Tapirelax
14.07.2013
WACKY RACE - UNDICESIMA TAPPA
Burn Down Zona Roveri
Autore: Wacky racers

Rival sons, 5 aprile 2013, Bologna, Zona Roveri

“Ci si trova dal tappezziere, non dal muratore”. No, non è un meeting del Brico ma un concerto rock. Più precisamente sono le sibilline parole di WR2 che, apprenderemo, da bravo nerd ha scovato la strada meno satura di vetture dove parcheggiare comodamente. Guardandomi intorno scopro che la toponomastica delle zone industriali bolognesi (ma quante sono?) si svincola sapientemente dai soliti noti: politici, artisti, eventi storici, nomi di città. 'Sti cazzo di emiliani. Praticamente dei veneti, solo con una cadenza appena più gentile. La delegazione stasera si compone di un nutrito numero di Wacky racers, sette in tutto, di cui uno soltanto in grado di elencare almeno cinque titoli di canzoni della band. Ma eccoci arrivati. Lo Zona Roveri dev'essere quello lì...

Parafrasando Morgan potrei dire che questi qua proprio non mi arrivano. La prima volta a Norimberga, complice il clima gioioso e scanzonato del Rock im Park, li avevo scoperti con piacere. Suoni sporchi, ancestrali, una voce graffiante e una notevole presenza scenica. L'altra sera allo Zona Roveri invece ero, come dire, distratta...


Dilemma: togliersi la giacca prima di entrare nel locale per non spendere quei due penosi euro al guardaroba oppure tenerla addosso e una volta dentro legarsela in vita così da fornire alle giovani astanti l'illusoria idea di possedere una minchia fuor di misura? WR1 si gioca la carta dell'ipersiffredismo, gli altri preferiscono battere i denti. A quanto pare abbiamo schivato le band di supporto, ciò che rappresenta un fatto di per sé positivo. Inganniamo il tempo prendendo confidenza con la fauna circostante composta ahinoi più da tatuati bikers ipertricotici che da giovani hippie religiosamente dedite all'amore libero.


...distratta dai due ceffi all'ingresso: uno a destra, che ti timbra la mano sinistra, e uno a sinistra che ti prende il biglietto (che tutti stringono nella mano destra). Se moltiplicate per mille, potete immaginarvi l'incrocio di mani. 


Là davanti qualcuno attraversa il palco e le prime file gridano di visibilio. Ogni volta si pensa all'uscita della band, ma invece transitano on-stage rispettivamente:
1. un ragazzetto coi capelli unti che fa il sound check alle chitarre in maniera vergognosa
2. uno che non si sa chi è che va avanti fino al centro del palco, poi torna indietro, poi torna al centro del palco, poi torna indietro, poi corre fino al lato opposto del palco e sparisce.
3. il ragazzetto coi capelli unti che prova i microfoni forse peggio delle chitarre
4. uno che non si sa chi è, diverso del tizio di prima che non si sapeva chi era, ma che poi scopriamo essere il batterista, cioè uno che non si sa chi è
5. sempre il ragazzetto coi capelli unti che ora prova il basso
6. un tizio che sbatte contro alla batteria per sbaglio... ah no quello è il batterista. Inizia il concerto.


Distratta da impellenze fisiologiche che premono da troppo tempo. Mi avvicino con piglio deciso a una tenda rossa in un angolo defilato del locale, ma il gorilla gonfia i pettorali e alza una mano. Quelli sono i camerini, il bagno è fuori. Stringo i muscoli adduttori e corro all'esterno, senza prestare attenzione alle prime note che provengono dal palco...

Una delegazione parte alla volta del bar: un bancone lucido e un florilegio di cromie al neon che cambiano in continuazione. A lato tre frigoriferi pieni di gelati confezionati e semifreddi. Praticamente un incrocio tra uno di quei locali lounge dei Navigli milanesi e un'installazione di Mario Merz. Come dire: i Saint Vitus che consumano uno stracchino della duchessa di Bindi. WR2 ci espone la sua teoria sulla variante alcolica della successione di Fibonacci in vigore al banco, per cui in maniera inversamente proporzionale all'aumentare del numero di birre ordinate pare cali il costo totale. Secondo i suoi calcoli dopo i 9,5 bicchieri ti vengono a te dei soldi.


Esco dal bagno, che era fuori, quindi sarebbe più corretto dire “entro dal bagno”, e mentre la band esegue Memphis Sun mi distraggo ancora una volta pensando a una birra ghiacciata. Mi avvicino al bancone, ma la cassa è dalla parte opposta, quella più vicina al palco, praticamente irraggiungibile. Mi faccio strada mentre dal palco arrivano le note di Get What’s Coming. Quando raggiungo la cassa sono distratta dal barista addetto alla spillatura della Becks, che indossa un paio di occhiali neri appartenuti a un uomo molto più grosso di lui, i capelli raccolti in una coda laterale (era dal 1982 che non vedevo una coda laterale), e il rossetto. Potreste pensare che io sia una di quelle bacchettone che ha da dire se il barista che mi serve la birra porta occhiali per idrocefali e fa di tutto per somigliare a un Lorenzo Lamas travestito da mignotta da marciapiede ma vi sbagliate. Lo sapete qual è la cosa che mi interessa di più mentre un tizio che sembra un Elton John a cui hanno ficcato nel culo un manometro da sei atmosfere mi sta spinando la birra? Che mi spilli una birra come cazzo si deve. Hai a disposizione una spina di Becks e un bicchiere di plastica quindi non mi aspetto molto. Ma un minimo, cazzo. “Prendi ciò che viene” continua a ripetere Jay Buchanan. Non riesco a capire se si riferisce a me oppure al barista.


Il cantante salta e si sbraccia. Sembra un incrocio tra Mark Lanegan quando era sano, Glenn Danzig quando era sano senza mascella prominente e Jim Morrison quando... vabbé, quando c'era. Un gran mangiatore di figa, in sostanza. Infila quattro pezzi uno appresso all'altro senza pausa, chiudendoli con un “grazie” discretamente scandito. Una voce davvero notevole, cui le sofisticazioni da studio che si sentono nei dischi non rendono affatto giustizia, anzi. A tenere su il concerto, oltre al vocalist, ci sono il chitarrista, di sicuro pure lui dedito alla medesima dieta alimentare che troverà di certo nuovi (e tipici) piatti tra le fans adoranti in prima fila e il bassista, che tutto sommato fa il suo mestiere. Veniamo al batterista. Il batterista innanzitutto eravamo convinti che suonasse in piedi tanto era in alto. Al batterista vorrei domandare se davvero ha una vaga idea di cosa significhi fare un assolo di batteria rock nell'anno del signore 2013, dopo Bonzo, dopo Ian Paice, Neal Perth, dopo Carl Palmer, Carmine Appice, Jeff Porcaro, cazzo, Giger Baker, Keith Moon, doppio e triplo cazzo, almeno Charlie Watts e Ringo Starr si limitavano a fare quel che sapevano fare. Con un assolo come questo, metaforicamente parlando, cali le braghe di tutta la tua band, ponendoli di terga verso l'intera comunità mondiale del rock, o perlomeno la ristretta delegazione presente stasera, concedendo ai tuoi compari e a te medesimo l'eventualità, invero piuttosto remota, di venire o baciati tra le chiappe con la lingua in scorrimento orizzontale/verticale oppure quella, decisamente più verosimile, di essere trapanati da un enorme cazzo fatto di insulti. Sempre metaforicamente parlando.
Quindi?
Quindi stai fermo lì.
E invece no, il tiio che non si sa chi è si chiama Mike Miley e si prodiga sul palco per cinque minuti nella solitudine più assoluta con una batteria posizionata mezzo metro sotto di lui, in un capolavoro di tristezza percussiva che somiglia molto a una lezione propedeutica al Cepam.
Ma cos'è quest'odore, cazzo. WR1 sorride dissimulando indifferena. Muove la testa a tempo con la musica.


Distratta da un tizio molto più grosso di me che, mentre mi incammino con la mia, chiamiamola così, birra, mi rifila una schienata e me la rovescia addosso. La band suona Torture. Ora è tutto chiaro. Quelli là stanno proprio parlando di me, di questa serata.
Le note di Wild Animal, All the Way e Until the Sun Comes mi sgocciolano addosso come le gocce di birra, tra l'indifferenza e un impalpabile sentore di fastidio, in perfetto stile psichedelico-ipnotico anni 70. Sarà per via dei pantaloni a zampa che indosso stasera. Inzuppati pure loro. Merda.
Che dire di Manifest Destiny cosa a parte che è una canzone d'amore? E di Keep on Swinging e di Pressure & Time se non che stemperano un po' l'atmosfera da bacioconlalingua?
Poi sulle note di Sacred Ground e Face of Light, mi distraggo di nuovo. L'oggetto del mio desiderio è dietro di me, non metaforicamente parlando. Un divanetto. Purtroppo il comitato d'accoglienza della Zona Roveri mi proibisce di sedermici sopra. E' evidente che quel divanetto, così come mole altre cose in questo locale, non è ciò che sembra. Forse un'istallazione di Mario Merz?
Burn Down Los Angeles diventa nel mio cervello Born Down Zona Roveri e Soul, che chiude il concerto, si trasforma in Fuck. Ma non ascolto neppure queste, distratta dal conto mentale delle ore che potrò dormire prima della levataccia di domattina. In tutto sono tre.


Non si trattava di un'emissione metanica di WR1, ribattezzato per l'occasione Alcano I. Ma di altro. Ma cosa? Qualcosa non quadra nella logistica della nostra zona d'audizione. Prima nella folla, dicevamo, c'eravamo noi e qualche biker capellone, due tizie cui la semioscurità dona il beneficio del dubbio e il mixer. Un attimo dopo ci siamo noi, i bikers, le ragazze semioscure, il mixer e un maleodorante bidone della spazzatura. Ci allontaniamo. Pochi minuti e il bidone è ancora lì. Ci spostiamo di nuovo. La mefitica presenza nera ci tallona. A un certo punto, di sua iniziativa, lo stalker dell'indifferenziata devia e verso una delle due tipe col beneficio del dubbio noi pensiamo “siamo salvi!”ma quella lo rimanda da noi con un calcio volante degno di Chuck Norris.
Il resto della serata trascorre senza troppe preoccupazioni.Ecco i dettagli:
1. Tell me something
2. un pezzo dallo stesso album di Tell me something
3. un secondo pezzo sempre dallo stesso album
4. un pezzo da un altro album
5. “grazie”
6. altro pezzo dello stesso album che non è quello di Tell me something
7. un pezzo lento dal primo disco, che genera limonamenti di massa. Noi restiamo a bocca asciutta, però, nonostante le due Wacky racers femmine presenti con noi, però sparite otto secondi dopo l'inizio del concerto. Evidentemente Buchanan stasera aveva appetito.
8. pezzo cazzuto
9. autosodomizzazione da parte del batterista
10. Keep on swinging
11. un altro pezzo cazzuto
12. “grazie”
13. un altro pezzo cazzuto
14. “grazie”
15. un discorso strappamutande su quanto è bello l'italiano
16. un pezzo voce e chitarra (e meno male!)
17. “grazie”
18. escono ma si sa che poi rientrano, quindi nessuno grida più di tanto per farli tornare sul palco
19. un terzo pezzo cazzuto
20. pezzo lungo che inizia da limonata, prosegue che si può pure trombare e chiude cazzuto
21. “grazie”


Si accendono le luci e si esce distrattamente dal locale. Per mia fortuna la serata pare concludersi qui. Invece no. Nel parcheggio, mentre gli altri discutono di scarpe, film comici eppure raffinati degli anni '80 made in USA, primi album dei Metallica, scarpe, di chi fosse il regista di I tre amigos (e WR2, soprannominato Calopedia da qualcuno e Pedanterosi da qualcun altro, fa notare come quella “I” iniziale fosse, all'origine, un punto esclamativo rovesciato, così come vuole la grammatica spagnola. Bella cazzata! Anzi, ¡bella cazzata!), scarpe, dei dossi tunisini, di Dosso Dossi, delle sigarette tunisine e del tabagismo di Dosso Dossi, accenni a Bruce Willis, Silvester Stallone e i film di Walter Hill e Tony Scott, mi distraggo per l'ultima volta pensando che purtroppo la pozzanghera davanti a me non è abbastanza profonda per farci affogare dentro qualcuno.

Nel parcheggio improvvisiamo una mezz'ora buona di meravigliosa sociologia da bar Gianni. Si discute diffusamente di scarpe, film comici eppure raffinati degli anni '80 made in USA, i primi album dei Metallica, scarpe, di chi fosse il regista di I tre amigos (e WR2, soprannominato Calopedia da qualcuno e Pedanterosi da qualcun altro, fa notare come quella “I” iniziale fosse, all'origine, un punto esclamativo rovesciato, così come vuole la grammatica spagnola. Bella cazzata! Anzi, ¡bella cazzata!), scarpe, dei dossi tunisini, di Dosso Dossi, delle sigarette tunisine e del tabagismo di Dosso Dossi, accenni a Bruce Willis, Silvester Stallone e i film di Walter Hill e Tony Scott. Poi WR6 rovina tutto con questa faccenda che l'indomani deve alzarsi presto per lavorare. Che palle però.

WACKY RACERS [racconti@tapirulan.it]

 

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Commenti [2 commenti]

Sarebbe davvero carino esserci ma Cremona non è proprio dietro l'angolo. anche se son passati ormai parecchi mesi vi volevo ringraziare per la bella giornata che mi avete regalato in occasione della cerimonia di presentazione di Bombeiros.
Se capitate col Volkswagen dalle parti di Rieti fate un fischio che tempo per un pranzetto in una bella trattoria lo troviamo
Maurizio Perelli

Maurizio Perelli | Homepage | 06.05.2013  02:41 

Purtroppo non ho potuto partecipare nonostante le promesse :(
Complimenti comunque Roberto, apprezzo molto il tuo modo di scrivere e sono sicuro che il libro non mi deluderà!

Andrea | 01.05.2013  22:16 

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