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FOGLIAZZA
  28.03.2009 | 15:02
CLANgore
 
 

C'è silenzio in questa città. Ronzio di zanzare estive. Voci della buonanotte nei vicoli. Il treno lontano se c'è bassa pressione. Tace questa città. Si indigna per invidia, per ripicca, per vendetta. I giornalai scrivono a testa bassa, col naso tinto d'inchiostro. Tace il sindaco aprendo bocca. Tace la squadra di governo. Tace la gente. Un po' di pace, finchè la polvere si sarà depositata, ancora, su questa città, dietro le persiane chiuse sugli occhi di quelli perbene. C'è silenzio in giro. Occorre qualcosa di diverso, un evento che spazzi via le PM10 delle polemiche, le scorie contaminanti nelle parole di Saviano, nella città europea, cosmopolita per eccellenza, della Piccola Parigi, del tenore di vita e del perbenismo in falsetto, della buona tavola e dell'arte. 
C'è silenzio in questa città. Si sente appena uno strano clangore, rumore di famiglie che fanno affari.
Noi certe cose non le facciamo. Noi siamo Parmigiani d'Onore. Noi, che per lavoro ci impicchiamo a rovescio nelle cravatte, come possiamo, noi?  
Noi siamo gente perbene.
Noi, incipriati di cocaina... ma chi ci crediamo di essere?

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  27.03.2009 | 10:21
PALINCESTI
 
 

“Una sera a cena, Berlusconi invita Enzo Biagi a lavorare per lui e lo fa porgendogli un assegno in bianco.  Biagi guarda il foglietto autografato e risponde che ci deve riflettere, che le sue origini sono umili e che occorre fare attenzione al denaro, che può essere poco o troppo. Poi restituisce l’assegno. Berlusconi si rivolge allora alla moglie di Biagi dicendo “Ho corteggiato più suo marito che le donne”. La Signora risponde “Vede… mio marito non è un virtuoso. Evidentemente lei non è il suo tipo”.

     Ce lo racconta Loris Mazzetti (attuale dirigente Rai e, per intenderci, regista e curatore de Il Fatto di Enzo Biagi), al termine della presentazione del suo libro, sul marciapiede della Feltrinelli, finalmente si respira dopo lo sfratto dallo spazio angusto della libreria, che chiude alle 20,00 e tanti saluti arrivederci e grazie. Via Repubblica a quell’ora del giovedì sera è già deserta e Mazzetti non ha fretta, racconta a me e Umberto Fabi altri aneddoti. Umberto commenterà “Bellissima la tv raccontata!”.
     Saremo stati una ventina, non un giornalista: la Ragazzetta di Parma ha acclamato la presenza di Mazzetti con un 3x3cm a caratteri cubitali; assenti le emittenti locali impegnate a preparare i palincesti (neologismo col quale si intende il frutto incestuoso del rapporto tra datore/editore e il suo dipendente/giornalaio).
Era ieri sera qui, da noi, Loris Mazzetti. Che occasione sprecata non essere stati in tanti, come sprecati sono i nostri amministratori che accettano le ospitate nei tinelli (equivalente provinciale dei salotti metropolitani) di TeleBucato e TvParmaLetale, dove indossare abitini stile Vespa-à-porter, avallando così il peggiore servizio televisivo e giornalistico (per carità: equivalenza condominiale di ciò che accade a Palazzo Italia). E che occasione sprecata questo libro di Mazzetti, così prezioso e fondamentale per svegliarsi dal torpore telecomandante, così alla portata di tutto un popolo che non legge più libri e quando lo fa è spesso per bella figura. Mazzetti mi corregge. Dice che non è così.
     Torno a casa e Jacopo mi aspetta sul tappeto “Papà leggiamo i libri della talpina, delle coccinelle e dei bimbi!”. Forse ha ragione Loris.    

Lettura consigliata: LA MACCHINA DELLE BUGIE di Loris Mazzetti

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  25.03.2009 | 14:45
rossana capasso
 
 

http://www.rossanacapasso.it/

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  19.03.2009 | 15:41
CONDOM ERGO SUM
 
 

Il Papa ha ragione. Cazzo anche stavolta!
Il preservativo non salva la vita nè serve a combattere l'AIDS.
Serve essere papi e preti predicanti la castità.
Serve essere predicanti su ciò a cui papi e preti non è dato omaggiare. Ufficialmente.
Serve continuare a parlare di cose che (ufficialmente) non si vive direttamente.
Serve che papi e preti leggermente preservativi si esprimano anche per le donne quando tra le gambe  gli penzola (ufficialmente) solo un'atrofia ùrica.
Bisogna preservare il mondo dall'AIDS in un solo modo. Anzi due: o si ha il culo di vedere un sacco luce e restare incinta così... o, meglio ancora, con la castrità vaticana.

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  18.03.2009 | 15:35
PENSO QUINDI SONNO
 
 

Un minuto di raccoglimento per quell'obbiettivo fotografico costretto a scattare questa foto che sfido chiunque a non sentirsi a disagio. Lo sguardo diretto, senza sconti, secco, laccato, di chi con la sola forza del pensiero saprebbe piegare i cucchiaini; lo sguardo di chi è terrorizzato che gli altri capiscano cosa si nasconde dietro tanto intelletto riassunto freddamente in due pupille seconde solo al pesce fresco nel banco frigo; lo sguardo profondo di chi va al di là del proprio naso e poi ci ripensa perchè non è poi così male dove stava prima; le mani giunte di chi prega che gli conservino il posto di lavoro che di questi tempi...; le mani affusolate del pianista che invece del pianoforte sa sviolinare che Uto Ughi gli fa 'na pippa; le mani giunte dell'uomo di (volere degli altri è) potere; lo sguardo rapace di chi fiuta la notizia e cambia strada alla svelta che non si sa mai che puzza; lo sguardo di chi si osserva allo specchio e non si capacita di essere direttore di qualcosa.

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  10.03.2009 | 22:39
NON MI TANGE
 
 

Poco meno di un anno fa... alla vigilia delle elezioni comunali... il futuro sindaco, anabolizzato dal futuro ex sindaco, sbandierava manco fosse il Palio di Siena, la chiusura della tangenziale. C'era una eccitazione folle nel mostrare con orgoglio che in dieci anni l'amministrazione aveva chiuso l'anello attorno alla città. Va detto che uno sfintere è meno stretto della lingua cementizia che riduce l'ormai  Parmetta a un buco di.
Va detto che... chiusa chiusa questa tange non la è mai stata: aluni tratti chiedono obbligatoriamente di rimettersi nelle strade comuni per ritornare sulla sfinterica tangenziale dopo queste "deviazioni". Va detto che nel frattempo la fiera di San Giuseppe s'è stabilmente trasferita nei pressi del Dadaumpa (non al Campus), là dove un mostro di archeologia ciclabile costituisce il nulla della fruibilità viabilistica se non lo sperpero idiota e la bruttezza consapevole. Va detto che, appena propagandata la posticcia fine della tangentante... i fondi stradali hanno preso immediatamente a fare ragadi: fatti un giro nel tratto tra via Traversetolo e Pittarello. Sarà che il PIL si misura soprattutto così (fare le cose male per manutenerle il più a lungo possibile) ma non ci vedo un anello di cui andare tanto fieri. Soprattutto quando ascolto il ViceBuzzi "se mi chiedono se la metropolitana leggera serve... certo che rispondo che non serve... ADESSO... ma bisogna guardare avanti!".
Guadare avanti è difficile e imprudente, se non si vuol finire in una crepa. Fra vent'anni saremo talmente congestionati dalle previsioni dei nostri amministratori che una metropolitana ci salverà. Sulla tangenziale che sarà rimasta orgogliosamente invariata avremo allestito una mostra permanente delle facce più lungimiranti di Parma: Ciccio Ammicca, ora che sei Assessore alla Lasagna... pensaci tu che in queste cose sei bravo.

ps. Si comunica che il progetto "PalaLagna" è miseramente saltato dopo che l'ex assessorissimo è stato dirottato ai servizi pubblici. Pardòn: servizi sociali.

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  09.03.2009 | 22:34
NEVICA
 
 

   A volte mi domando cosa farei se fossi un giornalista? Mi rispondo che sarei curioso. Io scivolo ai margini di questa città, la guardo dal finestrino della macchina, riflessa nella vetrina che mi rimanda col Palazzo alle spalle, dal marciapiede che cammino fino a quando i tavolini di un bar di cazzoni non mi costringe al dribbling. Parma andrebbe corteggiata, sedotta lentamente, ma son sposato, ho due figli, ho già dato. Dico davvero. Non ho inspirazioni, mi manca il fiuto, non ho naso per tirare come fanno qui. Ascolto le voci, registro i pettegolezzi, raccolgo leggende metropolitane (leggere), metto insieme come la farina (soprattutto farina), olio per lubrificare la fortuna, mattarello per menare nero su bianco... Mi manca la faccia in frigo da indossare ogni mattina, fresca e riposata. La movida, nome esotico per un centro senza intuizioni, si squaglia come neve al sole. Eppure questa neve tiene, anzi come si dice attacca. Qui il piano neve va a fare in culo ogni anno. Così abbiamo gli spartineve anche a ferragosto. Che poi diamo la colpa al tempo che non sai più cosa metterti.
   Città, Parma, di leggende, tradizioni orali, mitologie rurali, come quella del Garubaldi fu ferito in auto con l'amante contro una vetrina o addirittura quella di un Vignoveritas ricoverato d'urgenza per eccesso di farina in una clinica lungo l'Emilia. Prose di corridoio, per la noia della cronaca che non dice, virgoletta solo. Parma la conosco poco, sono un cuoco di modeste pretese, la guardo, qualche volta la osservo. Se solo piovesse... Ma nevica, tanto, ed è più trasparente della pioggia. Respiriamola questa neve, prima che tocchi terra. Sembrerà tutto più pulito.

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  09.03.2009 | 23:16
9 MARZO...
 
 

La memoria dovrebbe essere superiore ad ogni calendario. E il senso non dovrebbe cambiare. Maria Bocchi è stata una staffetta partigiana, ho l'onore di averla incontrata e disegnata. Qui sotto alcune delle sue parole:

     "L’essenza del fascismo sta proprio negli atteggiamenti autoritari, ma la gente non lo vede. I germi di un’idea di destra si stanano sempre e si risale alla provvidenza, nel dittatore che in fretta e sicuramente rimette a posto, con la forza e il regime, tutto quanto. Vedi la questione degli immigrati… anche su questo argomento la destra fa leva e trova simpatizzanti… La “provvidenza” vince sul disordine… la gente così comincia  pensare a Mussolini come a uno che ha fatto ordine e pulizia.
     
C’è nella gente un bisogno di semplificare per comprendere il senso della politica. In un momento di tale bisogno la gente finisce per fare riferimento a una persona, magari a quella sbagliata. Mentre la democrazia è questa: tesi e antitesi, discussione e via così, occorre più tempo."

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  06.03.2009 | 09:37
L' IBERNATO
 
 

Non so se avete mai sentito parlare di ibernazione. Ad una persona vengono temporaneamente bloccate le funzioni vitali con un repentino abbassamento della temperatura. Dopo un periodo X di tempo, la persona ibernata viene restituita alla vita. Mettiamo che una persona si sia sottoposta a questa tecnica, diciamo, una quindicina di anni fa. Come possiamo sintetizzargli 15 anni di storia italiana? Proviamo.

  1. Il più grande amico di quello che fu ritenuto il più grande corruttore nazionale, è diventato il leader indiscusso della nazione (nel frattempo è riuscito anche a mantenere la proprietà di tre reti televisive nazionali e il controllo delle altre tre);
  2. Il capo dell’unico partito neo fascista dell’arco costituzionale, è stato eletto terza carica dello Stato (uno dei suoi più fedeli camerata è il sindaco - amatissimo -  della Capitale);
  3. Il più importante partito dell’opposizione (che per magia è attualmente l’unico) si è dissolto democraticamente. A capo di questo partito c’è un ex democristiano Doc (partito che al tempo dell’ibernazione era in via di disfacimento);
  4. I partiti della sinistra sono scomparsi, tramite un processo noto come “la sindrome di Tafazzi” che consiste nel raggiungere la valenza mono atomica, scindendosi varie e varie volte (i leader comunisti sono in lizza per il Nobel per la fisica molecolare):
  5. è stata istituita l’usanza medioevale della ronda. I neo tutori dell’ordine pubblico sono ex carabinieri e poliziotti e neo razzisti in camicia verde.
Tutto questo è il presente raccontato in stile Bignami (l’opera omnia è molto, molto peggio). Lasciamo all’ibernato l’ipotesi del futuro.                                                                                                 AlBoh

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  05.03.2009 | 11:09
IL TRENO VA...
 
 

L'intercity partirebbe alle 8,33. Sarebbe già tanto. Ma l'annunciato ritardo di 35' minuti è rettificato in 40'. Dall'altoparlante le scuse di Trenitalia per treni in ritardo di cinque minuti: circostanza che dovrebbe essere accolta con giubilo dai passeggeri e orgoglio da parte dell'azienda. Alle 9,45, dopo venti minuti di sospetta attesa nella stazione di Piacenza, l'altoparlante annuncia che "a causa di un treno incrociante" etc etc... Un treno incrociante... neologismi la cui ricerca etimologica aiuta a passare il tempo: 8 orizzontale... 15 verticale... e via così. Piove. Ore 10 e 15 "Causa treno incrociante e guasto sulla linea il treno partirà tra pochi minuti". Piove. Il passeggero seduto di fronte a me, nel frattempo, torna dal bagno. E' evidente che non ha fatto la pipì. La consolazione è che almeno questo non è colpa di Trenitalia. Alle 10 e 25 ripartiamo, dopo molti messaggi dell'altoparlante troncati da guasti alla linea audio. Nello scomparto siedono anche due finlandesi con aspetto tedesco, azzimatissimi e impeccabili: continuano a parlare e lui le passa un tubetto. Penso sia crema per le mani, ma la finlandina mi spiazza: si toglie una scarpa e comincia a lucidarsela. Lui ha l'aspetto di un nazista frocio, lei di una insospettabile prima della classe che fa volontariato di giorno e pure di notte. Ore 10 e 30: siamo già fermi nella campagna piacentina. Bella, grigia, umida. E piove. Ore 10 e 40, l'interfono dell'intercity avverte con sarcasmo che siamo in arrivo a Lodi con 80' di ritardo, poi aggiunge "... è vietato aprire le porte finchè il treno non è fermo..." il timore da parte di Trenitalia che i passeggeri siano pronti a darsi alla fuga è palpabile. E piove. alle ore 11 e 15 accade l'incredibile: il treno arriva alla stazione centrale di Milano. La voce gracchiante dell'interfono non si sforza di essere convincente e ripete "Trenitalia si scusa per il disagio". Sulla banchina del binario 18 nascono comitati spontanei di solidarietà, sconosciuti che si abbracciano, scene di commozione, qualcuno si rifiuta di scendere, ancora non ci crede. Un ritardo che è durato più della durata del viaggio. Piove e io puzzo di treno.

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  03.03.2009 | 17:29
SUVv?a...
 
 

Voglio un SUV. Non importa quale. Lo voglio. No, non deve essere per forza bello. Non deve nemmeno avere un colore preferito. Mi basta che sia un SUV. Bè ma non voglio nemmeno quello appena uscito coi lustrini e l'emmepitre col suvvufer impiantato nel sedile che ti vibra tutto. Lo voglio che sia più alto delle altre macchine, perchè quello che avevo prima, appena l'ho comprato, mi pareva enorme. Dopo due mesi mi sembra piccolo come quello che avevo prima. Allora ne voglio un altro. Non ha importanza che sia di buona marca, lo voglio grande, sì soprattutto lo voglio grosso. Voglio che quando sono fermo allo stop gli altri si fermino anche se hanno la precedenza perchè gli metto paura. Voglio un SUV grande per salire sui marciapiedi e parcheggiare dove cazzo voglio. Di traverso, come una spina nel culo da tre tonnellate. No, non voglio il SUV perchè vado per cantieri o ci trasporto la legna. Manco le carraie che poi si sporca tutto. Il SUV lo voglio perchè mi sento un po' sfigato e se lo tengo pulito e in vista mi sento un pochettino meglio. Se poi lo prendo grosso gli altri si accorgono di me. Non che lo voglio bello, mica si può avere tutto. Mica lo voglio nuovo. Ma un po' più grosso di quello che avevo prima. Insomma ce lo voglio avere più grosso di quello degli altri. Non che sono bello io o intelligente, anzi mi sa che sono anche un po' coglione da come mi schivano gli altri. Però mi sono anche sposato col SUV. E voglio il porta sci anche a ferragosto, che non so sciare, ma si veda che col SUV quattroperquattro posso andare in montagna. Insomma lo voglio grosso, ogni volta un po' più grosso. Sarò anche un imbecille, ma lo voglio un po' più grosso di quello degli altri.
Voglio un autobus.

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