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FOGLIAZZA
  22.07.2009 | 14:11
IL PAESE DEI BALOCCHI
 
 

Lo so… il disegno sopra è riciclato da me stesso, ma sono in vacanza, mica posso esagerare. Però… ho la sensibilità di schierarmi con Matteo Cambi in questo difficile difficilissimo issimo issimo momento in cui disperatamente cerca di tornare alla vita: Frì, bèk tu laif… LIBERO, RITORNO ALLA VITA. Un nuovo marchio moda. Il suo avvocato ha detto che farà il dipendente. Cazzo, ho pensato, ma non ne era uscito? Invece di ritornare alla vita in fabbrica, a fare lo stradino, a lanciare messaggi ai giovani contro la droga come aveva promesso, invece di farsi intervistare nel cortile di Don Valentini a Marore, invece di tornare a una vita esemplare… torna al Forte. Sindaco Vignali… a questa gente io non negherei il Premio S.Ilario. L’esempio che ne viene farà della nostra città esattamente quello che sta accadendo: se Tanzi è tornato coi muffin e Matteo Non Cambi alla moda, cosa ci riserverà Bubi Bubi… un centro benessere da sponsorizzare come Sistema Parma? Facciamo un bel minutino di raccoglimento per tutti i Sistemisti Parma, fierezza e orgoglio di amicizie mai sopite, ma traslate in attesa che passi la buriana. Lancio una sottoscrizione per i Matteo Marameo: doniamo un’ora del nostro lavoro per pagargli gli arresti domiciliari, le focaccine da Valè, il pedaggio dell’autostrada, l’aperitivo al Forte.
Coraggio Matteo, ti sono vicino. Mi allunghi la crema solare? Non è uoterpruff? Allora niente, grazie.

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  18.07.2009 | 13:28
REGGIANO-PARMIGIANO
 
 

Niente da fare... speravo nel Barino, nei Portici del Grano, in Palazzo Soragna, alla Fondazione del Ducato... insomma speravo. Speravo che Parma... lasciamo perdere.
Tocca affronatare una Reggio Emilia afosa e calda che l'umido siamo noi... gocciolanti di arsura e sete. Ma, ed è questo che Parma non ha, è il benvenuto in una piazzetta del centro, dove il Caffè Giada ci accomoda per conversare, resistenti all'afa e alla lettura di chi non legge, io e Pastarini, cugini emigranti che nonostante le arie che ci portiamo da Parma non spazziamo di un grado il caldo torrido. Un direttore artistico che di nome fa Damiano Pignedoli conduce brillante la serata: è preparato e il ragazzo ne sa. Indossa una cravatta a fumetti che non gli invidio, indosso un capello lungo che gli so invidiarmi.
Reggio Emilia: solo l'Enza ci separa ma solo da 'sta sponda si erge il muro (dev'essere concime, come quello che si accumula dietro le stalle, la massa).
E pensare che mi ero tanto preparato per la serata... Il Dott. Pignedoli aveva suggerito la visione di "the Millionnaire". L'avevo visto, dalle 23,00 alle 01,30. Non ho più il fisico di una volta: ho due bimbi che una volta non avevo e la mattina me la fan pagare! Morale: Pignedoli Dott. Damiano non mi rivolgerà nemmeno una domanda in merito. Potrei odiarlo, ma come si fa: ci sono le autorità giudiziarie competenti alle quali dovrà rispondere.

http://www.municipio.re.it/cultura/cultura.nsf
 poi "REstate 2009"

ps per RepubblicaParma.it: il blog va in ferie qualche giorno. Non chiude. Ripeto: vacanza. No censura.

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  15.07.2009 | 11:23
STARSKI E AZZ
 
 

La settimana scorsa, due cose: spettacolo di danza e prove di spettacolo che va in scena il giorno dopo. Clima soft, musica soft, Parco Gelati (a fianco del Teatro Europa) soft. Lo spettacolo s’intitola “ATANOR” (fucina alchemica dove si trasformano gli elementi), candele scenografiche protette da vetro a norma e “strani versi” degli attori in prova. Ma nel buio s’avvicinano due antropomorfi muniti di torcia e senza identificarsi scatenano panico come se minacciassero di proiettare un docufilm di Giroldini. Pochi istanti, ma bastanti a creare disordine.
Poliziotti?! Cazzo le forze del disordine?!? Controllano le candele, il sospetto è che sia in corso una messa nera. Chissà quali parametri indottrinano Starski e Azz nel riconoscere oggetti di culto messianico. “Abbiamo ricevuto una chiamata da un residente etc etc etc…”
Hai capito… una telefonata dal vicinato per denunciare che qualcosa di strano si stava consumando: quando c’era Monteverdi era tutta un’altra cosa la sicurezza. Ai suoi tempi si pestavano i Ghanesi e il giorno dopo si elogiava l’operato. Senso dell’umorismo, acqua passata. Ora c’è Fecci l’Onore e la città si sente come in un preservativo.
Oggi faccio due telefonate: la prima per dire in Questura che nel mio quartiere c’è il Teatro Europa (dove si fanno cose strane ma legali), la seconda è che se chiama uno del vicinato per dire che c’è una che porta a spasso un cane su un passeggino può essere vero, ma dubitare non fa male.
E questo era solo un sospetto di messa nera… pensa se, invece di un palo, Bonsu lo scambiavano per un sacerdote.

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  13.07.2009 | 16:44
CIVILTA' ALLA PARMIGIANA
 
 

Al termine del video al link qui sotto, una signora dice "un errore ci sta'... ma se il prezzo è il prezzo da pagare per tutelare i cittadini.. allora secondo me va bene".
http://www.unmondoacolori.rai.it/sito/scheda_puntata.asp?progid=869


Primo: credo che chiunque subisca quanto omaggiato da Emmanuel sia comunque un cittadino. Per la signora no. Poi: se il figlio della signora gradisse di quanto ha gradito Emmanuel o se la signora stessa potesse godere delle botte, dello sfregio morale, degli insulti, della foto ricordo, delle torture psicologiche inflitte a Emmanuel... no, io non accetterei che quello fosse il prezzo giusto da pagare. Ammiro la Signora Bene che si presterebbe, per il bene del prezzo da pagare, a calarsi nell'errore che ci può stare. Ma ne faccio a meno.
Certo, quando c'era Costantino Monteverdi, con la sua faccia da Giòn Uèin sfigato, triste ma appagato, le cose andavano diversamente: lui, anche quando pestava una merda, lanciava il comunicato stampa dove diceva che portava fortuna. Ora all' Insicurezza c'è Fecci il Piacere: moscio come la sue erre, presiede ai mondiali della cocomera tanto quanto alla vergogna dell'assssorato ereditato con la stessa frangetta: composta.
Poi la città s'incazza perchè "hanno maltrattato l'immagine ducale... ci fanno pasare per razzisti... tutta colpa di quel nero là" e via così. 
Io non lo so se siamo razzisti, ma impedire che quel film fosse proiettato al D'Azeglio (non penso al titolare che deve ubbidire altrimenti chiude che già sta con l'acqua alla gola) qualche sera fa... è molto più che razzismo o censura: è già sistema e i diritti umani reperti da archiviare. 
Meno male che il Parma Calcio va in ritiro, finalmente un po' di cultura.

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  09.07.2009 | 17:22
GI OTTO
 
 

Guardo Obama e penso agli Americani che s'erano votati e ri-votati GiorgDabliùBusch. Mi domando come... Guardo Napolitano che dopo aver invitato ad abbassare i toni della polemica (tette nude ndr) dice a Hu Jintao di fare il bravo coi diritti umani e quello è già a casa a dargli un giro di vite. Guardo quel che ha fatto il terremoto e spero a un G8 nelle tendopoli. Macchè... Guardo il Silvio Nazionale che una volta tanto non convoca veline e gli tocca fare il bravo. Il diplomatico. O quello che è. Pacche e sorrisi. Amiconi. Cosa pensano gli altri di noi? Come si sente Angela Merkel di fianco a Berl? Che effetto farà stare a parlar di cose serie con un uomo che è abituato a stare fuori dai problemi e dalla vita reale (un po' come gli altri, che non fan la spesa di persona) e usa la politica come un esasperato Risiko? Ma come ci siamo arrivati a questo punto? Clooney ci farà un film... Calopresti, Placido, Comencini, Sorrentino... ci han già fatto il documentario che ancora ballavano i lampadari: chissà che c'è di speciale nel terremoto d'Abruzzo che spinge l'arte a farsi carico del dolore degli altri... Vuoi vedere che ci fa sentire tutti come a natale?
Berl, il padrone di casa, fa gli onori e invita i grandi capi a prender posto: ma quanto dura il circo?

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  07.07.2009 | 20:22
PADRONI A QUATTRO ZAMPE
 
 

Nel mio quartiere... sono i cani che portano a spasso i padroni. I padroni convergono nell'area attrezzata cosiddetta: di fatto un recinto entro il quale guaire mentre gli accompagnatori danno vita a una terapia di gruppo. Lì si danno convegno uomini e donne in completa balia della pipì, del giretto, del fiuto dei loro amici. E se la contano. Se li affianchi mentre si dirigono al cricolo di quelli che "chiamo bimbo il mio cane" li senti parlare con Bobby o Fido con l'insistenza di chi non lascia rispondere l'altro: l'unica prova che hanno del fatto che il loro cane non parla... non gli danno il tempo di farlo.
Credevo di aver visto tutto di questo mini esercito. C'è la sorella bella di Elisa Rosignoli: ha un ciuàua, lei veste come Barbie se avesse 45 anni, firmatissima, magrissima, depilatissima, fuma sempre. C'è la nonna con la ricrescita nei capelli che arriva alle ginocchia e sollecita il proprio barboncino a non tirare che lei non ci sta dietro. C'è quello con il dalmata che sta sul cazzo a tutti perchè è un attaccabrighe e fa uscire tutti dal recinto. C'è l'immancabile signora col cappottino... al cane, mica alla signora. C'è la controfigura di Benny Hill che fa i lavoretti in garage con la sua cagnetta del secolo scorso che lo guarda (secondo me è imbalsamata). Potrei continuare, ma il senso è che credevo di aver visto tutto. Fino a ieri, quando, pedalando con Nicolò dormiente, faccio per superare una cicciona in prendisole e cagnetto al guinzaglio. La ciccione sgrana gli occhi e io faccio la stessa cosa: in senso opposto avanza una donna sui sessanta stinti... fiera, coda raccolta dietro, vestaglia grigio cemento. Spinge una carrozzina e dentro un barboncino in perfetto stato di salute.
Nel mio quartiere sono i cani che portano a spasso i padroni. Il mio gatto non lo farebbe mai.

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  01.07.2009 | 23:31
ALLEGORIA DELLA MORTE
 
 

Morto. E nessuno può più farci niente. Nemmeno dio. Peccato. Dicevano che solo lui era perfetto. Gli dèi, prendiamo loro: almeno quelli erano immortali. Ma dio… tradotto in mille gudget e soprannomi, tanto vasti che chiunque, perfino io, potrei trovarmene uno che mi calza. “Credi in dio?” risposta “Certo, come mi sta?”.
Il corpo steso, nel letto d’ospedale, nella stanza del reparto di geriatria… Il primo giorno divide la camera con due vecchi, sordi, costretti a ferire a voce alta il suo lento morire. C’è un terzo individuo, alla parete, se ne sta appeso a tre chiodi, ortopedia classica. Almeno non disturba.
La morte è brutta, maschio o femmina. Il male l’ha divorato da dentro, succhiato spolpato asciugato deturpato cambiato. Cambiato. E mi si riaccende la speranza. Questo corpo non è il suo e allora sarà altrove e quindi è vivo! Mi attacco all’irriconoscibilità alla quale Morte, non paga d’averti preso, ti condanna. Mi attacco al fatto che in due mesi il corpo di un uomo di 58 anni è invecchiato di quaranta. E’ un altro. Spigoli e pelle: dio era in giardino a raccogliere margherite. Assenteista. La speranza è l’ultima a morire.
Appena a uno gli viene voglia di credere in dio ecco che ci ripenso… Il vescovo di Reggio Emilia, umanamente, non concede il funerale in chiesa. Non può tuttavia nemmeno opporsi alla benedizione in camera ardente. Costa meno. “Se non ci aiutiamo l’un l’altro…” disse il vescovo al cimitero… Il vescovo sa che la filiera non si tocca: fiori in chiesa, mancia al prete, lapide dal marmista, due metri quadrati al campo santo... Mica è fesso. 
Fa un caldo che non conviene morir d’estate. Le dame cortesi imbellettate si commuovono di trucco colante. Tutto è pronto o quasi. Il fratello del defunto ci pensa lui alle onoranze funebri: chiama e tosto riferisce le tre opzioni. Nemmeno una è una cassa di birra. Peccato.
Il parcheggio dell’ospedale di Guastalla dista duecento metri circa dall’edificio. A metà dei metri un cartello pubblicitario, il solo: “Onoranze funebri etc etc…”. Idiota che sono: è per scaramanzia!
Penso al vescovo. Che non concede quella cosa là perché la volontà del defunto è la cremazione e dispersione delle ceneri. Bisogna far girare i quattrini altrimenti a che serve l’ottimismo. Aiutati che dio t’aiuta: quanto fa in euro, dio?
Il colore del corpo è innaturale. La morte è innaturale. Sa di fine corsa. O di corsa inutile. O di finta lotta. Il caldo chiama le mosche. Il rumore dell’avvitatore che sigilla la bara fa della morte un fatto da bricolage. Il silenzio è rotto dal sibilo dell’attrezzo. La folla si sparpaglia, si prepara un codazzo d’auto che accompagna il feretro al crematorium. Penso al vescovo negazionista, che prega dio in banconote di grosso taglio. Alla prima curva mi accorgo che io sono l’ultimo della fila, tre auto soltanto seguono il carrozzone funebre. Dei fratelli di chi giace non c’è traccia. Paralizzati dal dolore di posa, escono dal coma afoso per entrare in quello indifferente.
“Andate avanti voi, vita e prosperità” è il testamento orale in un momento di lucidità di chi è andato.
Morto. E nessuno può più farci nulla. Nemmeno dio. Che cantonata.

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