Tapirelax
01.11.2012
WACKY RACE - NONA TAPPA
Che cosa manca?
Autore: Wacky racers

Leonard Cohen, 24/09/2012, Verona, Arena

Pioggia leggera e recensione da scrivere, il profumo di mela pink che cuoce lentamente con vino e burro. Musica di sottofondo in modalità deterministico-casuale: First we take Manhattan comincia a vibrare.
I compagni di corsa sono lontani, affaccendati. Chi pigia uva, chi costruisce antenne, chi spara cazzate, qualcuno cerca ancora di vendere centraline elettroniche. Riprese le attività ordinarie, come dopo una guerra, o un terremoto.
Avanti, dai.

Tutto comincia con una telefonata.
Ho intenzione di ringraziare il commercialista di Leonard Cohen, per aver rimesso in pista il leggendario geronte. Prendo l'agenda e cerco il suo numero ma mi cade l'occhio su quello di Biagio Antonacci, fan da sempre del cantautore canadese.
“Biagio?”
“Sono io”.
“Sono Wacky racer X, ti ricordi di me?”
“…”
“Lucca. 2008. Eravamo vicini di sedia”.
“… … …”
“Biagio mi sembra di parlare con uno che ha riattaccato. 27 luglio 2008. Concerto di Leonard Cohen a Lucca. Ero seduto di fianco a te. A un certo punto del concerto ti dissi che facevi meglio a prendere appunti, invece che dondolare la testa come uno scemo”.
“Ah, ciao Wacky racer X”.
“’Scolta Biagio, c'è Cohen all'Arena di Verona. Noi andiamo, ti passo a prendere”.
“Aah, sì, capisco”.
“Vengo io da te. Fatti trovare in strada”.
“Beh, si, cioè noo, ecco, io…”
“Tu?”
“E’ che sai, lui è un grande, eh, ma bisognerebbe sapere l'inglese per apprezzarlo meglio”.
“Cosa?”
“Per capire quello che dice”.
“Mi stai dicendo che non vieni?”
“Stasera meglio di no. Poi, sai, sono qui con Tiziano Ferro, Povia, DJ Francesco e il Mago Silvan”.
“La formazione originale dei Traveling Willburys... salutameli, eh, mi raccomando”.
“Siamo tutti insieme. Facciamo cose, ascoltiamo cose, diciamo cose, scriviamo cose”.
“Bene, bene”.
“Stiamo scrivendo un romanzo a dieci mani. Usiamo dieci mani, capisci cosa intendo?”
“E di teste invece quante ne usate?”
Riattacco.
Chiamo Wacky Racer Y “Senti, siamo in sette a ’sto giro. Secondo te lo possiamo rubare il ferro di Clyde e la sua banda?

I WR si dotano così di mezzo adeguato al trasporto dell’intera combriccola e partono alla volta di Verona. Il tragitto è irto di ostacoli e la compagnia, occasionalmente allargata a WR11, giunge in prossimità del luogo dell'evento appena in tempo per trovare la birreria chiusa.
Entriamo nell’Arena.
Appena seduti una voce annuncia l’inizio imminente dello spettacolo e si raccomanda di non fumare in sala. "Se questa è la sala figuriamoci la camera da letto", dice qualcuno.
Partono le prime note di Dance me to the end of love. Il rapimento è totale. La voce di Cohen aggroviglia le budella. Le coriste salutano il pubblico esibendosi in ginniche acrobazie e Lui, Leonard, s'inginocchia, un po' per sottomissione al potere delle note, un po’ per vedere se le coriste avevano le mutandine.
Finisce la canzone. Leonard dice queste parole: "“Grazie per la meravigliosa accoglienza, è bellissimo qui. Non so quando potrò tornare ma questa sera vi darò tutto quello che ho”. E alza il borsalino in un cenno di saluto. Il pubblico batte le mani, io sento un leggero formicolio sotto le palpebre.
Però manca qualcosa.
Nella prima ora e mezza Leonard snocciola brani pescando da ogni periodo della sua cinquantennale carriera. Un viaggio nella storia, nei paesaggi e nel romanticismo americano. Alle 22:30 la pausa. Poi si riprende a oltranza, ben oltre la mezzanotte.
Siamo fortunati, va’. Niente pioggia nonostante i lampi e i tuoni. Le canzoni si susseguono recitate, sussurrate, urlate dal pubblico, acclamate. Scaletta immensa, persino estenuante per qualsiasi trentenne anfetaminico. Leonard Cohen saltella sul palco, si piega, prega, con la rassicurante perfezione della sua voce a grattar via le nuvole sopra Verona. Pubblico attento, orecchie tese per non perdere nemmeno un bisbiglio. Volume sciaguratamente basso: la voce non riempie l’Arena ma muove gli animi o i visceri. “Uè, mona, alsa il volume”, urla Wacky racer Z al tecnico del suono.
Però manca qualcosa.

Usciamo dall’Arena stanchi eppure galvanizzati. Artisti che stanno sul palco più di tre ore non ce n’è in giro tanti. Due su tutti: Bruce Springsteen, 62 anni e Leonard Cohen, 78. E una voglia inesauribile di suonare. Guarda e impara, Chris Cornell.
I WR sono ammutoliti. Tutti. Persino i più oltranzisti, quelli con la foto di Ronnie James Dio nel portafogli. Quel piccolo signore ha scavato molto in profondità. Però manca qualcosa. Ma cosa?
Sulla via del ritorno c’è un kebabbaro. Con un tacito accordo entriamo tutti a sfamarci. Ordiniamo kebab e birra.
Birra...
Birra???
Birra!!!
La tracanno in un unico sorso.
Ecco. Finalmente quella strana sensazione è sparita. Ora non manca nulla.

Setlist
(first set)
Dance Me to the End of Love
The Future
Bird on the Wire
Everybody Knows
Who by Fire
Darkness
Sisters of Mercy
Hey, That's No Way to Say Goodbye
Amen
Come Healing
In My Secret Life
Going Home
Waiting for the Miracle
Anthem

(second set)
Tower of Song
Suzanne
Night Comes On
Heart with No Companion
The Gypsy's Wife
The Partisan
Democracy
Coming Back to You (performed by the Webb sisters)
Alexandra Leaving (performed by Sharon Robinson)
I'm Your Man
Hallelujah
Take This Waltz

(encore)
So Long, Marianne
First We Take Manhattan

(encore 2)
Famous Blue Raincoat
Save the Last Dance for Me (the Drifters cover)

(encore 3)
I Tried to Leave You

WACKY RACERS [racconti@tapirulan.it]

 

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Commenti [1 commento]

incipit fantastico. e la citazione di pretty woman...le ragazze nate nei '70 ringraziano.

cherigrent | 05.11.2012  14:47 

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