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Nome: 
Ettore Giuradei & Malacompagine
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333 3010207


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www.ettoregiuradei.it

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::2 righe::

Ettore Giuradei
cantautore cantastorie, dopo anni di ricerca trova quattro musicisti provenienti da esperienze di studio e generi diversi, interessati alle sue canzoni ed al progetto "panciastorie"...

Marco Giuradei
il fratello pianista

Gabriele Zamboni
musicista ed ex-attore, chitarrista dal passato rumorista

Gigi Picotti
bassista fortemente legato ai '70 ed ai sogni

Marco Andrello
batterista

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::Discografia::

PANCIASTORIE

L'album PANCIASTORIE nasce dall'esigenza di creare una canzone d'autore che non si appoggi solo malinconicamente sulle parole, ma che riesca a trovare nell'arrangiamento lo sfogo della sua motivazione più viscerale.

1. Nel letto di Ousman [testo] [scarica mp3]
2. Porterò con me [testo]
3. Il poeta presuntuoso [testo]
4. Tobia, l'uomo delle stelle [testo]
5. La nebbia e il vino
6. E' passato un autobus
7. Yogurt
8. Uno di voi
9. Un attimo prima di dormire
10. Non ascolto nessuno
11. Il pesce non lo sa

NB: per scaricare gli mp3 cliccare col tasto destro del mouse su [scarica mp3] e selezionare "salva oggetto con nome".

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::Testi::

Nel letto di Ousman

Era un pezzo di ghiaccio che vestiva di nero
respirava la polvere di lenzuola da sogno
non piangeva secco, sgranava gl'occhi
distrutto, solo, nel mare vuoto senza fine.
Ecco che chiede a qualcuno un pezzo di pace
un'ancora libera, un cavallo veloce
due ali leggere, delle radici
un'isola vera forse una bella speranza

Ed ecco vicino che s'apre una porta
la guerra che entra da sola veloce
la chiudi sei stanco per la terza volta
e ti inchiodi le mani alla croce
perché lo sai, che qualche aiuto non basterà
perché sei figlio di chi non ti vuole
che parla di santi e di cose lontane
ti servono baci e poche parole
e una mano forte che ti salverà

Non implora nessuno, si chiude in se stesso
ripensa alla vita si chiede se è giusto
ricorda una mela un sogno compiuto
è una storia vera che addolcisce la morte
ma lui sogna ben poco, si stringe le gambe
gli si chiudono gl'occhi è li fermo in sorriso
ansima e ride trema e capisce
che la porta si chiude il sentiero è finito

Ed ecco vicino che s'apre una porta
la guerra che entra da sola veloce
la chiudi sei stanco per la terza volta
e ti inchiodi le mani alla croce
perché lo sai, che qualche aiuto non basterà
perché sei figlio di chi non ti vuole
che parla di santi e di cose lontane
ti servono baci e poche parole
e una mano forte che ti salverà



Porterò con me

Porterò con me
l'imbarazzo del primo bacio
e i tuoi occhi nel lago
le tue smorfie piccanti
strofinandoci il naso
la speranza spezzata
di toglierti le calze
di vederti dormire
coi pugni sulle guance
porterò con me
un maglione mai lavato,
le tue cadute nel buio
la sconfitta,
l'ingenuità d'innamorarmi
la tua testa sulla spalla
e i tuoi occhi bagnati
il profumo del legno
e delle lenzuola
porterò con me
l'intimità delle nostre carezze
e sorrisi puerili
la tua silenziosa sorpresa
sotto l'ultima luna
il vento freddo pungente
e l'abbraccio più caldo
e quel fare l'amore
per fermare il tempo


Il poeta presuntuoso

Io la vidi uscendo dalla porta
mi guardò giusto per guardare
m'inchinai, le strisciai le labbra sulla mano

reduce da una serata alcolica
odori della notte mai passata
lo spiraglio tra le ciglia mi lasciava piano piano

finalmente vidi la madonna
o le tenerezze della mamma
incominciai a sognare una cena senza amo

stavo per essere istintivo
il pomeriggio se ne stava andando
chiesi in prestito soltanto un giorno di pazienza

E ... le stelle soffiarono venti di vittoria
E ... le stelle soffiarono venti di vittoria

Io che crescevo la poesia
tra l'insofferenza e la noia
ascoltai due cazzate da un robot galvanizzato

scoprivo un gioco sadico e normale
quasi come un calice di vino
mentre appoggiavo la testa sul pensiero

E ... le stelle si prepararono attente alla sconfitta
E ... le stelle si prepararono attente alla sconfitta

Complicazioni succedettero quel giorno
tanto che la invitai lo stesso
intervennero di colpo precauzioni eccezionali

mai dormir con troppe sicurezze
crolla sempre tutto per due palle
quelle domande vuote nascondevano veleno

E ... le stelle sghignazzarono per la crocifissione
E ... il poeta rimase solo a grattarsi sul balcone...

Tobia, l'uomo delle stelle

La mucca passava, senza guardare,
dalla finestra Tobia ascoltava
il tempo perché
non pioveva da tempo
la nel vecchio losco bosco delle ciliegie.

Tobia uscendo di casa
guarda nell'angolo sotto lo scalino
se grazie all'ombra comunque secca
il gatto riesce a dormire
quando arrivano i fili del prato
a solleticare i suoi piedi
così lunghi da ricordare
un anno con Iside occhi neri
e quella gonna che raccoglie
gli sguardi della gente
che si versa miele sulle dita e sulla testa
per rimanere continuamente stupita
dalla sorpresa degli eventi.

Non resta che parlare di Ercole,
Orco Ercole!, il cucchiaio di legno
con cui Tobia lancia le stelle
che prendono il vento
passando dal bosco
tutto profumato
piangendo la stanchezza...

 

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