Tapirelax
04.12.2012
MUSIC CORNER - 47
Divagazioni di una testa tagliata
Autore: UfJ

Per grazia ricevuta: storia di un reduce - 15/11/2012, Oratorio Novo, Parma

Gironzolavo per il centro di Brescia. A un certo punto, seduto a un tavolo sul bordo della strada, notai con la coda dell’occhio un tizio che somigliava tantissimo a Neil Young. Mi fermai per guardare meglio. Più lo guardavo più quel tizio somigliava a Neil Young. Attorno a lui c’erano altri tre tizi che somigliavano molto, rispettivamente, a Poncho Sampedro, Ralph Molina e Billy Talbot. Aggiungendo che quella sera Neil Young e i Crazy Horse avrebbero suonato in piazza a Brescia era facile ipotizzare che quel tizio che somigliava tantissimo a Neil Young fosse proprio Neil Young.
Neil Young è in assoluto il mio musicista preferito.
Feci per avvicinarmi. Neil Young armeggiò col coltello e si ficcò in bocca un boccone di pizza.
Ma che gli avrei detto?
“Ciao, tu sei Neil Young”.
“E tu devi essere Ufj. Molto lieto. Ma ora se non ti spiace vorrei finire la pizza prima che si raffreddi”.
Desistei e raggiunsi i miei amici poco avanti.
Qualche volta è capitato, ma in genere non sono interessato a conoscere gli artisti. Lo trovo superfluo. E poi sono convinto che essere avvicinati da gente che viene lì per ricordarti che tu sei tu all’inizio potrà anche fare piacere, ma dopo un po’ secondo me stanca.
Io cerco di lasciarli in pace, gli artisti.
Ci sono delle eccezioni.
Una è Enrico Ruggeri. Gli ho chiesto da accendere una sera davanti all’Arcimboldi di Milano. Io non avevo mica capito che era Enrico Ruggeri, sennò lo lasciavo in pace. Io pensavo che fosse Peter Gabriel.
Poi c’è una storia di sette, otto anni fa. Ero al Calamita di Cavriago con Sara. Eravamo andati per vedere il concerto di Giorgio Canali. Eravamo in pochi in sala, giusto un’ottantina, e c’erano ancora dei posti a sedere. A un certo punto Sara mi afferra un braccio e stringe come se avesse una doglia. Fa un sibilo con la gola e strabuzza gli occhi. Io penso che le sta tirando un infarto, o che le è finita una nocciolina nei polmoni. Balzo in piedi facendo cadere la sedia. In quel momento capisco che è entrato nel locale Giovanni Lindo Ferretti.
Sara è da sempre perdutamente innamorata di Giovanni Lindo Ferretti.
Ferretti è solo e si siede al bancone. Ordina qualcosa. Il concerto ha inizio.
Mentre Canali maltratta la sua chitarra e sbraita ingiurie nel microfono Ferretti sorseggia il suo drink in solitudine. Ha l’aria di uno che si sta rompendo i coglioni. Ha l’aria di uno che chiacchiererebbe persino col sottobicchiere, piuttosto che rompersi così tanto i coglioni. Là davanti Canali non la smette un secondo di fare graugraugrau con la chitarra. Prendo Sara per un braccio. “Andiamo”.
“Dove?”
“Andiamo”. E la trascino davanti a Ferretti.
“Ciao Ferretti, sono Alberto. Questa è Sara, la mia fidanzata. E’ una tua grande fan ma è troppo timida per venire qui con le sue gambe”.
Ferretti dice una cosa gentile, io mi dileguo e li lascio soli.
Volete sapere com’è andata a finire? Dopo dieci secondi Sara è di nuovo indietro e s’incazza con me per la figura di merda che le ho fatto fare. Ferretti è di nuovo solo là in fondo, nell’angolo, che si domanda cos’avrà mai detto di male.
Però non volevo parlare di questo. Scusate la divagazione. Stasera volevo parlare di un’altra cosa. Volevo parlare del concerto/dibattito a cui ho assistito lo scorso 15 novembre presso l’Oratorio Novo della Biblioteca Civica di Parma.
C’erano tre musicisti: Enrico Fava, un pianista, Francesco Pelosi, chitarrta+voce e Silvia Pascelupo, percussioni e seconda voce. Doveva esserci anche Giovanni Lindo Ferretti ed è per questo che eravamo lì. Era stata un’idea di Sara. Ma Ferretti non c’era. Hanno detto che era stato trattenuto a una specie di manifestazione sui cavalli nel veronese. Be’, pazienza. Per quasi due ore i ragazzi hanno suonato canzoni dei CCCP, dei CSI, dei PGR, hanno fatto vedere dei vecchi filmati scaricati da youtube, hanno parlato a ruota libera della loro esperienza musicale spiegando cosa sentono quando interpretano quelle canzoni. E’ stato tutto molto spontaneo, bello, a tratti intenso. Per esempio, quando hanno suonato Annarella a me si sono rizzati i peli delle braccia, un po’ perché Annarella è una canzone così meravigliosa che farebbe rizzare i peli delle braccia persino a Mariano Apicella, un po’ perché l’interpretazione voce-piano era efficace e, sì, decisamente intensa. Per dire, la domenica precedente avevo visto duecento e passa quadri di Picasso al Palazzo Reale di Milano. Ero andato fin là apposta. Bene, vi posso assicurare che non uno, dico, neanche uno di quei cazzo di quadri che costano milioni è riuscito a rizzarmi i peli delle braccia come ha fatto quell’esecuzione di Annarella. Altrettanto apprezzata in sala, seppure discutibile, la reinvenzione di Cupe vampe con un inatteso eppure divertente finale collocabile più meno dalle parti della Tori Amos di Cornflake girl. Gli autori lo sanno di averla fatta un po’ fuori dal vaso, e si dilungano in preamboli. Ma nel complesso gli arrangiamenti costruiti sui dialoghi chitarra-piano funzionano, così pure la voce sorprendente di Francesco Pelosi, reo forse di avere cercato troppo il confronto con Ferretti, e le percussioni discrete di Silvia Pascelupo, seconda voce e groupie Ferrettiana del trio. Il suono è pensato bene e consono al contesto. Gustosi i filmati: una Punk Islam d’annata eseguita a qualche Discoring conficcato nel centro degli anni ottanta, una Forma e sostanza in playback, qualche breve intervista, il videoclip di Madre. Ma soprattutto, quei ragazzi hanno fatto una cosa molto semplice eppure così rara nei dibattiti sulla musica. Hanno raccontato le canzoni che suonavano. E’ stato un piacere ascoltarli. Per una volta non aleggiava quella micragnosa ragnatela intellettuale così insopportabilmente comune nei dibattiti che coinvolgono qualunque sedicente critico rock.
Perché, alla fine, io penso che sul rock non ci sia niente da dire. Il rock è tuo, punto. E se per caso c’è qualcosa da dire allora gli unici che sono autorizzati a farlo sono quelli che il rock lo suonano.
Lo spettacolo faceva parte di una rassegna sul rock nostrano chiamata Ascolti d’autore, organizzata con coraggio e umiltà dall’Associazione di Cantautori Parmensi Rigoletto Records in collaborazione con La Tana dell’Orso. Bravi tutti, avanti così.
La setlist è imprecisa perché vado a memoria. E forse ho sbagliato anche i nomi dei musicisti. Me ne scuso in anticipo con gli interessati.

Setlist
In viaggio
Annarella
Memorie di una testa tagliata
Cupe vampe
1/365
Cronaca montana
Del mondo

UFJ [ufj@tapirulan.it]

 

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Commenti [5 commenti]

Non mi ci ritrovo tanto per ora, ma mi abituerò.
Ma era bello avere in evidenza i nuovi racconti di Tapirelax.
I nuovi verranno messi in archivio direttamente o c'è un altra sezione? Perchè l'ultimo in archivio risale al 5 febbraio

kiesa | 23.02.2013  12:39 

Non mi ci ritrovo molto.
Mi piaceva avere subito la visualizzazione dei racconti che settimanalmente venivano inseriti.
Ora la sezione tapirelax mi pare che non funzioni del tutto

kiesa | 19.02.2013  13:44 

Io non mi ci ritrovo molto. Ero abituato a vedere subito i nuovi raconti aggiornati ogni settimana.
Ora come ora mi pare che Tapirelax non funzioni.

kiesa | 19.02.2013  11:52 

Ottima rece! Grande Silvia... Bravi davvero!!

Alberto P (Tana Orso | 27.12.2012  12:48 

sempre il migliore

robirobi | 09.12.2012  12:24 

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