiva più alcuna stanchezza e si mise subito a cercare la lumaca a 6 piani. Strisciò tutta allegra chiedendo a tutti quelli che incontrava dove poteva trovare il palazzo strisciante e anche se tutti le rispondevano in maniera gentile, la guardavano in modo strano. “Certo non hanno mai visto una casetta bella come la mia” pensava la lumaca quadrata, vantandosi tutta. Seguendo le indicazioni si incamminò (anzi si in-strisciò) per la strada che le avevano indicato e già molta distanza vide il palazzo a sei piani di cui aveva sentito parlare il lombrico. Era davvero uno splendore, tutto in vetro e acciaio super moderno, un grattacielo splendente che umiliava la sua modesta villetta di campagna. Quando arrivò di fronte alla lumaca a sei piani non le rimase che ammettere mestamente: “Complimenti, la tua è la più bella casa che io abbia mai visto”. La lumaca a sei piani la guardò sbalordita e le disse “Sai, sto pensando di farmela togliere. Da quando mi sono fatta costruire questo palazzo a sei piani non riesco più a muovermi e ora mi tocca pure pagarci l’IMU, preferisco strisciare fuori e rimanere in mutande come hai fatto tu!”
“…in..in mmmutande?” disse la lumaca-quadrata rendendosi conto solo in quel momento che il grande sforzo per arrivare fino a lì l’aveva fatta dimagrire e scivolare fuori dalla sua bella casetta, che ormai aveva abbandonato sulla sponda dello stagno.
La lumaca-quadrata aspettò  che la lumaca a sei piani si mettesse a dieta e dopo qualche tempo, entrambe si fecero sistemare una piccola tenda sulla schiena e partirono per fare il giro del mondo, leggere ma felici!

A.MARTI [marlock@libero.it]

 

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