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Tapirelax
26.04.2006
INTERREGIONALE 5401
Autore: Andrea

E' una bella giornata, il sole si mostra alto nel cielo e dà un significato alla primavera, i fiori iniziano il loro risveglio e tutto ciò che mi circonda, visto in questa luce, mi appare bellissimo e mi dona grande sollievo. Prendo il treno un po' prima del solito ed il mio stato di buonumore mi spinge a non passare il tempo affacciato al finestrino ma a guardare i passeggeri che il destino ha voluto riunire tutti insieme in questa carrozza ferroviaria in questo dato momento.
Mi siedo dunque nel posto accanto allo stretto corridoio. Accanto a me non c'è nessuno e tutt'intorno solo poche facce mai viste, probabilmente abitudinarie di quest'orario o, come me, ad una sporadica apparizione. Comunque è ancora presto e, prima di partire, il treno avrà modo di riempirsi un po'.
Chiudo gli occhi e mi sento soddisfatto. L'insolito avvenimento di prendere proprio questo determinato treno e l'aria mite della giornata mi trasmettono una sensazione piacevole e mi sento stimolato e curioso come in procinto di compiere una nuova scoperta.
Un sobbalzo mi informa che il treno sta finalmente partendo. Attendo ancora qualche istante e poi apro gli occhi. Vorrei ruotare la testa e osservare meglio l'ambiente circostante ma non ci riesco. Il mio sguardo viene calamitato dritto in fronte a me, o meglio due file più avanti. In quella posizione, seduta vicino al corridoio ma rivolta verso di me siede una ragazza. Si trova a circa cinque metri di distanza ma la sua figura riempie interamente il mio campo visivo. Non c'è nient'altro in quella carrozza che lei. Le altre persone che parlano e ridono formano solo un leggero ronzio di sottofondo che le mie orecchie non possono udire. Tutto il mio corpo è immobile e non me ne rendo conto.
Improvvisamente lei alza gli occhi e guarda verso di me. Mi accorgo solo ora che la stavo fissando e, quasi istintivamente, mi giro verso il finestrino. Con la coda dell'occhio noto che sorride. Arrossisco pensando a come mi sia potuto incantare a quel modo e alla magra figura che sicuramente devo avere fatto nel momento in cui lei se ne è accorta. Respiro un paio di volte e riprendo lucidità. Lentamente mi volto verso il corridoio. La ragazza ha lo sguardo leggermente chino davanti a sé. Non vedo nessuno seduto di fronte a lei e nel posto al suo fianco tiene una borsa. Sta anch'essa viaggiando sola. Cerco di evitare l'errore precedente e la osservo con maggiore discrezione: avrà all'incirca la mia età e tiene il capo reclinato su di un lato e sostenuto dalla mano mentre il gomito poggia sul bracciolo del sedile. Ha un'aria serena e rilassata. Lentamente risolleva la testa e rivolge nuovamente lo sguardo verso di me. Stavolta non fuggo e i miei occhi incrociano i suoi. Passano solo pochi secondi prima che lei, con la stessa naturalezza con cui aveva alzato lo sguardo, riassuma la posizione iniziale ma ormai i giochi sono fatti. Mi rendo conto che dentro di me è successo qualcosa. Ora provo un'attrazione fortissima e senza pensarci inizio ad alzarmi...
"Biglietto!" Ripiombo sul sedile o forse non mi sono mai mosso. Il controllore mi guarda con sospetto ed io ricambio con lo sguardo che si offre ad un nemico. Comunque, penso, è solo un disturbo passeggero. Mostro il mio biglietto e se ne va. Si avvicina alla ragazza e le chiede il biglietto ma il suo sguardo non è più sospettoso, bensì sorridente. Accidenti, pure un controllore piacione mi doveva capitare! Lo fisso senza pietà e i miei occhi devono essere di fuoco. Lui parla a bassa voce e non capisco perché, sicuramente cercherà di mostrarsi gentile. Lei, però, sembra indifferente, risponde con cortesia e nulla più. Il controllore si allontana e la ragazza, nell'abbassare nuovamente il capo guarda nuovamente verso di me. Ormai non ho più dubbi. Devo alzarmi ed andare da lei. Il controllore-seccatore sicuramente deve averla infastidita disturbando il nostro gioco di sguardi e dunque non è più il caso di indugiare. Raccolgo tutto il mio coraggio. Devo mostrarmi deciso e sincero, in contrasto con la figura di quel subdolo controllore. E' sufficiente che mi avvicini e le chieda di sedermi, il ghiaccio ormai è rotto, i segnali che ci siamo scambiati sono inequivocabili.
Mi alzo dal mio posto e mi muovo lungo il corridoio, sono solo pochi passi. Lei alza di nuovo gli occhi e mi vede arrivare. Mi appoggio con una mano al sedile di fronte al suo e pronuncio con tono calmo ma deciso: "Ciao, posso sedermi?"
Le mie parole escono con naturalezza ad un volume sufficientemente alto da coprire il rumore del treno. In quel momento sento un urlo stridulo e penetrante provenire da molto vicino. Abbasso lo sguardo e vedo, sul sedile di fronte alla ragazza, una piccola culla in cui giace un bambino sul procinto di piangere. Mi rendo conto che mi si è fermato il respiro. Mi volto cercando un qualche appiglio e vedo una vecchietta che mi guarda sdegnata e sembra dire: "Vergogna...". Mi sento in fallo, circondato, privo di scampo quando sento un rumore metallico: le porte del treno si aprono, siamo giunti alla stazione. Esco precipitosamente dalla vettura senza voltarmi e mi fermo solo sulla pensilina. Il treno riparte alle mie spalle.
Soffia una leggera brezza e il rossore del mio volto comincia a dileguarsi. In un modo o nell'altro mi sono cavato d'impiccio ma, un momento... questa non è la mia fermata.

ANDREA [arivieri@yahoo.it]

 

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Commenti [3 commenti]

Già...

fratearrigo | 27.04.2006  07:51 

Quando non segano più su...

Il sandocane | 26.04.2006  19:24 

È una di quelle cose che segano le gambe giusto all'altezza delle ginocchia...

fratearrigo | 26.04.2006  09:16 

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