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KAMALAFILM
  21.10.2009 | 23:58
Cineturboriassunto
 
 

Basta che funzioni

Chiusa la parentesi europea, Woody Allen ritorna finalmente a casa nella sua New York e, soprattutto, torna a parlare di sé stesso, dando vita ad una commedia brillante e divertente sul livello di “Vicky, Cristina, Barcelona”. Il protagonista è uno scienziato afflitto da mille nevrosi che, messo alle spalle un matrimonio fallito con relativo tentato suicidio, si innamora di una ragazza di campagna molto più giovane di lui. Il parallelo con la vita di Woody Allen è evidente, ma ad interpretare Woody Allen non c’è Woody Allen, ma un ottimo Larry David. Il film scorre via veloce grazie ad una sceneggiatura e dei dialoghi che funzionano e che, in più di un’occasione, regalano una risata al pubblico.


Il cattivo tenente

C’è Nicolas Cage. Un buon motivo per non andare al cinema. Non ho mai sopportato il suo volto da pesce lesso, né quella sua espressione monocorde, con cui ha interpretato decine di pellicole, dai film d’azione a quelli drammatici, risultando uno degli attori più sopravvalutati di Hollywood. Ma c’è anche Werner Herzog. Werner Herzog ha la fama di regista visionario, che fa dell’improvvisazione il suo registro stilistico. Non mi dilungo oltre sull’autore austriaco, lo ha già fatto, e bene, Matteo Fontana nella bella ed esaustiva recensione su Fitzcarraldo, che potete recuperare nell’archivio di Tapirelax. Alla fine l’ho data vinta ad Herzog e il film me lo sono visto in una sala deserta in un caldo giovedì settembrino. E lì, in compagnia del buio, ho assistito ad un miracolo, di cui ancora adesso non riesco a capacitarmi. Nicolas Cage sa recitare, se vuole. E pure bene!


Bastardi senza gloria

Sì, mi è piaciuto. Decisamente più di Grindhouse e dei due Kill Bill. Ma nella mia classifica personale, rimane appena dietro Jackie Brown, senza nemmeno avvicinarsi a capolavori come Le Iene e Pulp Fiction. Ma lo stile è innegabile. Il film è di Tarantino e si vede. E stavolta gioca a trasformare quello che dovrebbe essere un film di guerra, in una sorta di western alla Sergio Leone. O meglio, alla Tarantino, vista la continua commistione con l’elemento grottesco. Basti citare la scena di apertura, dove Hans Landa (il personaggio più riuscito del film) interroga Monsieur Lapaditte nella sua umile stamberga dispersa nella campagna francese. Si parte parlando in francese, discutendo delle figlie, del vicinato e del latte; il colonnello è zelante nell’assolvere il suo compito, ma comunque conciliante. I suoi modi, addirittura buffi. Quella a monsieur Lapaditte è una visita di routine. Poi, quando tutto sembra finire bene, improvvisamente, arriva il cambio di registro, e le parole così affabili del colonnello diventano letali come pugnali, trasformando quella che sembrava una visita di cortesia, in una strage.Una scena simile, in cui si ha un’improvvisa e devastante escalation di eventi a partire da una situazione apparentemente ridicola e grottesca, è la partita ad un gioco di carte in una taverna fuori Parigi tra Diane Kruger, un manipolo di “Bastardi” travestiti da nazisti e un colonnello delle SS.

Insomma, se con Woody Allen si ride e basta, con Tarantino si muore dal ridere.


Baària

Ho sentito dire che Baària è il film più caro della storia del nostro cinema. Non so se sia vero, ma dopo averlo visto ieri sera, credo proprio di sì. La ricostruzione di Bagheria, dal fascismo fino ai nostri giorni, è una gioia per gli occhi e ogni inquadratura è così traboccante di particolari, che riesce a catapultarti nel mezzo di quelle strade polverose, rendendoti più di un semplice spettatore ma quasi una comparsa all’interno del film. L’ambientazione è così vivida e perfetta e il film così corale per la quantità di personaggi presenti sullo schermo, che per certi versi sembra di assistere ad un documentario più che alle vicende di Peppino e di sua moglie. La storia, invece, non mi ha convinto a pieno. Troppo superficiale in alcuni punti, come nella collusione tra politica e mafia a malapena accennata, ed in altri addirittura superflua, come quando la protagonista perde il figlio che ha in grembo, oppure mostrando delle visioni di uova rotta e di serpenti, che poi non avranno una spiegazione. Insomma, Tornatore poteva tagliare qualche scena per dare maggiore spessore ad altre parti del film, potenzialmente più interessanti.

Autore: kamalafilm | Commenti 1 | Scrivi un commento

 
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