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KAMALAFILM
  21.03.2010 | 21:39
Shutter island: la nuova ricetta di chef Martin?
 
 

Anni ’50. Prendete un detective del FBI alla Mike Spillane e cucitegli addosso il faccione di un Di Caprio un po’ imbolsito. Aggiungeteci un socio di nome Chuck e la mascella di Mark Ruffalo, sempre pronto a menare le mani e a fumarsi un paio di pacchetti di sigarette. Spedite questa coppia di detective in una lugubre e sperduta isoletta degli USA per gettare luce sulla scomparsa di una detenuta da un ospedale psichiatrico. Ora immaginate che in questo ospedale si sperimentino delle cure all’avanguardia e che, tra i luminari alla guida della struttura medica, figurino un raffinato e altezzoso Ben Kingsley e un anziano psichiatra dai torbidi trascorsi nella Germania nazista (Max Von Sydow). Cuocete tutto al fuoco lento del thriller psicologico per un paio di ore, senza dimenticare di inserire un pizzico di elementi dal retrogusto horror per farvi sobbalzare il giusto nel buio della sala, quindi condite abbondantemente con una colonna sonora disturbante, che non farà altro che accrescere la vostra angoscia, ed effetti sonori capaci di celare innominabili pericoli dietro agli scricchiolii di porte e finestre, il fruscio del vento e lo sgocciolio dell’acqua che filtra dalle pareti zuppe di pioggia. Shutter Island è servito!

La ricetta è sicuramente gustosa e i vostri occhi saranno sazi al termine della visione, ma quello che manca a questa nuova prova cinematografica dello chef Scorsese è il sapore dell’originalità. Shutter Island è indubbiamente un buon film, ma chi ha già assaggiato il “The others” di Amenabar o il “The machinist” con Christian Bale sa esattamente come andrà a finire il film di Scorsese, perdendo così il piacere più importante: la sorpresa dei colpi di scena e degli sconvolgenti ribaltamenti tra realtà e immaginazione, che in questo film finiscono purtroppo per risultare piuttosto scontati.


Pigi

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  09.03.2010 | 22:35
Festeggiare Natale a Febbraio si pu?
 
 

Forse la crisi. Forse altre ragioni aziendali. Ma il 2009 si è concluso senza Enel Digital Contest, l’usuale concorso per cortometraggi sul tema dell’energia, che negli ultimi anni ci ha sempre fatto da sprone nel riunirci dietro una videocamera. Uno sprone, mi tocca ammettere, troppo spesso necessario per concretizzare qualche video. Poi, una sera nei dintorni di Natale, scrivo di getto un soggetto per una breve storiella natalizia a base di brutti ceffi, rapine a mano armata e improbabili aiutanti di Babbo Natale. Qualcosa di leggero e allo stesso tempo divertente. Da qui l’idea di provare a girare un corto. Così, solo per il gusto di farlo. Senza concorsi, senza competizioni o altro a motivarci. Solo noi stessi. E’ un bel casino, però! Io per qualche mese mi trasferisco per lavoro in Germania, e il corto sembra già pronto per finire nel limbo di tutte quelle idee che mai vedranno la luce. Invece il Foggio mi rassicura. Ci penso io, mi dice. Non ti preoccupare. Questa storia vedrai che la giriamo. Anzi, la gireremo proprio mentre tu sei via. Va bene, gli dico. Pensaci tu. Ma lo dico così, tanto per dire. Perché quelle parole le ho già sentite altre volte. In realtà sono già rassegnato all’idea di cestinare l’ennesima storia assieme a diverse altre prima di lei. E così me ne parto per Stoccarda, certo che di quel corto non se ne farà nulla. Finché un giorno il Foggio non mi spedisce un link. Un link al canale Youtube di Kamalafilm. Non è un corto, e un estraneo, da quell’accozzaglia di immagini, non ci capirebbe molto. Ma io una certa idea me la sono fatta. Grazie, ragazzi!

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Pigi

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