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Tapirelax
20.04.2006
CRONACA DI UNA SERIE D'INFORTUNI TECNOLOGICI
Autore: Fratearrigo

Se la settimana prosegue com'è cominciata, pensi, tanto vale darsi alla macchia. Oppure emigrare in una dimensione parallela, perché questa non ha più niente di buono da offrirti.
Il lunedì andrebbe abolito. Bisognerebbe poter passare direttamente al martedì. Risparmierebbe inutili traumi, superflue amarezze.
Specie quando qualcuno (o qualcosa) ti fa notare che alzarsi dal letto non è stata quella che in gergo si definisce «buona idea» o «intelligente trovata».
Sei seduto davanti al PC. Non riesci a connetterti. La scatolina che ti permette di navigare in rete, e che ha un nome che non sai come stracacchio si scrive, ha qualcosa che non va. La luce arancione balla come una tarantolata. Quella verde, invece, ha deciso che il week end era troppo corto, per lei. Rimane spenta. Guardandosi bene dal dare anche il più insignificante segno di vita.
Chiami il tecnico. Dopo una telefonata di tre quarti d'ora, entrambi scoprite che la scatolina di cui sopra si è fulminata. Bisogna cambiarla. Domani, però. Oggi non se ne parla. Pazienza. Ti rodi il fegato ufficiale e quello di riserva che ti è cresciuto nel frattempo, e ti rassegni.
Martedì, vale a dire il giorno dopo, il tecnico viene di buon'ora. Cambia la famigerata scatolina. E tutto torna a posto. Puoi navigare. Non sei più isolato.
Però non è finita lì. A casa ti accorgi che le lancette del tuo orologio sono ferme. Strano. La batteria è stata cambiata venti giorni fa. Hai da fare, quindi chiedi a tua madre se può portare all'orologiaio il tuo segnatempo da polso. Esci per commissioni varie ed eventuali.
Torni a casa. Tua madre è stata dall'orologiaio. Che tu lo creda o no, non hai più un orologio. È morto. Defunto. Addirittura sepolto. Articoli dentro di te le più atroci bestemmie che la tua mente perversa possa arrivare a concepire. Consumata l'intima (e blasfema) rivalsa, ti attivi per trovare un altro misuratore del tempo. Tua madre ti fa presente che ce ne sarebbe uno, ma non sa se è il caso. Chiedi delucidazioni. Ecco, nella confezione di preservativi di tuo fratello... Le impedisci di proseguire. Va bene anche quello. Nonostante sia esteticamente riprovevole e moralmente discutibile. Ripeti più volte a te stesso che si tratta d'una soluzione provvisoria. Magari riesci pure a convincerti.
Mercoledì sei lì che traffichi con il cellulare. Quello tecnologico, dotato di macchina fotografica, suoneria polifonica e chissà che altro (non lo sai perché il libretto d'istruzioni sembra uno dei supplementi della Treccani e tu non ti decidi mai ad aprirlo per arrivarci in fondo). Quello che ti hanno regalato due anni fa per il tuo compleanno, che tu volevi sprofondare fino al centro della terra per l'imbarazzo dal momento che non sei abituato a doni d'un certo livello. Bene. Scegli l'opzione con il joystick e premi l'ok. Non succede niente. Riprovi. Zero all'ennesima potenza. Lo porti dal tecnico. L'inconveniente è rimediabile. Però, se ci fosse la garanzia... Torni a casa e chiami le sciamannate che te l'hanno regalato. Le quali, con un candore che farebbe invidia alla più timida fra le illibate, ti confessano che lo scontrino-garanzia ha da molto tempo terminato il proprio ciclo vitale, finendo per contribuire a ciò che da più parti si chiama "riciclaggio". Il tecnico prende atto. Tutto sommato, i costi non dovrebbero essere così onerosi.
Giovedì non succede nulla. Ma tu non sei tranquillo. Ti aspetti qualcosa. Che non sarà chiaramente gradevole. Lo senti nel duodeno, nella milza, nel colon e in un trascurabile tratto dell'intestino tenue. Arriva sera senza che qualcosa arrivi a minare ulteriormente il tuo già provato morale. Meglio così. Tutto grasso che cola, come si dice. Va bene, tu sei magro. Però rende lo stesso l'idea.
Venerdì ti chiama il tecnico. Il cellulare è pronto. Ci sei rimasto male. Non l'avevi previsto. E non paghi nemmeno un'esagerazione. Una volta tanto, Nostra Signora Che Tutto Vede Benissimo (cioè la Sfiga) ha segnato il passo. Fosse sempre così, ci sarebbe da baciarsi i gomiti, come si dice dalle tue parti.
Sabato e domenica trascorrono tranquilli. La bufera tecnologica sembra essere passata. Poche le macerie. Meno di quelle che avevi previsto. Non puoi fare a meno di guardare con una certa apprensione al lunedì successivo. Però sei un tipo ottimista. Per te il bicchiere è sempre mezzo pieno. Anche se dentro c'è della merda.
Una lezione, però, l'hai imparata. Dire che le macchine ti detestano sarebbe eccessivo. Tuttavia, non ti pare così azzardato ritenere che ad alcune di loro stai proprio sulle palle...

FRATEARRIGO [fratearrigo@hotmail.com]

 

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Commenti [4 commenti]

D'accordo, poteva capitarmi di peggio (perché ormai è più che lapalissiano il tragico autobiografismo dell'articolo), però, anche se non succedeva quanto ho descritto, io mica mi offendevo...
Le sciamannate cui alludo, sono due mie care amiche, le quali (incredibile a dirsi, scriversi e leggersi) nulla hanno fatto per finire tra "Quelle che".
Il che è MOLTO positivo...

fratearrigo | 21.04.2006  08:01 

si dovrebbe fare una riflessione sui limiti dell'uomo tecnologico, ma ciascuno è figlio del proprio tempo.
In famiglia sono solito obiettare: "Perchè accendete la luce? Nel settecento non esisteva. Perchè dovreste averne bisogno voi?".

robirobi | 21.04.2006  00:20 

Poteva esplodere il forno a microonde spargendo terrore e wurstel di pollo per tutta la cucina.

Del | 20.04.2006  12:27 

Dai Fratearrigo vedi il lato positivo delle sciammanate del cellulare, potevi avere anche la scusa per invitare le dolci donzelle ad uscire per aggiungere qualcosa a "quelle che" ...e poi tutto sommato giovedì, sabato e domenica sono trascorsi tranquillamente si poteva anche autodistruggere il tostapane o peggio scassarsi la lavatrice nella fase di scarico ;)

Lady Bell | 20.04.2006  12:18 

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