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  23.02.2008 | 11:52
Pagine di un secolo fa
 
 

Qualche mese fa scrissi, con molto rammarico, che la bella libreria Musidora stava per chiudere. Il locale fu poi effettivamente chiuso e svuotato. Ora pareva in attesa, speranzoso, di un nuovo allettante padrone. Ebbene, questo padrone è finalmente arrivato. Quel locale intristito dalla sua solitudine sarà presto riempito, verrà animato da una neonata attività.


Quale?

Un'attività che pensavo estinta, di un secolo fa appunto. Un'attività in auge negli anni ottanta. Quando esisteva una moneta chiamata lira che nel suo taglio da 100 si inseriva in una sottile feritoia, e un arnese vagamente fallico chiamato joystick iniziava a farti dirigere omini, astronavi o mostriciattoli vari.

Una sala giochi insomma.

Speravo meglio.

Autore: french | Commenti 3 | Scrivi un commento

  13.02.2008 | 13:09
Il valore della famiglia
 
 

Ci sono dei modi di esprimersi che ormai non tollero più.

Ce l'ho coi politici in particolare, col loro gergo, le loro facce, le loro voci.
Cerco di non cadere nella trappola del qualunquismo e dire che sono tutti uguali, tutti marci e corrotti e blablabla. No, non voglio proprio dirlo. Ma che aggiornino il proprio vocabolario questo sì, lo voglio dire. Perché altrimenti sto male appena li vedo.
Non voglio più sentire l'espressione "senso di responsabilità". Mai più, almeno in uscita dalle loro bocche. E poi:
"Gli italiani hanno bisogno di..."
"Larghe intese"
"Governo stabile"
"Carrozzone"
"La casta"
"Abbattere i costi della politica"
"Meno tasse per tutti"
"Riforme serie"
"Una nuova legge elettorale"
"Tesoretto"
"Lotta all'evasione"
"Risolvere il conflitto d'interessi"
"Una nuova classe dirigente"
"Abbiamo ridotto..."
"Abbiamo aumentato..."
"Non è vero"
"Emergenza rifiuti"
Mi fermo qui perché sono a rischio overdose anche a scrivere. L'ultima, davvero: "Il valore della famiglia...". Questa proprio mi stende.
Parole innocue sono diventate come litanie, come quando i nostri avi pronunciavano le loro preghiere in latino e non ne sapevano il significato, ecco loro sono così, ci guardano diretti, sguardo alla telecamera, e ci scodellano quelle parole, noi ripetiamo, loro riscodellano, noi riripetiamo. Ed eccoci riuniti in un rosario immaginario: quelle parole hanno perso il loro significato e soprattutto la loro efficacia, come le preghiere in latino maccheronico.

Autore: french | Commenti 2 | Scrivi un commento

  06.02.2008 | 13:35
Sono un coglione
 
 

Sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione sono un coglione...


"Sai che novità..." dirà qualcuno.
E infatti non è una novità, è la seconda volta nella mia breve e disonorevole carriera di docente che mi capita di essere quel genere di coglione che sbaglia l'orario in cui deve essere nella tal scuola e nella tal classe.

Non che io sia solo "quel genere" di coglione, sono anche molti altri generi che non mi attento nemmeno a elencare. Questo è solo il genere odierno, quello con cui ho iniziato la giornata.

Devo trovare un modo opportuno per autopunirmi, che so: digiunare due giorni, non bere più birra per un mese, rompermi un dito, infilarmi un appendino nelle orecchie... Suggerimenti?

Autore: french | Commenti 8 | Scrivi un commento